-Sproloqui semiosici-

24/07/2006

Non solo blog

Riprendo la discussione sull’evoluzione deel blog che si è svolta negli ultimi giorni per aggiungere le considerazioni nate durante il weekend grazie anche alla lettura dei nuovi interventi di Stephen e Samuele.

I pensieri espressi su questi due blog sono esattamente all’opposto tra loro e, forse proprio per questo, io riesco misteriosamente ad essere d’accordo con entrambi, anche se in punti differenti di quello che a mio avviso resta un ragionamento più complesso di quanto noi stessi vogliamo ammettere.

In primo luogo credo che la posizione di Samuele sia corretta poiché egli sostiene come la rete non sia quel luogo complesso visto dai blogger professionisti. La rete è forse per 1/100 costituita da persone che sappiano cosa è un feed, cosa sia e come si usi seriamente un blog, di  conseguenza mettersi a parlare della forma blog da superare gli pare giustamente fuori luogo proprio per una mera cadenza temporale. Non vorremo forse andare oltre prima che il mondo si accora di dove siamo arrivati?!

Il ragionamento non fa una piega e mi trova completamente d’accordo. La stragrande maggioranza delle persone che usa la rete non sa quali sono le potenzialità della stessa, non sa quali sono le regole cui essa è sottoposta e soprattutto, non conosce minimamente la tecnologia che sta utilizzando (non che io stesso sappia molto di più ad esempio). Da qui ho sempre mantenuto la mia posizione ferrea verso la necessità di un’alfabetizzazione maggiore e di una connessione più generalizzata verso tutta la popolazione mondiale. Avere una rete limitata serve davvero a poco. Avere una rete professionale affiancata ad una rete di secondo livello destinata ad utenti che navigano nell’ignoranza renderà la società digitale un fiasco. La necessità primaria è quella di portare il maggior numero di persone alla consapevolezza della complessità dell’ambiente dentro al quale ci muoviamo.

Questo tuttavia non deve impedirci di guardare oltre e di cercare nuove soluzioni alla struttura tutt’altro che definita della homepage di un blog. Sperimentazione e riflessione teorica non devono fermarsi, ma andare di pari passo con lo sforzo per aumentare le dimensioni della parte abitata della rete.

Di qui la necessità del discorso sviluppato da Stephen nel suo ultimo post. Ammettiamolo, è vero, il feed non si limita al blog. Esso è un metodo per muovere dell’informazione su supporti a piacere, ma è un metodo che ha comunque bisogno di un supporto. Quindi se vogliamo fare un discorso serio dovremmo parlare di un metodo di rappresentazione adatto ai feed in contesti vari; blog, telefoni cellulari, feedreader, aggregatori, iTunes, pdf e quant’altro.

Noi stiamo parlando di blog. All’interno di quest’ottica il ragionamento rientra nelle sue linee più naturali. Non stiamo decantando la superiorità del blog sul feed, ma stiamo ragionando su come i due possano interagire in un modo migliore di quanto succede oggi. Il blog è un frame, una facciata che secondo me è abbastanza adatto alla gestione dei feed proprio in quanto sfrutta una modalità come quella della classica pagina html facilmente comprensibile anche ai neofiti, in quanto preserva e costruire le identità personali di chi scrive e commenta, in quanto lascia spazio per una facile interazione grazie ai commenti.

Da qui la posizione secondo cui un’evoluzione del blog verso una sua forma a portale di contenuti ricercabili secondo i gusti dell’utente proposta da me nei giorni scorsi. Perché se il feed è la tecnologia, il blog è la maggior forma d’uso. Ed è l’uso a fare il medium, non la tecnologia.

