-Sproloqui semiosici-

04/07/2006

Aggiornamento mentale

Aggiornamento geopolitico negli ultimi due giorni. Vengo infatti dalla lettura dei numeri 3 e 4 di Limes arrivati qui durante gli ultimi mesi del mio soggiorno parigino. Il primo dedicato alla situazione africana e il secondo agli imperi marittimi. Una ventata di idee un po' pi larghe delle scenario in cui mi trovo attualmente.

Leggendoli mi sono reso conto di quanto vivere in una città di grandi dimensioni e al contempo capitale di una nazione, fornisca informazione quasi per osmosi. Tutti gli articoli sulla situazione post coloniale, su quanto accade in Ciad, in Sierra leone erano cose che avevo già avuto sotto mano, senza neppure ricordare quando e dove. Insomma un'altra piccola, provvisoria ventata di nostalgia.

Lunedì e martedì sarò a Bologna per cercare di dare un ordine alla burocratica fine di questo Erasmus. Spero presto compaiano i voti sul mio curriculum accademico, sì da poter preparare le domande di ammissione per la specialistica. Vorrei avere qualche riscontro prima di mettermi a pensare seriamente a cosa voglio fare da ottobre prossimo.

Sarà anche il caso di mettersi seriamente a lavorare, ho tanta di quella roba da leggere che non so neppure quando potrei metterci e da oggi non ho più scuse, anche l'ultimo dei mie pacchi di libri spediti da casa sono arrivati fino qui. Il materiale ora c'è, il resto devo trovarlo da qualche parte.

Ultime note:

  • Ho visto che sta per uscire un nuovo libro di Giuseppe Granieri, La società digitale, prima o poi lo prenderò per darci un occhio e vedere che dice. eventualmente ne parlerò in seguito.
  • Continua ad esserci una confusione improbabile in seguito al decreto per le liberalizzazioni del governo. Questa davvero è stata una buona idea e le resistenze sono obbligate quando si toccano privilegi, ma...Per favore, non un passo indietro. Se vogliamo cambiare qualcosa non possiamo permetterci il classico passo avanti e i due indietro e credo che la maggior parte dei politici non se ne stia nemmeno rendendo conto. Questa volta mi sembrano più ragionevoli i cittadini comuni, il che è buon segno.
  • Per il calcio....Beh, finalmente, tutti retrocessi e penalizzati speriamo. E peccato non siano stati più severi con le richieste dell'accusa! Poi vediamo come va stasera, io non facci osegreto di sognare una finale Italia-Francia con nostra vittoria finale. Tornerei dai cugini d'oltralpe con un'espressione così divertita e tranquilla che potrei sopportare altri 40 anni di grandeur.

Buona giornata a tutti...


scritto da: Fasttrack alle ore 14:28 | link | commenti
categorie: cultura, politica, francia, università, limes
03/07/2006

Su Denis Bertrand e il privilegio il lunedì mattina

Strano l’effetto di svegliarsi di nuovo a casa il lunedì mattina. La tranquillità che resta solo se affiancata all’idea che entro qualche mese si ripartirà di nuovo (il luogo è ancora da decidere) e il sole caldo di fuori.

Mi manca una stanza in cui lavorare qui in casa, in cui tenere tutta la mia intellettuale voglia di essere sommerso dai libri e dalla cartaccia su cui sto lavorando, ma non per questo ho una scusa per evitare di farlo.

Prendo quindi in mano il Précis de sémiotique litteraire di Denis Bertrand, che ho quest’anno avuto il piacere di conoscere, e riprendo la parte di semiotica passionale per la tesi. La giornata dovrebbe essere tranquilla con magari una uscita verso sera. Mi andrebbe di passare la giornata a Beaubourg, ma prendere un aereo solo per andare in biblioteca dicono non sia molto comodo. Mi sa che resterò a casa alla fine.

Veloce commento di politica italiana. Personalmente apprezzo abbastanza i contenuti del decreto Bersani, ed anche i modi lo ammetto. Capisco bene come il decreto legge sia un metodo legislativo che non spinge al dialogo e al confronto, ma in questo caso penso che il fine principale fosse quello di dare un segnale rapido, di rompere con la linea seguita in precedenza, e quindi questo tipo di azione mi pare estremamente adatto allo scopo.

Ovvia e attesa oggi è scoppiata la protesta dei tassisti, così poveri e mal pagati in Italia rispetto al resto del mondo (non cogliervi ironia sarebbe un reato). Che fare? Beh, ovvio che a toccare dei privilegi si mostra sempre il fianco a rappresaglie da parte di chi li perde, ma cedere sarebbe oltremodo negativo. Bisogna piuttosto passare ora a colpire  rapidamente anche le categorie che sono rimaste escluse da questo primo giro di liberalizzazioni, giornalisti in primis. Non credo che un risarcimento sia necessario per chi, già prima, godeva di benefici che non avrebbe dovuto avere. Forse meriterebbe qualcosa chi era appena entrato nella professione, ma giusto negli ultimi 12 mesi magari, non oltre.

E se gli scioperi e i blocchi continuano e i poveri passeggeri non sanno come fare a lasciare gli aeroporti cosa facciamo? Beh, aumentiamo rapidamente gli autobus e i treni. Inquiniamo meno, facciamo risparmiare i passeggeri e capiamo che, come nel resto del mondo, i trasporti pubblici possono essere una valida alternativa all’auto. Che sia guidata da noi o abbia il suo chauffeur incluso.

La normalizzazione di un paese tesa tra fantasia e folklore come il nostro passa anche da qui.


scritto da: Fasttrack alle ore 12:11 | link | commenti
categorie: politica
08/05/2006

La victoire

Lunedì di festa qui in Francia. Bandiere ovunque e un po' di eccesso nazionalista in ricordo della resa più attesa che la storia ricordi, quella della Germania nazista. Correva l'otto maggio 1945 quando alla radio passò quel secco comunicato di Doenitz che chiudeva sei anni di follia.

