Aggiornamento geopolitico negli ultimi due giorni. Vengo infatti dalla lettura dei numeri 3 e 4 di Limes arrivati qui durante gli ultimi mesi del mio soggiorno parigino. Il primo dedicato alla situazione africana e il secondo agli imperi marittimi. Una ventata di idee un po' pi larghe delle scenario in cui mi trovo attualmente.
Leggendoli mi sono reso conto di quanto vivere in una città di grandi dimensioni e al contempo capitale di una nazione, fornisca informazione quasi per osmosi. Tutti gli articoli sulla situazione post coloniale, su quanto accade in Ciad, in Sierra leone erano cose che avevo già avuto sotto mano, senza neppure ricordare quando e dove. Insomma un'altra piccola, provvisoria ventata di nostalgia.
Lunedì e martedì sarò a Bologna per cercare di dare un ordine alla burocratica fine di questo Erasmus. Spero presto compaiano i voti sul mio curriculum accademico, sì da poter preparare le domande di ammissione per la specialistica. Vorrei avere qualche riscontro prima di mettermi a pensare seriamente a cosa voglio fare da ottobre prossimo.
Sarà anche il caso di mettersi seriamente a lavorare, ho tanta di quella roba da leggere che non so neppure quando potrei metterci e da oggi non ho più scuse, anche l'ultimo dei mie pacchi di libri spediti da casa sono arrivati fino qui. Il materiale ora c'è, il resto devo trovarlo da qualche parte.
Ultime note:
Buona giornata a tutti...
Mi manca una stanza in cui lavorare qui in casa, in cui tenere tutta la mia intellettuale voglia di essere sommerso dai libri e dalla cartaccia su cui sto lavorando, ma non per questo ho una scusa per evitare di farlo.
Prendo quindi in mano il Précis de sémiotique litteraire di Denis Bertrand, che ho quest’anno avuto il piacere di conoscere, e riprendo la parte di semiotica passionale per la tesi. La giornata dovrebbe essere tranquilla con magari una uscita verso sera. Mi andrebbe di passare la giornata a Beaubourg, ma prendere un aereo solo per andare in biblioteca dicono non sia molto comodo. Mi sa che resterò a casa alla fine.
Veloce commento di politica italiana. Personalmente apprezzo abbastanza i contenuti del decreto Bersani, ed anche i modi lo ammetto. Capisco bene come il decreto legge sia un metodo legislativo che non spinge al dialogo e al confronto, ma in questo caso penso che il fine principale fosse quello di dare un segnale rapido, di rompere con la linea seguita in precedenza, e quindi questo tipo di azione mi pare estremamente adatto allo scopo.
Ovvia e attesa oggi è scoppiata la protesta dei tassisti, così poveri e mal pagati in Italia rispetto al resto del mondo (non cogliervi ironia sarebbe un reato). Che fare? Beh, ovvio che a toccare dei privilegi si mostra sempre il fianco a rappresaglie da parte di chi li perde, ma cedere sarebbe oltremodo negativo. Bisogna piuttosto passare ora a colpire rapidamente anche le categorie che sono rimaste escluse da questo primo giro di liberalizzazioni, giornalisti in primis. Non credo che un risarcimento sia necessario per chi, già prima, godeva di benefici che non avrebbe dovuto avere. Forse meriterebbe qualcosa chi era appena entrato nella professione, ma giusto negli ultimi 12 mesi magari, non oltre.
E se gli scioperi e i blocchi continuano e i poveri passeggeri non sanno come fare a lasciare gli aeroporti cosa facciamo? Beh, aumentiamo rapidamente gli autobus e i treni. Inquiniamo meno, facciamo risparmiare i passeggeri e capiamo che, come nel resto del mondo, i trasporti pubblici possono essere una valida alternativa all’auto. Che sia guidata da noi o abbia il suo chauffeur incluso.
La normalizzazione di un paese tesa tra fantasia e folklore come il nostro passa anche da qui.



SYMBOLE
Ebahis d'avoir investi "un tel symbole", les jeunes errent dans les couloirs. Tables et chaises sont remontées du sous-sol pour bloquer les accès. Très vite, une AG s'organise amphithéâtre Descartes. "Le recteur a annoncé que 300 non étudiants avaient envahi la fac", lance un jeune provoquant huées et sifflets.
Les tirades se succèdent à la tribune. "Nous sommes dans un lieu historique faisons en sorte que ça se passe le mieux possible" ; "La Sorbonne doit être le fer de lance du blocage de toutes les universités."
18 heures : l'AG déclarée souveraine, vote l'occupation à durée "indéterminée" jusqu'au retrait de la loi sur l'égalité des chances et la réouverture de la Sorbonne. En cas de charge des CRS, les étudiants s'accordent sur "une défense activement non-violente". Amphi Richelieu, un étudiant joue du classique, sur un piano à queue. Parents, grands-parents appellent leurs enfants pour les mettre en garde.