Un ragionamento molto più interessante sarebbe ora quello di mettersi a discutere sui metodi migliori per gestire un feed su supporti differenti e dirigersi allora verso un software che prepari autonomamente la pubblicazione su tutti questi differenti supporti e capace di resistere all’utente più incapace. Questa sarebbe una notevole novità. Pensateci un attimo, scrivere una volta e lasciare la scelta all’utente se vuole vedere il tutto in forma blog, se vuole riceverlo in pdf via mail, se lo vuole leggere sul telefonino o chissà che altro…

Questo è molto più interessante del discorso originario di certo, ma non toglie la necessità di continuare il primo ragionamento. Piuttosto crea la necessità di cominciare molte altre discussioni.

P.S. contrariamente a quanto suggerito da Stephen nel suo post non ho ancora provato neppure a vedere cosa sia Xfruits … Ora vado, spero di non dover rifare tutto il post!

Update rapido rapido...
Diciamo non tutto, ma è quello verso cui proponevo di dirigersi. Analizzerò e commenterò...

scritto da: Fasttrack alle ore 12:09 | link | commenti (3)
categorie: blog, internet, blogosfera, ipotesi
22/07/2006

Feed, blog, orpelli vari

Si parla, riparla di cosa diventerà il blog domani. Io lo leggo oggi su: Kurai, Spinoza.it, Marlenek's (d)blog, Alberto Mucignat e dico giusto due accaldate parole...

In breve si parte dal ragionamento di Chris Pearson secondo il quale la struttura cronologica inversa del blog non rivesta più il ruolo chiave cui siamo abituati una volta che i feed rss siano diventati di uso comune. Da qui l’idea di mettere in evidenza i contenuti più interessanti, lasciando da parte l’aspetto prettamente cronologico e grafico del blog. Privilegiare la semantica e i contenuti rispetto alla classica visione su browser e alla grafica?

Credo che un eventuale ragionamento su questo punto debba partire da una riflessione primaria sul blog stesso, ovvero cosa rappresenta un blog. Un accumulo di idee legate in maniera temporale? O forse semantica? O entrambe? Un diario personale? Una discussione allungata e aperta?

Personalmente non sono troppo legato all’idea del blog con i dieci ultimi post nella pagina, il blogroll enorme e lungo al fianco e lo stretto e scomodo ordine cronologico per archiviare i post in basso. Ma cosa cercare di modificare e in quale prospettiva? Quali sarebbero oltretutto gli effetti più facilmente prevedibili, quali quelli a lungo termine?

La struttura attuale del blog a mio parere è tutt’altro che definitiva, è tutt’altro che codificata proprio perché il blog non è altro che l’espressione tecnologica più facile ed immediata per rappresentare su browser grafico una discussione in rete su un tempo diluito. Il successo che ha ottenuto deriva da questa facilità di rappresentazione e da un’altrettanto facile ricerca dei contenuti passati. L’arrivo dei feed rss ha un poco modificato le cose, portando molti di noi a frequentare meno la pagina web e molto di più appositi software che “leggono” per noi, ripresentandoci i documenti direttamente offline.

Il grande limite dei feed è la loro mancanza di memoria storica, intendendo con questo che essi non sono progettati al fine di archiviare dei dati, quanto di avvertire sulle novità. Siccome nella mia ottica la stratificazione temporale dei post pubblicati è alla base del processo sociale legato ai blog, non posso vedere con favore l’idea che il blog diventi  un orpello dei feed stessi perché andremmo a perdere una delle fondamentali ragioni di esistenza di questo multimedia collettivo.

Come proporre quindi il blog di domani?
La mia visione tende ad avere blog e feed ancora affiancati, in posizione paritaria tra loro. I feed avrebbero sempre la loro funzione di aggiornamento sulle novità, ma senza la pretesa di sostituire la pagina html.
Al contempo modificherei la struttura della pagina web ospitante il blog con le seguenti modifiche:
1.    Riduzione del numero di post visibili in homepage
2.    Aggiunta di una modalità automatica di ricerca non solamente temporale
3.    Classificazione visibile e strutturata in categorie ad albero
4.    Post simili incolonnati a lato
5.    Post di maggior attenzione incolonnati a lato
6.    Modifica del blogroll

In seguito a questi punti che provvederò ora a spiegare più analiticamente il blog diventerebbe davvero quello per cui credo esso sia destinato; una piattaforma di discussione e di gestione dati dai grandi risvolti sociali. Più simile allora ad una corretta rappresentazione delle personalità che essa esprime di quanto non possa succedere oggi attraverso la nostra gestione del diario online in cui pubblichiamo quotidianamente o quasi i nostri sproloqui più svariati.