E ora, ora che a settembre raggiungeremo i cinque anni di guerra contro il terrorismo, dove saremo? Al punto di partenza, oppure ancora più indietro verrebbe dire, guardando lo stato di salute del mondo, ma l'idea che la cura applicata non giovi al paziente ancora non ha toccato il grande medico. E si continua tra le quotidiane ingiustizie di ogni tipo, da buttare giù senza dire niente.E non parlo solo dei morti in palestina, degli elicotteria abbattuti in Iraq, dei bambini schiavizzati in indonesia, ma anche dei treni che arrivano in ritardo di default, fino a quelli che passano oltre mentre siamo in fila, delle ingiustizie più piccole e che sono parte integrante del nostro modo "civile" di trascorrere le giornate.

Mentre scrivo a casa stanno cercando di mettersi d'accordo sull'impresentabile da presentare come prossimo presidente della Repubblica, vedremo cosa riusciranno a fare.

Intanto, se non fosse abbastanza chiaro non mi vanno bene molte cose fuori da questa stanza (alcune anche qui dentro a dire il vero, ma i conti con me li farò più tardi) e quindi, anche oggi, come ogni giorno, lancio la mia piccola protesta e continuo a guardare tutti quelli che passano oltre, incuranti.

Ora torno alla mia tesina di economia del cinema da completare, forse è meglio del resto...



scritto da: Fasttrack alle ore 20:20 | link | commenti
categorie: cultura, politica, francia
21/03/2006

Durante la notte gli universitari parigini della Sorbona hanno occupato la Scuola di alti studi in Scienze sociali (Ehess) e, per alcune ore, la facolta' di Scienze politiche.

All'Ehess ora e' stato occupato l'intero edificio su boulevard Raspail

Una giornata di scioperi mirati e di agitazione è stata inoltre prevista in tutta la Francia per il 28 marzo prossimo. La decisione è stata presa ieri sera dopo la riunione tra rappresentanti degli studenti e le unioni sindacali.

14/03/2006

14 marzo 18.42 scontri davanti alla Sorbonne

Una piccola parte del corteo originario si è arrestata nei pressi della Sorbonne, la tensione pare aumentare. Il resto del corteo prosegue la marcia verso l'Assemblée.

Scontri davanti alla Sorbonne. Cariche di polizia e un fitto lancio di sassi attualmente in atto in rue des écoles

Intervengono i reparti mobili dei Crs in rinforzo con i gas lacrimogeni.

14 marzo 17.44

Nuova giornata di proteste.

Attualmente una manifestazione mista di studenti universitari e liceali è radunata davanti a Place de la Sorbonne. Circa 6000 manifestanti.
Il corteo, partito da place de L'Italie e dalla zona universitaria di Jussieu si dirige verso l'Assemblée Nationale. La situazione resta calma e abbastanza distesa. La Sorbonne è sempre protetta da un buon numero di Crs in assetto antisommossa schierati dietro i propri mezzi.

Sempre in giornata si è tenuta una manifestazione a Limoges che ha visto partecipare oltre 5000 persone e una seconda manifestazione a Rennes per altri 6000 manifestanti.

La mobilitazione prosegue a singhiozzo come scelta per poter meglio resistere sulla durata (gli studenti stessi si spaventano per scioperi oltre le 4  settimane ha ammesso oggi uno degli studenti organizzatori della manifestazione).

La notte scorsa una dozzina di manifestanti aveva occupato anche una piccola parte del Collège de France, ma la situazione si è prontamente risolta per l'intervento della polizia; nessun fermato, nessun incidente.

Eventuali aggiornamenti più tardi

Posto da un bar lungo la direzione presa dal corteo, finisco il mio té e riparto per seguire il tutto.
Prodigi del wi-fi!

13/03/2006

La mobilitazione si preannuncia a oltranza

Si aggiungono giorni e giorni di mobilitazione. Questo il risultato della comparsata ieri sera su TF1del primo ministro Dominique De Villepin.

Oggi il movimento studentesco nazionale ha deciso di proseguire le azioni anche per la settimana prossima. Il nuovo calendario prevede quindi agitazioni fino al 26 marzo prossimo. Date chiave identificate fino ad ora sono giovedì prossimo (16 marzo) con una nuova ondata di blocchi nelle università di tutto ilp paese e con nuove manifestazioni studentesche. Sabato 18 marzo ci saranno le manifestazioni a supporto degli studenti organizzate dai sindacati dei lavoratori. Giovedì 23 invece è prevista una manifestazione qui a Parigi, dove dovranno confluire rappresentanti di tutte le università e studenti da tutta la Francia.

L'intervento di ieri sera del primo ministro non ha quindi provocato  altro che un irrigidimento di entrambe le posizioni. Il punto di partenza della trattativa resta per il governo la messa in atto della legge riguardante il CPE (Contratto primo impiego), per gli studenti e i sindacati resta la revoca dello stesso.

La tensione è discesa in questi ultimi due giorni, ma ci si aspetta risalga a partire da mercoledì.

La mobilitazione si preannuncia quindi ad oltranza


11/03/2006

Finta calma

Sorbona7
Pomeriggio del 12 marzo.

Se di solito il sabato pomeriggio la zona compresa tra Saint Michel e i giardini del Lessembrugo è piena di gente della più varia estrazione, beh, oggi era a dire poco il caos.

Poche tracce degli avvenimenti di ieri in strada, unico appunto che posso fare è che sono misteriosamente sparite tutte le grate in metallo dalle aiuole, ieri erano state usate per improvvisare delle barricate, qualcuno deve ben aver pensato che era il caso di farle sparire tutte.

