-Sproloqui semiosici-

24/07/2006

Non solo blog

Riprendo la discussione sull’evoluzione deel blog che si è svolta negli ultimi giorni per aggiungere le considerazioni nate durante il weekend grazie anche alla lettura dei nuovi interventi di Stephen e Samuele.

I pensieri espressi su questi due blog sono esattamente all’opposto tra loro e, forse proprio per questo, io riesco misteriosamente ad essere d’accordo con entrambi, anche se in punti differenti di quello che a mio avviso resta un ragionamento più complesso di quanto noi stessi vogliamo ammettere.

In primo luogo credo che la posizione di Samuele sia corretta poiché egli sostiene come la rete non sia quel luogo complesso visto dai blogger professionisti. La rete è forse per 1/100 costituita da persone che sappiano cosa è un feed, cosa sia e come si usi seriamente un blog, di  conseguenza mettersi a parlare della forma blog da superare gli pare giustamente fuori luogo proprio per una mera cadenza temporale. Non vorremo forse andare oltre prima che il mondo si accora di dove siamo arrivati?!

Il ragionamento non fa una piega e mi trova completamente d’accordo. La stragrande maggioranza delle persone che usa la rete non sa quali sono le potenzialità della stessa, non sa quali sono le regole cui essa è sottoposta e soprattutto, non conosce minimamente la tecnologia che sta utilizzando (non che io stesso sappia molto di più ad esempio). Da qui ho sempre mantenuto la mia posizione ferrea verso la necessità di un’alfabetizzazione maggiore e di una connessione più generalizzata verso tutta la popolazione mondiale. Avere una rete limitata serve davvero a poco. Avere una rete professionale affiancata ad una rete di secondo livello destinata ad utenti che navigano nell’ignoranza renderà la società digitale un fiasco. La necessità primaria è quella di portare il maggior numero di persone alla consapevolezza della complessità dell’ambiente dentro al quale ci muoviamo.

Questo tuttavia non deve impedirci di guardare oltre e di cercare nuove soluzioni alla struttura tutt’altro che definita della homepage di un blog. Sperimentazione e riflessione teorica non devono fermarsi, ma andare di pari passo con lo sforzo per aumentare le dimensioni della parte abitata della rete.

Di qui la necessità del discorso sviluppato da Stephen nel suo ultimo post. Ammettiamolo, è vero, il feed non si limita al blog. Esso è un metodo per muovere dell’informazione su supporti a piacere, ma è un metodo che ha comunque bisogno di un supporto. Quindi se vogliamo fare un discorso serio dovremmo parlare di un metodo di rappresentazione adatto ai feed in contesti vari; blog, telefoni cellulari, feedreader, aggregatori, iTunes, pdf e quant’altro.

Noi stiamo parlando di blog. All’interno di quest’ottica il ragionamento rientra nelle sue linee più naturali. Non stiamo decantando la superiorità del blog sul feed, ma stiamo ragionando su come i due possano interagire in un modo migliore di quanto succede oggi. Il blog è un frame, una facciata che secondo me è abbastanza adatto alla gestione dei feed proprio in quanto sfrutta una modalità come quella della classica pagina html facilmente comprensibile anche ai neofiti, in quanto preserva e costruire le identità personali di chi scrive e commenta, in quanto lascia spazio per una facile interazione grazie ai commenti.

Da qui la posizione secondo cui un’evoluzione del blog verso una sua forma a portale di contenuti ricercabili secondo i gusti dell’utente proposta da me nei giorni scorsi. Perché se il feed è la tecnologia, il blog è la maggior forma d’uso. Ed è l’uso a fare il medium, non la tecnologia.

Un ragionamento molto più interessante sarebbe ora quello di mettersi a discutere sui metodi migliori per gestire un feed su supporti differenti e dirigersi allora verso un software che prepari autonomamente la pubblicazione su tutti questi differenti supporti e capace di resistere all’utente più incapace. Questa sarebbe una notevole novità. Pensateci un attimo, scrivere una volta e lasciare la scelta all’utente se vuole vedere il tutto in forma blog, se vuole riceverlo in pdf via mail, se lo vuole leggere sul telefonino o chissà che altro…

Questo è molto più interessante del discorso originario di certo, ma non toglie la necessità di continuare il primo ragionamento. Piuttosto crea la necessità di cominciare molte altre discussioni.