1.    Riduzione dei post visibili in homepage: scelta giustificabile per ridurre lo scrolling della pagina, per diminuire il peso della stessa ai fini della massima accessibilità web. Credo sia molto raro infatti che qualcuno scorra più di due, tre post durante una visita browser. Riducendo (ad esempio a 3) il numero di post si concentra l’attenzione sulle ultime discussioni e sulle novità, rendendo la navigazione più agevole. Il collegamento con i post precedenti e con l’intero sviluppo del blog sarebbe assicurato dai punti dal 2 al 6

2.    Aggiunta in homepage di una modalità di ricerca automatica dei dati, quindi di un classico motore di ricerca. Questo permetterebbe di sfruttare la banca dati che il nostro blog rappresenta obbligatoriamente dopo un certo tempo al di là del motivo per cui eravamo finiti sulla pagina stessa. Esempio lampante potrebbe essere una ricerca sull’ultimo libro di Baricco. Finisco su un blog letterario che mi pare valido e dopo aver letto gli ultimi post sul Baricco mi incuriosisco e cerco se sono stati già pubblicati post su un altro scrittore come Christian Raimo. Curiosità e cultura a portata di mouse.

3.    Aggiunta in hompage di una tabella che contenga un numero ridotto di categorie in cui i post pubblicati sono stati divisi dall’autore. Le categorie sarebbero interconnesse tra loro e costituite ad albero dalle più generali alle più specifiche. Questo permetterebbe agli autori del blog di costruire un proprio personale universo di senso che chiunque altro potrebbe seguire. Inoltre si creerebbero dal basso le premesse per una ricerca semantica dei dati presenti in rete.

4.    aggiunta nelle colonne laterali dei post simili già pubblicati sul blog o su altri blog. Come alcuni stanno già facendo questa soluzione permette di meglio contestualizzare le nostre pubblicazioni, aumentando l’attenzione del lettore e facilitandogli un eventuale lavoro di ricerca.

5.    aggiunta nelle colonne alterali dei post che stanno suscitando maggiore attenzione in termini di visite e commenti. Il fine è lo stesso delle modifiche precedenti, aumentare l’attenzione sulle discussioni più accese. Il problema sarebbe il calcolo di un algoritmo valido che permetta di dare il giusto peso alle visite ed ai commenti, oltre alla necessità di calcolare entrambi (scontata per quanto riguarda i commenti, non tale su molte piattaforme per le visite)

6.    Propongo come ultima cosa una profonda modifica del blogroll che allo stato attuale mi sembra più essere una lista di amici e conoscenti che un valido strumento per consigliare ai visitatori blog che crediamo siano interessanti. La modifica che propongo è quella di legare il blogroll alla categoria più generica nella quale il post è inserito. In un blog che vede come categorie – Fisica nucleare – Blogging – Politica – Media – il link al blog di un fisico per noi molto bravo comparirebbe solo nel primo caso e così via. Dare quindi una primaria infarinatura di valore semantico anche al blogrolling, rendendolo un effettivo e utile consiglio per i visitatori piuttosto che un link statico degno di ben poca attenzione in gran parte dei casi. Questa modifica ci permetterebbe oltretutto di gestire una lista di link che in molti casi è divenuta troppo lunga per essere affrontata, una divisione per categorie potrebbe essere già un buon punto di partenza.

Detto questo, nel caldo delle sei del sabato sera mi ritiro senza troppa voglia di rileggere il tutto. Ci tornerò di qui a qualche ora. Buona serata a tutti.