Tutta la zona intorno alla Sorbona è transennata e controllata dalla polizia per evitare una nuova occupazione. Non è possibile accedere al quadrato costituito dal boulevard Saint Michel, rue Soufflot, rue Saint Jacques e rue des écoles. Schierate all'interno e ai lati, sei compagnie di Crs.

In place Saint Michel oggi c'era un piccolo comizio di un parlamentare ump che sosteneva il governo. Anche qui più polizia che persone adunate sotto il palco. Verso le cinque e mezza, poco prima della fine del comizio qualche attimo di tensione con l'arrivo di un piccolo gruppo di studenti che si è messo a fischiare l'oratore. Pronto intervento di due compagnie di polizia, situazione rientrata senza scontri.

L'intero quartiere viveva insomma uno stato di finta calma, con qualche vena scura di tensione che si sentiva di tanto in tanto. Notata anche una buona percentuale di agenti in borghese.

Come dicevo ieri le prossime giornate di mobilitazione saranno il 16 e il 18 prossimi, ma parlando con qualche studente per la strada ho capito che si vociferava di qualche cosa anche per la nottata, nessuna decisione nota a priori comunque.
Sorbona6

Battuta della giornata da ricordare: un signore di almeno una trentina d'anni, con tanto di compagna al fianco che urla ai Crs schierati ai lati di boulevard Saint Michel "à ce soir les gars" (A questa sera ragazzi). Credibile come tono; non fosse per quelle tre sportine della spesa in mano...

A più tardi per altri aggiornamenti.

Sorbona8




















Aggiornamento: Siam tornati al '68

Questa mattina poco dopo le 4 la Sorbona è stata evacuata dagli occupanti dopo un non troppo gentile intervento dei Crs e della Gendarmerie.

Per quanto son riuscito a raccogliere si contano una trentina di feriti in totale da giovedì pomeriggio, equamente divisi tra studenti e polizia, più un fotografo ed un passante che nulla avevano a che fare con gli schieramenti.

Tra poco esco di casa per andare a raccogliere qualche notizia fresca. Consiglio intanto la lettura di LeMonde di oggi e la visione delle foto disponibili online.

Questo l'articolo disponibile sulla versione Online del quotidiano francese. Molto colore senza dubbio. Per il resto aspettiamo e andiamo a vedere di persona. A più tardi per eventuali aggiornamenti.

L'université de la Sorbonne a été évacuée, samedi 11 mars, par les forces de l'ordre avant que ne s'achève la troisième nuit d'occupation par 300 étudiants pour protester contre le contrat première embauche. A l'exception, d'une occupation nocturne de quelques heures en 1986, les lieux n'avaient pas été investis depuis mai 1968. Un peu avant 4 heures du matin, l'assaut a été donné par les CRS et les gendarmes mobiles et les étudiants évacués.

Récit d'une occupation. Il est 17 heures quand plusieurs centaines d'étudiants s'engouffrent dans la prestigieuse Sorbonne par une fenêtre de la façade rue Saint-Jacques, forçant les barrages de CRS. Sur place, une vingtaine de jeunes occupent les lieux depuis mercredi soir et voient arriver avec soulagement le renfort.

SYMBOLE

Ebahis d'avoir investi "un tel symbole", les jeunes errent dans les couloirs. Tables et chaises sont remontées du sous-sol pour bloquer les accès. Très vite, une AG s'organise amphithéâtre Descartes. "Le recteur a annoncé que 300 non étudiants avaient envahi la fac", lance un jeune provoquant huées et sifflets.

Les tirades se succèdent à la tribune. "Nous sommes dans un lieu historique faisons en sorte que ça se passe le mieux possible" ; "La Sorbonne doit être le fer de lance du blocage de toutes les universités."

18 heures : l'AG déclarée souveraine, vote l'occupation à durée "indéterminée" jusqu'au retrait de la loi sur l'égalité des chances et la réouverture de la Sorbonne. En cas de charge des CRS, les étudiants s'accordent sur "une défense activement non-violente". Amphi Richelieu, un étudiant joue du classique, sur un piano à queue. Parents, grands-parents appellent leurs enfants pour les mettre en garde.

Mis à part quelques autonomes qui ont envie d'en découdre, l'ambiance est détendue jusqu'à l'arrivée de Jean-Luc Mélenchon, vers 19 heures. La plupart des étudiants veulent voter pour autoriser ou non le sénateur (PS) de l'Essonne à prendre la parole. Mais un petit groupe fond sur lui, le bouscule, lui crache dessus avant qu'il ne soit évacué prestement. Une jeune fille pleure : "Une minorité d'extrême gauche anarchiste est en train de foutre en l'air le mouvement." "Vous nous pourrissez, on va perdre à cause de gens comme vous", crie-t-elle. Un débat s'organise sur le risque de récupération du mouvement par les hommes politiques.

20 h 30 : pause casse-croûte. Au menu, Nutella, saucisses froides, lait, quatre-quarts, madeleine : des étudiants ont ravitaillé par les fenêtres leurs camarades.

Des fenêtres de la bibliothèque, des jeunes échangent des slogans avec leurs camarades réunis par centaines à l'extérieur. Des dizaines grimpent aux échafaudages pour rejoindre les occupants. "A ceux qui veulent précariser les jeunes, les jeunes répondent résistance." Inquiet d'éventuelles dégradations dans les locaux, un service d'ordre étudiants fait des rondes dans l'établissement. Dans un couloir, un groupe d'élèves du lycée Jean-Jaurès de Montreuil jouent au "Trou du cul", un jeu de cartes. "Mes parents sont furieux que je sois là, je suis privé de sortie pour un mois", dit l'un d'eux. Plus loin, une jeune étudiante écrit au feutre sur les murs : "Mort aux soc-dems (sociaux-démocrates)".