P.S. contrariamente a quanto suggerito da Stephen nel suo post non ho ancora provato neppure a vedere cosa sia Xfruits … Ora vado, spero di non dover rifare tutto il post!

Update rapido rapido...
Diciamo non tutto, ma è quello verso cui proponevo di dirigersi. Analizzerò e commenterò...

scritto da: Fasttrack alle ore 12:09 | link | commenti (3)
categorie: blog, internet, blogosfera, ipotesi
22/07/2006

Feed, blog, orpelli vari

Si parla, riparla di cosa diventerà il blog domani. Io lo leggo oggi su: Kurai, Spinoza.it, Marlenek's (d)blog, Alberto Mucignat e dico giusto due accaldate parole...

In breve si parte dal ragionamento di Chris Pearson secondo il quale la struttura cronologica inversa del blog non rivesta più il ruolo chiave cui siamo abituati una volta che i feed rss siano diventati di uso comune. Da qui l’idea di mettere in evidenza i contenuti più interessanti, lasciando da parte l’aspetto prettamente cronologico e grafico del blog. Privilegiare la semantica e i contenuti rispetto alla classica visione su browser e alla grafica?

Credo che un eventuale ragionamento su questo punto debba partire da una riflessione primaria sul blog stesso, ovvero cosa rappresenta un blog. Un accumulo di idee legate in maniera temporale? O forse semantica? O entrambe? Un diario personale? Una discussione allungata e aperta?

Personalmente non sono troppo legato all’idea del blog con i dieci ultimi post nella pagina, il blogroll enorme e lungo al fianco e lo stretto e scomodo ordine cronologico per archiviare i post in basso. Ma cosa cercare di modificare e in quale prospettiva? Quali sarebbero oltretutto gli effetti più facilmente prevedibili, quali quelli a lungo termine?

La struttura attuale del blog a mio parere è tutt’altro che definitiva, è tutt’altro che codificata proprio perché il blog non è altro che l’espressione tecnologica più facile ed immediata per rappresentare su browser grafico una discussione in rete su un tempo diluito. Il successo che ha ottenuto deriva da questa facilità di rappresentazione e da un’altrettanto facile ricerca dei contenuti passati. L’arrivo dei feed rss ha un poco modificato le cose, portando molti di noi a frequentare meno la pagina web e molto di più appositi software che “leggono” per noi, ripresentandoci i documenti direttamente offline.

Il grande limite dei feed è la loro mancanza di memoria storica, intendendo con questo che essi non sono progettati al fine di archiviare dei dati, quanto di avvertire sulle novità. Siccome nella mia ottica la stratificazione temporale dei post pubblicati è alla base del processo sociale legato ai blog, non posso vedere con favore l’idea che il blog diventi  un orpello dei feed stessi perché andremmo a perdere una delle fondamentali ragioni di esistenza di questo multimedia collettivo.

Come proporre quindi il blog di domani?
La mia visione tende ad avere blog e feed ancora affiancati, in posizione paritaria tra loro. I feed avrebbero sempre la loro funzione di aggiornamento sulle novità, ma senza la pretesa di sostituire la pagina html.
Al contempo modificherei la struttura della pagina web ospitante il blog con le seguenti modifiche:
1.    Riduzione del numero di post visibili in homepage
2.    Aggiunta di una modalità automatica di ricerca non solamente temporale
3.    Classificazione visibile e strutturata in categorie ad albero
4.    Post simili incolonnati a lato
5.    Post di maggior attenzione incolonnati a lato
6.    Modifica del blogroll

In seguito a questi punti che provvederò ora a spiegare più analiticamente il blog diventerebbe davvero quello per cui credo esso sia destinato; una piattaforma di discussione e di gestione dati dai grandi risvolti sociali. Più simile allora ad una corretta rappresentazione delle personalità che essa esprime di quanto non possa succedere oggi attraverso la nostra gestione del diario online in cui pubblichiamo quotidianamente o quasi i nostri sproloqui più svariati.