Update 23/07 Il link che rimandava al post di Mucignat era errato ed ora è stato corretto. Ringrazio Gattostanco per la segnalazione e ne approfitto per ringraziarlo anche per la discussione degli ultimi giorni.

scritto da: Fasttrack alle ore 18:02 | link | commenti (3)
categorie: blog, internet, blogosfera, tag , ipotesi, folksonomy, categorizazione, tagging
24/01/2006

Semantica del blog: una via per l'affidabilità?

Cerco di rispondere velocemente a quanto detto da Dario nel suo ultimo post, più che altro perché questi sono giorni molto pieni e di tempo non ce n’è. Ci torneremo sicuramente sopra con più calma.  

Il problema di stabilire con una precisione un po’ migliore l’affidabilità dei documenti pubblicati in rete è effettivamente, e non può essere diversamente, un problema semantico. Con ciò intendo dire che il collegamento in sé (d’ora in avanti parleremo di valutazione sintattica, come fa Dario nel suo post) non ci dice nulla di più che la mera contabilità delle pagine che rimandano ad un determinato documento. Ovviamente questo non ci fornisce elementi di maggiore discriminazione rispetto a quanto sapevamo prima: perché una pagina è così linkata? Ci sarebbero infiniti motivi differenti e potenzialmente validi. Si tratta quindi di spostare la questione sul livello semantico dei collegamenti, ovvero sul valore di cui essi sono investiti culturalmente dal creatore.  

Considerando che un link non è soggettivo, non ci è possibile in alcun modo usarli per darci una qualche indicazione sulla reale affidabilità di ciò a cui rimandano. Questo se escludiamo due ipotesi.  

1.      Utilizziamo dei sotterfugi inserendo un valore semantico a posteriori al collegamento. (questa è la via più comoda e di immediata realizzazione, quella che ho proposto io nel mio ultimo documento)

2.      Inseriamo un valore semantico nel link in sé, modifichiamo il codice con cui esso è costruito e diamo, determiniamo, link differenti a seconda del contenuto che vogliamo dare agli stessi  

Questa seconda via è certamente quella del futuro, ma ancora non  pare alla nostra portata. Manca in effetti la definizione di uno standard comune al web e di facile utilizzo (non scordiamo che dovrebbe essere utilizzata a livello mondiale, considerando anche le differenza semantiche che esistono tra le lingue, dove l’aggettivo fantastico detto da un italiano potrebbe essere l’equivalente di un semplice good per un inglese).  

Inoltre il problema della insicurezza propria ai dati non verrebbe attenuata, perché ci imbarcheremmo in un sistema di valutazioni puro e semplice, con gli utenti del web impegnati in continuazione a dare voti a quanto trovano, con tutte le loro diversità, le loro opinioni differenti e i giudizi tremendamente discordanti.  

Come giustamente conclude Dario, il problema non sta tanto nel meccanismo, in quanto con entrambe le soluzioni finora prospettate si potrebbe costruire un qualche tipo di ranking. Il problema resta gestire quanto si crea ed evitare che venga utilizzato in malo modo, evitare che esso degeneri attraverso l’uso forzato che qualcuno potrebbe farne.

Ma davvero c’è qualche campo del vivere umano in cui questo non sia vero? Stiamo forse cercando di portare sulla rete un metodo perfetto di classificazione che non abbiamo saputo creare in nessun altro momento dell’esistenza del genere umano? Il problema non è tanto di trovare un modo ideale, quanto di proseguire la ricerca verso un modello migliore di quello attuale perché oggi trovare dati affidabili in rete è sempre più un’impresa e tutto ciò non può che peggiorare di giorno in giorno.  

Il primo passo che dobbiamo fare è, a mio avviso, abbandonare le classifiche e spostare la discussione sull’affidabilità sui singoli documenti. Il web non può restare solo una vetrina, sia essa per i buoni o per i cattivi o per il blog più cool e popolare del momento. Bisogna davvero cominciare a pensare più al prodotto che al produttore. Forse questo basterebbe ad evitare gran parte dei fenomeni di devianza che i metodi di classificazione hanno sempre prodotto.  