23 heures : l'occupation de la Sorbonne fait l'ouverture du journal de France 3. Une douzaine de jeunes ont investi un local technique où se trouve une télé. "C'est cool, ils parlent beaucoup de nous." "Moi qui viens du 93, Si j'avais cru qu'un jour, j'occuperai la Sorbonne", s'enthousiasme un jeune étudiant de Paris-I Tolbiac.

Minuit : des bruits courent sur une éventuelle évacuation. L'assaut est donné à 3 h 45. Les forces de l'ordre pénètrent dans l'université, malgré des barricades improvisées et des jets de bouteilles. Pulvérisant du gaz lacrymogène et forçant le passage à coups de matraque, ils parviennent rapidement à encercler les manifestants. Selon la préfecture, il y a eu 11 interpellations, 2 blessés parmi les jeunes, 11 parmi les forces de l'ordre.

Emmanuel Fansten et Martine Laronche

Da www.LeMonde.fr

Mi trasferisco anche qui dal mio tranquillo blog di studente in Erasmus in quel di Parigi.

Poco prima che rientrassi a casa in Sorbona sono arrivati tre camion dell'esercito con sopra un'infinità di barriere in metallo. Qualche camionetta di Crs si è aggiunta al già nutrito gruppo di quelle presenti.

L'aria che tira continua a non essere delle migliori.

Oggi sono state indette due nuove giornate di sciopero e di blocco delle università.Govedi 16 e sabato 18 marzo.

Noto con piacere che il mio spirito di giornalista, da bravo studente in comunicazione, è riemerso in questi ultimi giorni.

Domani cercherò di trarre qualche notizia fresca sul campo e qualche nuova foto. Per quelle di stasera vi rimando al blog parigino

Buonanotte

09/03/2006

La scoperta della soggettività

Il mix di mezzi di comunicazione che utilizzo per informarmi non è tradizionale, soprattutto da quando vivo fuori d'Italia.

Leggo la versione online della Repubblica, del Guardian, di LeMonde. Spulcio Ansa e AFP. Sarà lo studio della materia, ma dell'informazione e della comunicazione preferisco la varietà e, quando possibile le fonti, non le interpretazioni. Quando ero in Italia compravo anche Repubblica e guardavo un minimo di televisione, qualche volta. Ora non più, l'ho abbandonata nella camera dei miei coinquilini e l'ho fatto con molto poco sforzo.

Non ho mai amato troppo il Corriere della Sera, troppo grande, una grafica troppo tradizionale e pesante per sostenerla durante il viaggio in treno per andare in università. Ho sempre letto e recuperato solo quegli articoli di cui venivo a conoscenza e di cui sospettavo il valore (meccanismi di fiducia strani a spiegarsi).

Leggo d'altronde, in questi ultimi due giorni, di ogni tipo di reazione riguardo l'editoriale di Mieli in cui il direttore del Corsera auspica una vittoria elettorale del Centro-Sinistra alle prossime elezioni politiche. Non capisco lo scandalo.

Comprendo come sia un qualcosa di inedito in Italia, ma succede in tutto il mondo che una testata, degli editorialisti, dei direttori, si schierino pubblicamente per l'una o per l'altra parte. Questo è anche un gesto che dovrebbe essere apprezzato, perchè sostenersi imparziali e comportarsi ad esempio come Emilio Fede credo dovrebbe essere sanzionato dalla legge; è una chiara menzogna. Soprassediamo tutti solo perchè nel caso specifico nessuno di noi è così sciocco da credere a quanto viene detto, la differenza tra l'informazione e lo spettacolo sappiamo ancora vederla.

Questo gesto, dicevo, dovrebbe essere apprezzato perchè permette al cittadino medio di leggere meglio l'informazione. Sapendo da che parte pende chi scrive, automaticamente ci comportiamo di conseguenza, dando al tutto un valore un poco diverso.

Quello che tuttavia mi stupisce davvero è il gridare allo scandalo, il non comprendere, il vedere le proprie certezze infrante perchè il povero Corriere, che è sempre stato imparziale, ora è comunista pure lui...
Discorsi come questi, che spuntano come funghi in queste ore, sono solo l'ultimo esempio di un'ignoranza in materia così ancorata nel nostro paese da fare rabbrividire.

Qualunque, e dico QUALUNQUE giornale, telegiornale, pubblicità, carta di gomma da masticare, quello che volete, prodotta da qualcuno, è un veicolo di valori; quelli del produttore.
Un giornale quindi non può essere imparziale, è sempre il risultato di una enorme serie di mediazioni redazionali, personali, contingenti, politiche, climatiche e chi più ne ha più ne metta.

Il discorso è allargabile a tutte le forme di comunicazione, non esclusi i blog. E' questo un fenomeno vecchio e conosciuto dai ricercatori della materia. Agenda Setting si chiama e per chi fosse interessato, un breve riassunto è disponibile Qui.

Detto questo per i più disperati, i più scandalizzati, diciamo come stanno le cose:
Il Corsera è un giornale tendenzialmente di centro, liberale, abbastanza conservatore. Non si è mosso da questa posizione neppure ora. Semplicemente, a mio avviso, questo coming out del direttore sta a significare che il governo attuale ha deluso. Ha deluso le aspettative di una parte d'opinione che avrebbe potuto (forse lo ha fatto) sostenerlo. Questo articolo a me continua a sembrare lo sfogo di un liberale che deluso dal polo che avrebbe dovuto rappresentarlo, preferisce cercare un punto di approdo sulla sponda opposta, anche se più lontana. Per non cambiare il proprio modo di essere, per sostenere la propria indipendenza.