Mis à part quelques autonomes qui ont envie d'en découdre, l'ambiance est détendue jusqu'à l'arrivée de Jean-Luc Mélenchon, vers 19 heures. La plupart des étudiants veulent voter pour autoriser ou non le sénateur (PS) de l'Essonne à prendre la parole. Mais un petit groupe fond sur lui, le bouscule, lui crache dessus avant qu'il ne soit évacué prestement. Une jeune fille pleure : "Une minorité d'extrême gauche anarchiste est en train de foutre en l'air le mouvement." "Vous nous pourrissez, on va perdre à cause de gens comme vous", crie-t-elle. Un débat s'organise sur le risque de récupération du mouvement par les hommes politiques.
20 h 30 : pause casse-croûte. Au menu, Nutella, saucisses froides, lait, quatre-quarts, madeleine : des étudiants ont ravitaillé par les fenêtres leurs camarades.
Des fenêtres de la bibliothèque, des jeunes échangent des slogans avec leurs camarades réunis par centaines à l'extérieur. Des dizaines grimpent aux échafaudages pour rejoindre les occupants. "A ceux qui veulent précariser les jeunes, les jeunes répondent résistance." Inquiet d'éventuelles dégradations dans les locaux, un service d'ordre étudiants fait des rondes dans l'établissement. Dans un couloir, un groupe d'élèves du lycée Jean-Jaurès de Montreuil jouent au "Trou du cul", un jeu de cartes. "Mes parents sont furieux que je sois là, je suis privé de sortie pour un mois", dit l'un d'eux. Plus loin, une jeune étudiante écrit au feutre sur les murs : "Mort aux soc-dems (sociaux-démocrates)".
23 heures : l'occupation de la Sorbonne fait l'ouverture du journal de France 3. Une douzaine de jeunes ont investi un local technique où se trouve une télé. "C'est cool, ils parlent beaucoup de nous." "Moi qui viens du 93, Si j'avais cru qu'un jour, j'occuperai la Sorbonne", s'enthousiasme un jeune étudiant de Paris-I Tolbiac.
Minuit : des bruits courent sur une éventuelle évacuation. L'assaut est donné à 3 h 45. Les forces de l'ordre pénètrent dans l'université, malgré des barricades improvisées et des jets de bouteilles. Pulvérisant du gaz lacrymogène et forçant le passage à coups de matraque, ils parviennent rapidement à encercler les manifestants. Selon la préfecture, il y a eu 11 interpellations, 2 blessés parmi les jeunes, 11 parmi les forces de l'ordre.
Didattica universitaria:
Diritto allo studio:
Reclutamento e carriera di docenti e ricercatori:
Sul piano degli investimenti necessari al sistema università – enti di ricerca – ricerca industriale, occorre varare un piano d’incremento, che comprenda ANCHE le risorse umane, e che permetta di raggiungere, entro la fine della legislatura, l’attuale media europea, pari al 2% del PIL.
Università e ricerca 2006-2001, il programma della Casa delle libertà
Leggete il nostro programma, ci teniamo, scaricatelo dal nostro sito, ci teniamo, caipite le nostre idee, ci teniamo, dicono.
Mai nessuno leggerà mai spontaneamente il programma elettorale dell’Unione. 270 pagine lette a Pc ammazzano direttamente e stamparle significa ipotecare la casa per il toner della stampante. Consideriamo inoltre come nessuno di noi abbia il tempo materiale per leggere tutto quanto e spenderci anche un attimo per riflettere su quanto appena passato sotto gli occhi.
Diverso, ovviamente, il modo in cui il programmino della Cdl è stato presentato: una decina di punti, una ventina di pagine limitate a intenzioni generali e proposte di buona volontà (con qualche dimenticanza evidente tipo…la lotta alla mafia ad esempio!)
Quindi, non volendo un altro quinquennio come l’ultimo per via di una inconciliabile differenza di a-valori che accompagnano questo governo, non so se come premessa o conseguenza, mi ritrovo a sostenere, con una non eccessiva dose di convinzione la parte avversa. Purtroppo la parte avversa non sa parlare. Non con noi almeno.
Quindi lancio una richiesta agli uomini di buona volontà con un briciolo di tempo libero.
Oggi andrò in facoltà a studiare, mi porterò dietro la parte di programma dell’Unione che parla della ricerca e dell’università (quella che forse mi interessa o che conosco di più). Domani al più tardi ne posterò un riassunto e la metterò al confronto con quello che dice la Cdl sullo stesso tema. Ne trarrò anche qualche rapida conclusione.