Purtroppo ad essi non possiamo fare a meno, oggi più che mai

P.S. Sulla prospettiva di un investimento semantico dei collegamenti web mi riservo di tornare tra qualche giorno, passati gli ultimi esami in università e raccolta una documentazione aggiornata sufficiente.


scritto da: Fasttrack alle ore 21:32 | link | commenti (3)
categorie: blog, internet, ipotesi, affidabilità, rating
22/01/2006

La blogosfera nel periodo dell'affidabilità

Come annunciato in precedenza pubblico l'intero rapporto sull'affidabilità delle fonti in rete. Ringrazio tutti coloro che con i loro ragionamenti, le critiche ed i commenti hanno contribuito a strutturare i miei pensieri e, proprio per questo, li invito a continuare, ad insistere nella loro opera maieutica. Ora mi riposo un poco che questo documento mi è costato abbastanza ore negli ultimi giorni!

Intanto il tutto è scaricabile in  formato pdf qui


scritto da: Fasttrack alle ore 16:21 | link | commenti (3)
categorie: blog, internet, ipotesi, affidabilità, rating
18/01/2006

Affidabilità, la discussione continua

Dopo aver letto i nuovi post pubblicati da L’indipendente e da Enrico Lanzara , ritorno sull’argomento dell’affidabilità dei contenuti di un blog. Cercheremo di chiarire bene quale possa essere l’utilità di una classificazione di questo tipo cercando al contempo di capire il perché una classificazione seria sia ormai non solo sperata, quanto piuttosto necessaria.
 
A costo di apparire noioso, vorrei paragonare la blogosfera al concetto più generale di semiosfera come insieme globale della cultura umana proposto da Jurij Lotman. In breve, Lotman ritiene che l’intera cultura umana sia formata da una miriade di linguaggi differenti, capaci però di interagire tra loro tramite dei meccanismi di derivazione biologica. Nella concezione di Lotman non c’è dunque un insieme unico e definito di nozioni e di credenze, quanto piuttosto un grande numero di sottoinsiemi culturali che convivono separati, che si compenetrano, o che entrano in relazione tra loro modificandosi vicendevolmente e formando la cultura che conosciamo e all’interno della quale viviamo. Il mondo di internet è uno di questi, la blogosfera uno dei suoi sottoinsiemi.
 
All’interno di questa idea di cultura dunque la classificazione e la continua riclassificazione dei dati presenti è condizione necessaria e fondamentale per la gestione e la comprensione dell’insieme, del linguaggio medesimo. Se essa non è efficiente o non avviene, non possiamo sapere lo stato attuale del sistema, quindi per noi è come se esso non esistesse. Ho preso questo esempio di matrice semiotica perché credo sia quello che possa meglio adattarsi al mutevole mondo dei blog e perché rappresenta in pieno lo sviluppo di questo settore della rete secondo una matrice strutturale solida e ben strutturata.
 
La classificazione dei blog, il poter stabilire la loro influenza, la loro affidabilità, la loro influenza e la loro visibilità (riprendo qui una distinzione fatta qualche giorno fa da Maurizio Goetz nel blog di Giuseppe Granieri), è necessaria il prima possibile perché la blogosfera sta uscendo dal nostro controllo per via di una mole di dati da elaborare evidentemente eccessiva per qualsiasi essere umano. Ritengo inoltre che gli attuali metodi di classificazione (Technorati in primis) non siano affidabili e non forniscano servizi davvero destinati a fare la differenza, ad aiutarci ovvero a gestire in maniera decisamente migliore questa mole di dati. Si potrebbe dunque aspettare il colpo di genio di qualche imprenditore della rete, che venga ad offrirci un servizio migliore, ma credo sia meglio cominciare a discutere e a elaborare qualche idea in proprio, attraverso una discussione collettiva, perché ciò ci garantirebbe maggior libertà e perché ciò ci permetterà un migliore risultato.
 