Se fossi di sinistra non starei troppo a gioire, se fossi di destra prenderei un attimo di tempo a riflettere invece di boicottare, invece di sbraitare. Che se tutti i poteri forti che tacevano o sostenevano la cdl alle ultime elezioni (perchè sì, lo facevano, la Confcommercio, Confindustria, etc...) ora si schierano dal lato opposto, forse non è questione di comunismo o di dittatura,  ma di una parola molto più difficile da pronunciare,
che si chiama delusione

03/03/2006

Le banlieues francesi: una crisi di ‘rappresentazione’

Pubblicato ieri sul sito internet della Società Italiana di Filosofia Politica (SIFP), all'interno della sezione "Commenti", un mio breve saggio sulle sommosse dell'autunno scorso nelle Banlieues francesi.

Potete leggerlo Qui

scritto da: Fasttrack alle ore 13:28 | link | commenti
categorie: cultura, politica, saggi, francia, banlieues
28/02/2006

Programmi a confronto. L'Università, la ricerca


Update 19.23: Il riassunto è ora disponibile qui in formato pdf. Potete stamparlo e leggerlo quando vorrete. Ringrazio intanto Francesco che riassumerà una seconda parte del programma: "fuori dalla crisi per una nuova crescita". Gli altri sono ancora tutti in attesa. Se qualcuno avesse voglia e tempo è il benvenuto.



Ecco qua.


La parte del programma dell'Unione su università e ricerca per le prossime elezioni è stata ridotta a circa un decimo della sua dimensione originaria. Ho cercato di mantenerne, per quanto possibile, spirito e contenuti. Ovviamente se qualcosa non vi torna potete sempre controllare sull'originale. Ogni errore, dal più profondo e filosofico dei contenuti alla più bassa forma grammaticale, me lo accollo io.

Spero sia più leggibile e schematico di prima, spero non si sia perso il senso di quanto scritto.

Lo metto a confronto con il programma sullo stesso tema della Casa delle Libertà. Ognuno di voi può trarne le conclusioni che ritiene più opportuno. Io posterò le mie appena avrò un briciolo in più di tempo.

Ogni commento, consiglio, suggerimento o modifica, sono sempre bene accetti.


Università e ricerca 2006-2011, il programma dell’Unione

  • Aumentare e qualificare decisamente la spesa per l’università e per la ricerca adeguando le infrastrutture alle esigenze della ricerca stessa
  • Dare spazio ai giovani nell’università e nella ricerca con stabilità e libertà invece che penare in posizioni incerte e subalterne
  • Valutare e promuovere il talento negli studi, nella ricerca, nelle carriere superando consuetudini sociali negative
  • Sostenere l’innovazione istituzionale del sistema
  • Stimolare l’interazione pubblico/privato attraverso strutture di ricerca legate alle imprese


Didattica universitaria:  

  • Bilancio critico della riforma didattica per un processo di autocorrezione dove emergono problemi e criticità
  • La laurea di primo livello deve garantire una buona occupabilità pur tenendo presente che per le competenze professionali più specialistiche si deve ricorrere ai titoli di secondo livello, compresi i master.
  • Migliorare l’articolazione dei due cicli anche rinunciando a rigide scansioni temporali a favore di forme più flessibili
  • Stabilire un numero minimo di docenti stabili per ciascun corso di studi
  • Rilanciare il dottorato di ricerca come terzo ciclo della formazione superiore, valutandone i requisiti minimi di qualità ed incentivando l’impiegabilità, anche con incentivi fiscali per i datori di lavoro, dei dottori di ricerca

 

Diritto allo studio:

  • Consultazione generale di tutti gli studenti e le studentesse delle università, una conferenza nazionale sulla condizione studentesca da cui ripartire per un “patto” con gli studenti,
  • Le borse di studio dovranno essere garantite a tutti coloro che ne hanno diritto adeguando i finanziamenti; creazione di un sistema nazionale di borse di studio per rendere uniformi le possibilità
  • Uniformità nazionale dei servizi minimi erogati dalle università
  • Incentivare la mobilità studentesca nazionale e internazionale

 

Reclutamento e carriera di docenti e ricercatori: 

  • Garantire un costante flusso d’immissione nelle università e negli enti di ricerca di giovani qualificati, varando immediatamente un piano pluriennale d’assunzioni a tempo indeterminato, definendo modalità di selezione rigorosamente basate sui meriti scientifici
  • Trasformare il ruolo degli attuali ricercatori universitari in “terza fascia” docente;
  • Garantire le necessarie coperture previdenziali ed assistenziali ai titolari di contratti post-dottorato o di forme diverse di contratti a tempo determinato presso università ed enti di ricerca;
  • Garantire standard internazionali di merito e di trasparenza dei processi selettivi

 

Sul piano degli investimenti necessari al sistema università – enti di ricerca – ricerca industriale, occorre varare un piano d’incremento, che comprenda ANCHE le risorse umane, e che permetta di raggiungere, entro la fine della legislatura, l’attuale media europea, pari al 2% del PIL.

 

Università e ricerca 2006-2001, il programma della Casa delle libertà

  • Libera trasformabilità delle Università in Fondazioni, in modo da aprire le università italiane ai contributi della società civile, al mercato, all’estero.
  • Incremento degli investimenti pubblici in ricerca pubblica e privata.
  • Importazione tale e quale dalla Francia in Italia dei 4 “fondi di fondi” per finanziare gli investimenti in ricerca.
  • Raddoppio della detassazione degli utili se reinvestiti in ricerca ed innovazione tecnologica.


27/02/2006

Una mano agli incapaci. La lettura del programma

Leggete il nostro programma, ci teniamo, scaricatelo dal nostro sito, ci teniamo, caipite le nostre idee, ci teniamo, dicono.

Mai nessuno leggerà mai spontaneamente il programma elettorale dell’Unione. 270 pagine lette a Pc ammazzano direttamente e stamparle significa ipotecare la casa per il toner della stampante. Consideriamo inoltre come nessuno di noi abbia il tempo materiale per leggere tutto quanto e spenderci anche un attimo per riflettere su quanto appena passato sotto gli occhi.