1.    Riduzione dei post visibili in homepage: scelta giustificabile per ridurre lo scrolling della pagina, per diminuire il peso della stessa ai fini della massima accessibilità web. Credo sia molto raro infatti che qualcuno scorra più di due, tre post durante una visita browser. Riducendo (ad esempio a 3) il numero di post si concentra l’attenzione sulle ultime discussioni e sulle novità, rendendo la navigazione più agevole. Il collegamento con i post precedenti e con l’intero sviluppo del blog sarebbe assicurato dai punti dal 2 al 6

2.    Aggiunta in homepage di una modalità di ricerca automatica dei dati, quindi di un classico motore di ricerca. Questo permetterebbe di sfruttare la banca dati che il nostro blog rappresenta obbligatoriamente dopo un certo tempo al di là del motivo per cui eravamo finiti sulla pagina stessa. Esempio lampante potrebbe essere una ricerca sull’ultimo libro di Baricco. Finisco su un blog letterario che mi pare valido e dopo aver letto gli ultimi post sul Baricco mi incuriosisco e cerco se sono stati già pubblicati post su un altro scrittore come Christian Raimo. Curiosità e cultura a portata di mouse.

3.    Aggiunta in hompage di una tabella che contenga un numero ridotto di categorie in cui i post pubblicati sono stati divisi dall’autore. Le categorie sarebbero interconnesse tra loro e costituite ad albero dalle più generali alle più specifiche. Questo permetterebbe agli autori del blog di costruire un proprio personale universo di senso che chiunque altro potrebbe seguire. Inoltre si creerebbero dal basso le premesse per una ricerca semantica dei dati presenti in rete.

4.    aggiunta nelle colonne laterali dei post simili già pubblicati sul blog o su altri blog. Come alcuni stanno già facendo questa soluzione permette di meglio contestualizzare le nostre pubblicazioni, aumentando l’attenzione del lettore e facilitandogli un eventuale lavoro di ricerca.

5.    aggiunta nelle colonne alterali dei post che stanno suscitando maggiore attenzione in termini di visite e commenti. Il fine è lo stesso delle modifiche precedenti, aumentare l’attenzione sulle discussioni più accese. Il problema sarebbe il calcolo di un algoritmo valido che permetta di dare il giusto peso alle visite ed ai commenti, oltre alla necessità di calcolare entrambi (scontata per quanto riguarda i commenti, non tale su molte piattaforme per le visite)

6.    Propongo come ultima cosa una profonda modifica del blogroll che allo stato attuale mi sembra più essere una lista di amici e conoscenti che un valido strumento per consigliare ai visitatori blog che crediamo siano interessanti. La modifica che propongo è quella di legare il blogroll alla categoria più generica nella quale il post è inserito. In un blog che vede come categorie – Fisica nucleare – Blogging – Politica – Media – il link al blog di un fisico per noi molto bravo comparirebbe solo nel primo caso e così via. Dare quindi una primaria infarinatura di valore semantico anche al blogrolling, rendendolo un effettivo e utile consiglio per i visitatori piuttosto che un link statico degno di ben poca attenzione in gran parte dei casi. Questa modifica ci permetterebbe oltretutto di gestire una lista di link che in molti casi è divenuta troppo lunga per essere affrontata, una divisione per categorie potrebbe essere già un buon punto di partenza.

Detto questo, nel caldo delle sei del sabato sera mi ritiro senza troppa voglia di rileggere il tutto. Ci tornerò di qui a qualche ora. Buona serata a tutti.