La proposta ideale sarebbe quella di avere all’interno della stessa discussione addetti ai lavori (coloro che devono per mestiere stabilire criteri che sono anche di evidente rilevanza economica) e utenti capaci di proporre ed elaborare la proposta più adatta per mitigare l’intervento del fattore economico all’interno di questa classificazione.
 
I tre punti che riprendo da Maurizio e che vorrei sviluppare sono i seguenti:
 
  1. Affidabilità di un blog.
Questo è il punto su cui mi sono finora soffermato in misura maggiore (scarica documento in pdf ), poiché ritengo che la classificazione delle fonti in rete sia ancora tremendamente scadente. In quanto studente, ho l’abitudine giornaliera di cercare opere, fonti e idee sulla rete, avendo i problemi di tutti nello stabilirne in breve tempo l’utilità personale di certo, ma in misura maggiore la reale fondatezza di quanto scritto. Ho proposto in questo caso un algoritmo di calcolo che divida su quattro diversi fattori il calcolo (che deve portare ad un semplice risultato numerico) sulla presunta fidatezza di un determinato blog. Ho pensato che i fattori in gioco siano principalmente due, il tempo e il giudizio della rete. Inoltre ho proposto alcuni accorgimenti per cercare di eliminare il rumore di fondo prodotto dalle cricche che si auto-linkano, il rumore prodotto da chi è in rete da molto tempo rispetto magari ai più giovani, ma più valenti, e il rumore prodotto da chi non è affidabile, ma è estremamente abile a produrre rumore e quindi a guadagnarsi citazioni. L’ipotesi è solo al suo primo stadio. Sarebbe interessante, credo, usarla come punto di partenza per produrre un documento valido, inserendo magari altri termini o modificando il peso di quelli presenti. Oltre a questo sarebbe interessante che qualche addetto ai lavori potesse delucidarci, in seguito, su una sua fattibile messa in pratica, ovvero: questa ipotesi oltre ad essere plausibile, regge all’impatto con la prova empirica?
Per fare questo io davvero non ho i mezzi necessari.
Ad essa unirei comunque una classificazione primaria in termini di tags, perché questa permetterebbe di dividere la blogosfera in ambiti meglio definiti, ma non rigidi e permetterebbe al nostro motore di ricerca di terza generazione di stabilire l’affidabilità secondo ambiti meglio distinti, producendo quindi maggiore sensatezza nelle risposte e tempi di ricerca più rapidi. In fondo sapere che il blog di Caio è iperaffidabile per quanto riguarda la cucina ligure, potrebbe non interessarci molto mentre cerchiamo notizie geologiche sul substrato del Gran Sasso…
 
 
  1. Influenza di un blog.
L’influenza di un blog è un termine già più complesso, che proporrei tuttavia di calcolare a parte. Questo lo farei perché “influenza” è un concetto ancora più labile di “affidabilità” e deriva per lo più dalle reti di rapporti umani stretti nel tempo dal blogger che dal reale valore dei contenuti che propone. Il punto 4 della mia ipotesi di calcolo dell’affidabilità mira proprio a creare una differenza di valore tra i due termini. Se un blogger ha costruito una solida rete di relazioni, sicuramente sarà in grado di garantire ai propri post un maggiore sviluppo all’interno della blogosfera e quindi avere maggiori possibilità di modificare in qualche modo la situazione. Continuando ad esemplificare potrei dire che questo mio post non avrà l’immediata esplosione mediatica del post di Grillo da ci tutta questa discussione è partita. Questo a prescindere dal reale valore dei contenuti espressi. L’influenza di un blog secondo me è ben definibile dal numero di blogger attivi che seguono e quindi riprenderanno i post pubblicati da esso. Diciamo che se ho 10.000 utenti e uno solo scriverà sul suo blog riprendendo un mio post la mia influenza sarà minore di quella di un blogger che si ritrova solo 100 utenti, ma tutti desiderosi di riprendere la notizia sulle loro pagine. Questo perché ovviamente in rete funzionano leggi esponenziali per diffondere le notizie e un numero maggiore di post, garantisce al 99,9% un numero infinitamente maggiore di contatti.
Per cercare di esprimere numericamente questo valore si potrebbe in maniera molto empirica incrociare il numero di post in cui compare il link ad un determinato blog con la presenza o meno del proprietario del blog che link sul blog di origine (quindi cercare ad esempio un mio commento, e l’ovvio link del mio blog, sul sito di Grillo da cui io riprendo un post). Ma questa è una idea per ora buttata là, e sono le due di notte, quindi mi riservo di modificarla a orari più umani.
 