Diverso, ovviamente, il modo in cui il programmino della Cdl è stato presentato: una decina di punti, una ventina di pagine limitate a intenzioni generali e proposte di buona volontà (con qualche dimenticanza evidente tipo…la lotta alla mafia ad esempio!)

Quindi, non volendo un altro quinquennio come l’ultimo per via di una inconciliabile differenza di a-valori che accompagnano questo governo, non so se come premessa o conseguenza, mi ritrovo a sostenere, con una non eccessiva dose di convinzione la parte avversa. Purtroppo la parte avversa non sa parlare. Non con noi almeno.

Quindi lancio una richiesta agli uomini di buona volontà con un briciolo di tempo libero.

Oggi andrò in facoltà a studiare, mi porterò dietro la parte di programma dell’Unione che parla della ricerca e dell’università (quella che forse mi interessa o che conosco di più). Domani al più tardi ne posterò un riassunto e la metterò al confronto con quello che dice la Cdl sullo stesso tema. Ne trarrò anche qualche rapida conclusione.

Chi volesse ovviamente potrà leggersi il post (cercherò di fare in modo che non vi prenda più di dieci minuti del vostro tempo).

Esorto tutti quanti insomma a prendere una piccola parte del programma dell’Unione e a farne dei piccoli box riassuntivi da legare in rete tramite una rete di link (mi propongo di tenerla aggiornata su questo blog in maniera da rendere il tutto più funzionale) per permettere di capire cosa sia realmente l’alternativa al governo attuale.


Inoltre se aveste anche una fervida fantasia perché non creare qualche slogan più breve, qualche frase ad effetto, insomma, un embrione di campagna personalizzata da contrapporre alle faccione sorridenti dei manifestini elettorali 6x3.

Dato che nessuno se ne cura, lasciamo la faccia a chi sorride dall’alto, ma mettiamogli in bocca le nostre idee.
Delle differenze bisogna saper fare a volte un punto di forza e non uno di debolezza e, se le idee ci sono, non capisco perché dobbiamo renderle ad ogni costo incomprensibili.

Spero questa comunicazione possa girare il più possibile e spero di avere presto un programma di governo leggibile, perché io non ho avuto davvero il coraggio di sfogliarlo pagina dopo pagina.

A domani per sapere cosa l'Unione propone in tema di ricerca e università.


26/02/2006

Un debutto di campagna elettorale letterario

Inizia oggi, secondo quanto leggo, la campagna elettorale per le elezioni del nove aprile.

Per iniziare nel modo migliore mi permetto di segnalare questo post di Christian Raimo su Nazione Indiana.
Perchè Raimo è il mio scrittore contemporaneo italiano preferito, perchè i suoi personaggi sono così irrealisticamente veritieri, perchè spero davvero che quando tutti entreremo nella cabina elettorale penseremo a cosa vogliamo, a chi siamo veramente, e a cosa diavolo ridono tutti quei personaggi nei cartelloni 6X3.
Perchè ridono tutti sempre e non capiscono il nostro quotidiano "Niente, sono stanco"?


La comunicazione politica mi sembra sempre più lontana dalla gente che voterei davvero qualcuno che non mi promette chissà cosa, ma semplicemente mi fa capire di essere come me.

Buon debutto a tutti.

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categorie: politica, letteratura, christian raimo
24/02/2006

Sondaggi?

Leggo solo ora degli strani metodi di sondaggio utilizzati dalla PSB americana per svolgere l'indagine elettorale commissionatagli dal partito del presidente del consiglio; se questo fosse vero (come purtroppo pare) saremmo davvero al ridicolo.
Per chi cercasse qualche dettaglio in più ne dovrebbero aver parlato anche l'Unità e Ballarò, ma non ho trovato le fonti in linea.
Insinuare che questo sia stato fatto deliberatamente è l'unica cosa che mi viene ora in mente, perchè davvero non si spiegherebbe altrimenti una simile sequela di Non-domande.
Ovviamente in caso di conferma, credo che i signori della PSB dovrebbero dare qualche spiegazione oppure chiudere direttamente bottega. Forse siamo un po' oltre il ridicolo, siamo alla campagna elettorale per telefono.

Le domande poste alla signora:

  • Lei signora ha intenzione di andare a votare? Sì, è la risposta.
  • Ma Prodi è davvero il leader che preferisce?
  • Ma allora conferma davvero che voterà per lo schieramento di Prodi?
  • Il capo del governo è riuscito - legge il sondaggista telefonico - ad aumentare i posti di lavoro. Malgrado questo lei sceglie di votare Prodi?
  • C’è stato un visibile miglioramento della sanità nazionale e questo non la convince a votare Berlusconi?

È stata una lunga intervista-dice la signora-che slittava di minuto in minuto dal sondaggio alla propaganda.

Le domande dichiarate, alla presidenza del consiglio e all'authority sulle comunicazioni sono sono solamente due:

-Se si svolgessero oggi le elezioni politiche per quale partito voterebbe?

-la seconda è presentata con la laconica dizione «Approvazione dell’operato di Berlusconi».

Anche io sarei capace di assicurarmi un buon 4% ai sondaggi sulle prossime elezioni in questo modo!
E mi rendo conto, standoci lontano, di quanto sia inguaribilmente divertente l'improbabilità di questa italietta. Peccato ci si debba divertire sempre su quelle notizie che dovrebbero dare tranquillità sul proprio futuro.

scritto da: Fasttrack alle ore 10:35 | link | commenti (3)
categorie: politica, sondaggi
23/02/2006

Fascino dell'esotico?

Il 37, 8% degli italiani vorrebbe vivere all’estero.