Chi volesse ovviamente potrà leggersi il post (cercherò di fare in modo che non vi prenda più di dieci minuti del vostro tempo).
Esorto tutti quanti insomma a prendere una piccola parte del programma dell’Unione e a farne dei piccoli box riassuntivi da legare in rete tramite una rete di link (mi propongo di tenerla aggiornata su questo blog in maniera da rendere il tutto più funzionale) per permettere di capire cosa sia realmente l’alternativa al governo attuale.
Inoltre se aveste anche una fervida fantasia perché non creare qualche slogan più breve, qualche frase ad effetto, insomma, un embrione di campagna personalizzata da contrapporre alle faccione sorridenti dei manifestini elettorali 6x3.
Dato che nessuno se ne cura, lasciamo la faccia a chi sorride dall’alto, ma mettiamogli in bocca le nostre idee.
Delle differenze bisogna saper fare a volte un punto di forza e non uno di debolezza e, se le idee ci sono, non capisco perché dobbiamo renderle ad ogni costo incomprensibili.
Spero questa comunicazione possa girare il più possibile e spero di avere presto un programma di governo leggibile, perché io non ho avuto davvero il coraggio di sfogliarlo pagina dopo pagina.
A domani per sapere cosa l'Unione propone in tema di ricerca e università.
Il 37, 8% degli italiani vorrebbe vivere all’estero.
Questa percentuale, che dovrebbe essere preoccupante, ma non sembra esserlo sale, secondo i dati di Eurispes pubblicati da Repubblica il 20 febbraio scorso, al 52, 5% tra i giovani di età compresa tra i 18 e i 34 anni.
Cosa significa questo disamore nei confronti del nostro paese e quali conclusioni di principio possiamo trarne? Soprattutto, è solamente un’infatuazione verso qualcosa che non conosciamo oppure c’è un fondo di verità che forse dovremmo cominciare a vedere?
Chi pensa di potersi ricostruire una vita all’estero è quasi sempre dotato di un buon titolo di studio, un diploma o una laurea (oltre il 50% dei possessori si dichiara disposto e motivato a partire) e partirebbe per opportunità lavorative che in Italia è convinto di non poter trovare (25,7%), perché curioso di vedere altre culture (22,9%), per una vivacità culturale che manca nel nostro paese (14,2%) e ultima, ma non per importanza, la prospettiva dei futuro per i propri figli, viste migliori fuori d’Italia dal 13,1% degli intervistati.
Andare a vivere all’estero è una scelta da cui è difficile tornare indietro, già vissuta nel passato dai nostri connazionali e successivamente limitata a fasce molto ristrette della popolazione, vista solo come un mezzo per i più disperati ed i più ambiziosi. Come spiegare dunque questo ritorno del fascino dell’oltre confine? Non ho risposte scientifiche basate su indagini sociologiche serie, ma la permanenza all’estero di quest’anno mi permette di vedere il problema in modo più chiaro, essendone un diretto interessato e posterò qui alcune esperienze personali che credo possano permettere di capire il perché di questa nuova tendenza.
La banca
Ricordo l’ultima volta che sono andato in banca in Italia, dovevo spostare i soldi dal mio costosissimo conto in banca verso il nuovo conto francese e volevo chiedere per un piccolo investimento non volendo avere a disposizione tutti i soldi (che quando li si ha, poi è facile spenderli!). Ricordo la fila e l’attesa, ricordo la commissione che ho dovuto pagare, ricordo la proposta del consulente finanziario di obbligazioni della mia banca al 1,4% netto annuale. Lui credo ricorderà la mia risata e il mio “ma scusi, sa quale è il tasso d’inflazione annuale? Questo sarebbe il migliore investimento che sa propormi?”
Ricordo la prima volta che sono stato in banca qui a Parigi. Studente universitario, conto gratuito. 25 euro versati sul mio conto dalla banca stessa per una promozione sul festival del cinema credo. So di poter gestire il mio conto da casa tramite internet, di poter pagare le bollette nello stesso modo, di poter telefonare al cellulare del mio consigliere, so che ci terrebbero ad avermi come cliente anche in futuro (la loro gentilezza è aumentata dopo aver saputo la media dei miei voti, che sì, me l’hanno chiesta insieme al mio campo di studi all’apertura del conto). Sono disposti a darmi della fiducia per altri anni, a costo zero, per avermi come cliente poi, e non perché siano dei benefattori, ma perché conviene in primo luogo a loro.