  1. Visibilità di un blog.
Questo parametro è forse il più facile da identificare. La visibilità è il numero di contatti virtuali che un blog riesce ad ottenere ad ogni pubblicazione dei suoi post. Per trovare questo valore si potrebbero sommare le visite effettive del blog e le visite effettive dei link diretti che ottengono i singoli post. Parlo di singoli post perché il parametro di visibilità che vorrei calcolare è fatto su ogni post ed è poi messo in relazione con gli altri, sia perché così facendo garantiamo che la maggiore visibilità che hanno coloro che postano spesso sia messa in luce, sia perché ci permetterebbe di valutare in una seconda maniera l’affidabilità del contenuto dei vari post. Se Grillo ottiene mediamente 1 milione di contatti virtuali e quando pubblica un post sulla fisica quantistica ne ottiene solo 400.000, si potrebbe pensare che la rete non lo abbia ritenuto idoneo ad esprimere questo giudizio o che l’opinione esposta non sia stata considerata rilevante.
 
 
Questa differenziazione potrebbe permetterci di gestire meglio la situazione, di muoverci con le idee più chiare e di farci fare un passo in più verso un blog semanticamente organizzato in cui cercare le notizie potrebbe divenire più semplice. L’analisi contemporanea dei tre fattori ci porrebbe infatti in condizione di avere sempre un secondo riscontro su quanto andiamo a leggere, permettendoci di decidere in maniera più rapida e con un ridotto margine di errore.
Ma la discussione è appena cominciata, spero!

scritto da: Fasttrack alle ore 02:00 | link | commenti (5)
categorie: blog, internet, ipotesi, affidabilità, rating
16/01/2006

Affidabilità e blog (0.1)

Qualche prima, piccola, modifica apportata al documento che ho scritto questo pomeriggio. Più che altro una modifica al punto 4 tendente alla democratizzazione che è insita nel concetto di affidabilità. Il lavoro proseguirà nei prossimi giorni.

Scarica il documento


scritto da: Fasttrack alle ore 01:43 | link | commenti
categorie: blog, internet, ipotesi, affidabilità, rating
15/01/2006

Indizi di affidabilità

In merito alla discussione sviluppatasi nei giorni scorsi sul rapporto edito da Casaleggio, che pretendeva di quantificare l’affidabilità dei blog in base al semplice numero di collegamenti entranti, propongo un’ipotesi differente, ripresa dal funzionamento del meccanismo testuale secondo Eco e che, forse, potrebbe rivelarsi più fecondo.

Scarica il documento


scritto da: Fasttrack alle ore 17:52 | link | commenti (4)
categorie: blog, internet, ipotesi, affidabilità, rating

Cose a caso: molto affascinanti (Forse).

Chi sono

Utente: Fasttrack
Nome: Simone Morgagni
Odio scrivere in quattro righe chi sono, come se gli esseri umani e le passioni fossero fatte per essere rinchiuse tra le sbarre di un linguaggio. So così poco di me che non pretenderete mica venga anche a dirvelo senza pensarci, no? Con il dialogo, il dedicarsi agli altri si potrà capire di più, non siate precipitosi. Per favore...

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