Questa percentuale, che dovrebbe essere preoccupante, ma non sembra esserlo sale, secondo i dati di Eurispes pubblicati da Repubblica il 20 febbraio scorso, al 52, 5% tra i giovani di età compresa tra i 18 e i 34 anni.

Cosa significa questo disamore nei confronti del nostro paese e quali conclusioni di principio possiamo trarne? Soprattutto, è solamente un’infatuazione verso qualcosa che non conosciamo oppure c’è un fondo di verità che forse dovremmo cominciare a vedere?

Chi pensa di potersi ricostruire una vita all’estero è quasi sempre dotato di un buon titolo di studio, un diploma o una laurea (oltre il 50% dei possessori si dichiara disposto e motivato a partire) e partirebbe per opportunità lavorative che in Italia è convinto di non poter trovare (25,7%), perché curioso di vedere altre culture (22,9%), per una vivacità culturale che manca nel nostro paese (14,2%) e ultima, ma non per importanza, la prospettiva dei futuro per i propri figli, viste migliori fuori d’Italia dal 13,1% degli intervistati.

Andare a vivere all’estero è una scelta da cui è difficile tornare indietro, già vissuta nel passato dai nostri connazionali e successivamente limitata a fasce molto ristrette della popolazione, vista solo come un mezzo per i più disperati ed i più ambiziosi. Come spiegare dunque questo ritorno del fascino dell’oltre confine? Non ho risposte scientifiche basate su indagini sociologiche serie, ma la permanenza all’estero di quest’anno mi permette di vedere il problema in modo più chiaro, essendone un diretto interessato e posterò qui alcune esperienze personali che credo possano permettere di capire il perché di questa nuova tendenza.

La banca
Ricordo l’ultima volta che sono andato in banca in Italia, dovevo spostare i soldi dal mio costosissimo conto in banca verso il nuovo conto francese e volevo chiedere per un piccolo investimento non volendo avere a disposizione tutti i soldi (che quando li si ha, poi è facile spenderli!). Ricordo la fila e l’attesa, ricordo la commissione che ho dovuto pagare, ricordo la proposta del consulente finanziario di obbligazioni della mia banca al 1,4% netto annuale. Lui credo ricorderà la mia risata e il mio “ma scusi, sa quale è il tasso d’inflazione annuale? Questo sarebbe il migliore investimento che sa propormi?”

Ricordo la prima volta che sono stato in banca qui a Parigi. Studente universitario, conto gratuito. 25 euro versati sul mio conto dalla banca stessa per una promozione sul festival del cinema credo. So di poter gestire il mio conto da casa tramite internet, di poter pagare le bollette nello stesso modo, di poter telefonare al cellulare del mio consigliere, so che ci terrebbero ad avermi come cliente anche in futuro (la loro gentilezza è aumentata dopo aver saputo la media dei miei voti, che sì, me l’hanno chiesta insieme al mio campo di studi all’apertura del conto). Sono disposti a darmi della fiducia per altri anni, a costo zero, per avermi come cliente poi, e non perché siano dei benefattori, ma perché conviene in primo luogo a loro.

L’università
Il sistema educativo è prettamente migliore in Italia che in Francia, la preparazione è migliore e questo si sente, ma qui è permesso di arrivare ad una borsa di dottorato non secondo un numero chiuso, ma secondo la bontà del progetto di ricerca che si propone. Le lezioni sono molte di più ed a orari differenziati per pensare a chi deve lavorare e non solo studiare. Le aziende cercano direttamente all’interno delle facoltà il personale da assumere (possibilmente precario, che tutto il mondo è paese) e non guardano il nome o il cognome, ma la media dei voti ottenuti e il campo di specializzazione. Ed è normale prendere il Bac a Brest, andare a studiare a Grenoble e fare lo stage a Metz. Ci si sposta, che a 18 anni si esce di casa e si capisce come funziona il mondo. C’è meno sapere ed è più polverizzato, ma c’è l’idea di un futuro, ancora è permesso averla.

Il lavoro
Ho un brevetto da assistente bagnanti, molto utile per mantenersi agli studi e tirare avanti in attesa di avere (forse) un giorno un lavoro. Cerco lavoro in Italia? Telefono al numero che ho trovato, si fa un colloquio in cui di solito neppure chiedono eventuali esperienze, sparano una cifra il più basso possibile e poi si cerca di accordarsi.

Il mio brevetto è valido in altri 31 paesi, tra cui la Francia. Cerco un annuncio, lo trovo con tanto di stipendio lordo e netto già indicato. Trovo una richiesta di curriculum e di una lettera di motivazione. Almeno due lingue richieste. Mando curriculum e lettera. Tre giorni e quattro offerte di colloquio pervenute, nessuna simpatica come quelle che ho ricevuto a casa, ma tutte concentrate sulle mie esperienze lavorative e sul modo in cui mi sono presentato. L’impressione  quella di una professionalità ostentata anche nelle piccole cose che da noi pare non vedersi

 

I trasporti
Ho preso solo un treno in ritardo negli ultimi 6 mesi. Di cinque minuti. E la gente non era propriamente contenta. In Italia vivo a 83km/1h da Bologna in treno, più quindici minuti di ritardo da calcolare ad ogni spostamento. Vivo dunque a circa 1h/15 min da bologna a quasi 70 euro al mese con posto non assicurato neppure in piedi almeno quattro giorni alla settimana (il lunedì e martedì per andare verso Bologna, il giovedì e il venerdì per tornare a casa) Treni soppressi a go-go quando qui con 276,5 euro annuali ho gli spostamenti illimitati in tutta l’aerea parigina e in tutta l’Ile de France durante i week end e le vacanze scolastiche.