L’università
Il sistema educativo è prettamente migliore in Italia che in Francia, la preparazione è migliore e questo si sente, ma qui è permesso di arrivare ad una borsa di dottorato non secondo un numero chiuso, ma secondo la bontà del progetto di ricerca che si propone. Le lezioni sono molte di più ed a orari differenziati per pensare a chi deve lavorare e non solo studiare. Le aziende cercano direttamente all’interno delle facoltà il personale da assumere (possibilmente precario, che tutto il mondo è paese) e non guardano il nome o il cognome, ma la media dei voti ottenuti e il campo di specializzazione. Ed è normale prendere il Bac a Brest, andare a studiare a Grenoble e fare lo stage a Metz. Ci si sposta, che a 18 anni si esce di casa e si capisce come funziona il mondo. C’è meno sapere ed è più polverizzato, ma c’è l’idea di un futuro, ancora è permesso averla.
Il lavoro
Ho un brevetto da assistente bagnanti, molto utile per mantenersi agli studi e tirare avanti in attesa di avere (forse) un giorno un lavoro. Cerco lavoro in Italia? Telefono al numero che ho trovato, si fa un colloquio in cui di solito neppure chiedono eventuali esperienze, sparano una cifra il più basso possibile e poi si cerca di accordarsi.
Il mio brevetto è valido in altri 31 paesi, tra cui la Francia. Cerco un annuncio, lo trovo con tanto di stipendio lordo e netto già indicato. Trovo una richiesta di curriculum e di una lettera di motivazione. Almeno due lingue richieste. Mando curriculum e lettera. Tre giorni e quattro offerte di colloquio pervenute, nessuna simpatica come quelle che ho ricevuto a casa, ma tutte concentrate sulle mie esperienze lavorative e sul modo in cui mi sono presentato. L’impressione quella di una professionalità ostentata anche nelle piccole cose che da noi pare non vedersi
I trasporti
Ho preso solo un treno in ritardo negli ultimi 6 mesi. Di cinque minuti. E la gente non era propriamente contenta. In Italia vivo a 83km/1h da Bologna in treno, più quindici minuti di ritardo da calcolare ad ogni spostamento. Vivo dunque a circa 1h/15 min da bologna a quasi 70 euro al mese con posto non assicurato neppure in piedi almeno quattro giorni alla settimana (il lunedì e martedì per andare verso Bologna, il giovedì e il venerdì per tornare a casa) Treni soppressi a go-go quando qui con 276,5 euro annuali ho gli spostamenti illimitati in tutta l’aerea parigina e in tutta l’Ile de France durante i week end e le vacanze scolastiche.
La cultura
Gli studenti hanno ingressi e tariffe ridotte per andare praticamente dovunque, dal cinema agli aerei, passando per alcune discoteche e le principali catene di abbigliamento. Un anno di Louvre, di Pompidou, d’Orsay, costa al massimo 22 euro a chiunque. Se chiedo permesso la gente si sposta per lasciarmi scendere dal métro, se entro in un negozio il commesso mi saluta all’entrata e all’uscita, anche se non compro mai nulla, così come mi saluta qualcuno che conosco solo di vista. Esiste una base di cultura civile, che in Italia spesso si fa fatica a vedere, e si nota nelle piccole cose, si nota nell’uso forse eccessivo di forme di cortesia, nelle scuse che la posta mi fa quando sbaglia a portare una lettera e mi chiede il numero di cellulare per chiamarmi e chiedermi scusa appena essa sarà ritrovata. Si nota nelle auto che si fermano alle strisce pedonali ed è contagioso. Una volta che si riceve una gentilezza come queste, per quanto stupide, si tende a fare lo stesso, e si saluta e ringrazia lo spazzino per strada quando si sposta per farci passare; e si tiene la porta aperta per chi deve uscire dopo di noi. E diventa normale, ed è cultura.
Cosa manca dunque ai giovani italiani che sognano i difetti degli altri paesi e non i nostri? Manca il punto fondamentale che dovrebbe venire dal proprio paese, l’idea di una prospettiva futura. E quando questa è assente le scelte sono due, o ci si scontra con la realtà e si resta bloccati in casa con la mamma che prepara da mangiare oppure si fanno armi e bagagli e si va a scontrarsi con la realtà di un altro paese, cercando di promuovere lo stesso sviluppo nel proprio paese. Ma ogni persona che se ne va è una secca perdita di cultura per questa nostra Italia, è un altro passo indietro, è un altro ostinato rifiuto di guardare avanti. E invece di proporci una prospettiva queste nuove elezioni ci portano idee di pensioni ad 800 euro da un lato e dall’altro…beh, dall’altro non ho ancora ben capito cosa vogliano offrirmi. Ma intanto prolungo il mio soggiorno di qualche mese, poi rientrerò in Italia perché il corso di laurea specialistico che voglio seguire è solo lì, ma l’occhio puntato su quanto sta fuori quello no, non lo ripongo. Prima o poi si dovrà probabilmente ripartire. E non mi andrebbe.
Cose a caso: molto affascinanti (Forse).