 

La cultura
Gli studenti hanno ingressi e tariffe ridotte per andare praticamente dovunque, dal cinema agli aerei, passando per alcune discoteche e le principali catene di abbigliamento. Un anno di Louvre, di Pompidou, d’Orsay, costa al massimo 22 euro a chiunque. Se chiedo permesso la gente si sposta per lasciarmi scendere dal métro, se entro in un negozio il commesso mi saluta all’entrata e all’uscita, anche se non compro mai nulla, così come mi saluta qualcuno che conosco solo di vista. Esiste una base di cultura civile, che in Italia spesso si fa fatica a vedere, e si nota nelle piccole cose, si nota nell’uso forse eccessivo di forme di cortesia, nelle scuse che la posta mi fa quando sbaglia a portare una lettera e mi chiede il numero di cellulare per chiamarmi e chiedermi scusa appena essa sarà ritrovata. Si nota nelle auto che si fermano alle strisce pedonali ed è contagioso. Una volta che si riceve una gentilezza come queste, per quanto stupide, si tende a fare lo stesso, e si saluta e ringrazia lo spazzino per strada quando si sposta per farci passare; e si tiene la porta aperta per chi deve uscire dopo di noi. E diventa normale, ed è cultura.


Cosa manca dunque ai giovani italiani che sognano i difetti degli altri paesi e non i nostri? Manca il punto fondamentale che dovrebbe venire dal proprio paese, l’idea di una prospettiva futura. E quando questa è assente le scelte sono due, o ci si scontra con la realtà e si resta bloccati in casa con la mamma che prepara da mangiare oppure si fanno armi e bagagli e si va a scontrarsi con la realtà di un altro paese, cercando di promuovere lo stesso sviluppo nel proprio paese. Ma ogni persona che se ne va è una secca perdita di cultura per questa nostra Italia, è un altro passo indietro, è un altro ostinato rifiuto di guardare avanti. E invece di proporci una prospettiva queste nuove elezioni ci portano idee di pensioni ad 800 euro da un lato e dall’altro…beh, dall’altro non ho ancora ben capito cosa vogliano offrirmi. Ma intanto prolungo il mio soggiorno di qualche mese, poi rientrerò in Italia perché il corso di laurea specialistico che voglio seguire è solo lì, ma l’occhio puntato su quanto sta fuori quello no, non lo ripongo. Prima o poi si dovrà probabilmente ripartire. E non mi andrebbe.


scritto da: Fasttrack alle ore 16:46 | link | commenti (5)
categorie: cultura, politica
02/02/2006

Innominiamolo

Riporto via Il vento e l'anima un ragionamento di Marco Grollo che condivido praticamente in pieno nei suoi aspetti teorici e che già avevo proposto in passato all'interno della mia realtà locale.

In Italia non ci sono seri esperti di media direttamente implicati nella preparazione delle campagne elettorali.
Inoltre il nostro sistema mediale è fortemente manipolabile e gestibile per via della struttura attraverso la quale si è costituito.
Per procedere ad una valida campagna elettorale bisogna quindi saperlo gestire nel migliore dei modi.
Il problema sorge quando una delle due parti che saranno in competizione alle prossime elezioni non ha i mezzi per competere sullo stesso campo dei propri avversari e, nonostante questo, non cerca di spostare lo scontro su un terreno a lei più favorevole.

Io sono in Francia, non so quale sia il risultato e la veemenza con cui il Presidente del consiglio si sta proponendo in televisione e non posso quindi esprimere giudizi mirati. Ma resto dell'idea che non potendo gareggiare con lui sul piano televisivo sia necessario un netto cambiamento di rotta puntando su un mix mediatico differente.

La necessità di rompere gli schemi del solito vittimismo e di mostrare una propria costruttività, anche aggressiva, è più che evidente.
Il primo punto è sicuramente fare rispettare rigidamente la legge sulla par condicio fino al punto di spiazzare l'avversario costringendolo a rinunciare alle sue apparizioni come suggerische Grollo.
Le elezioni, come sempre negli ultimi anni, si giocheranno sugli indecisi.
Il cercare dei sistemi di comunicazione mirata nei loro confronti insieme al blocco della tradizionale comunicazione utilizzata dal centro-destra dal 1994 ad oggi è l'unica soluzione che il tempo da qui ad aprile ci consente.
Non sfruttare l'occasione come già fatto in passato sarebbe un ulteriore grave errore.
Cominciamo tutti quanti a non utilizzare più il solito nome e a rompere l'attenzione wyldiana da cui è circondato. Passiamo di nuovo a mettere al centro le idee e i progetti perchè noi il ridicolo istrione di turno non l'abbiamo e non lo vogliamo. Rendiamo le nostre mancanze audiovisive dei punti di forza di un programma d'informazione. Facciamo insomma il nostro gioco. Senza aspettare che ci cada dall'alto, che ci giunga da chissà quale delle divisioni interne del centro-sinistra che ci ritroviamo.

Ormai abbiamo tutti scordato che la politica siamo noi. Se c'è un momento buono per manifestare un po' di indipendenza, beh, il momento è questo.
La rete ad esempio, al di là delle dichiarazioni di circostanza, è un'opportunità che ancora gli stessi internauti non si sono decisi a sfruttare.
Cominciamo a fare girare questo messaggio e a comportarci di conseguenza.

Da cittadini seri e non da monomaniaci da telecomando.

scritto da: Fasttrack alle ore 00:21 | link | commenti (6)
categorie: politica, media, televisione, proposte, comunicazione di massa

Cose a caso: molto affascinanti (Forse).

Chi sono

Utente: Fasttrack
Nome: Simone Morgagni
Odio scrivere in quattro righe chi sono, come se gli esseri umani e le passioni fossero fatte per essere rinchiuse tra le sbarre di un linguaggio. So così poco di me che non pretenderete mica venga anche a dirvelo senza pensarci, no? Con il dialogo, il dedicarsi agli altri si potrà capire di più, non siate precipitosi. Per favore...

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