Update 23/07 Il link che rimandava al post di Mucignat era errato ed ora è stato corretto. Ringrazio Gattostanco per la segnalazione e ne approfitto per ringraziarlo anche per la discussione degli ultimi giorni.

scritto da: Fasttrack alle ore 18:02 | link | commenti (3)
categorie: blog, internet, blogosfera, tag , ipotesi, folksonomy, categorizazione, tagging
20/07/2006

Si ritorna a Gramsci

Non mi stanco mai  di ripetere come per capire il presente e il futuro spesso basta rivolgersi verso il passato e cercare una qualche risposta in quei problemi già trattati, ma chissà come dimenticati. L’abitudine all’utilizzo di categorie già esistenti quindi risponde in pieno a questa potenzialità dell’uomo, alla sua capacità unica e al suo bisogno di trasmettere quello che è stato. Credo sia un processo che, se usato con elasticità possa permettere enormi progressi. Il problema è quando mi accorgo che tutti coloro che vedono novità ovunque e cambi epocali ogni due giorni alla fine tornano sempre più indietro rispetto a me.

La discussione partita dal mio precedente post su Granieri e ripresa da Gattostanco, si è ora allargata anche a Carla. E siamo tornati a Gramsci.

Ma andiamo con ordine…

Gattostanco interviene con una spassionata difesa del libro di Granieri, senza averlo letto, come egli stesso dice senza pretese argomentative e forse un poco anche non sapendo nulla di me, come forse è giusto, ma a volte no.

I punti che vorrei trattare in risposta a quanto detto sono tre:
Il concetto di cambiamento storico, la problematica del senso comune davanti ai media e il problema del digital divide come appare nei post scambiati tra Carla e Gattostanco.

Il primo problema da affrontare è quello di poter mettere sul medesimo piano le condizioni storiche che portano allo sviluppo. Per fare questo è necessario cercare di entrare nell’ottica del tempo oggetto di studio e non restare nell’oggi per analizzare il passato. Rifiuto in pieno la tesi personalistica della storia, ma non solo, rifiuto anche l’idea che una persona, per quante qualità possa avere, abbia avuto il privilegio di cambiare il mondo. Questo perché si potranno sempre trovare delle condizioni che erano causa necessaria allo sviluppo nel senso che ha preso. L’idea del cambiamento legato ad una persona, ad una battaglia, ad un evento specifico credo siano da relegare in un cassetto destinato a prendere polvere. Cercherò di spiegare questa posizione confutando gli esempi presi da Gattostanco; Alessandro Magno e Bill Gates.

Cosa sarebbe successo se i macedoni non avessero codificato la loro famosa falange prima della nascita di Alessandro? Cosa sarebbe successo se le città greche avessero ancora avuto la forza per opporsi ai barbari del nord? Cosa sarebbe successo se l’impero persiano non fosse già una struttura pericolante al momento dell’invasione? Sarebbe successo che un pur bravo generale non sarebbe andato lontano, che anzi, probabilmente non sarebbe stato generale e sarebbe rimasto a guardare le sue pecore pascolare per le rocciose vallate macedoni. Il caro signor Gates invece se non fosse nato negli Stati Uniti d’America, se non avesse avuto la fortuna di incontrare i suoi compagni di strada e di vivere in una cultura in cui il genio è prerogativa di chi si occupa di scienze dure, sarebbe probabilmente rimasto un ragazzino dagli improbabili occhialoni preso in giro dai compagni di college, come nei migliori film USA che si rispettino.

Il personalismo va bandito dalla storia proprio perché ognuno di noi si realizza in un contesto che non può essere eliminato e che è comune a tutti. Se non fosse stato Gates, sarebbe stato Torvald, se non fosse stato Alessandro sarebbe stato Pirro e così via. La storia utilizza le personalità per divenire atto da potenza, ma non è legata ad esse. Siamo noi che vogliamo personalizzarla e lo facciamo concentrandoci su quelle dal maggior spicco. Ma eliminare le altre, o considerare qualcuno capace di cambiare il mondo da sé mi pare inutile. Il mondo sarebbe cambiato comunque perché lo fa continuamente sotto una quantità di influssi il cui numero non è neppure calcolabile. Lasciare da parte questa evidenza mi pare quantomeno colpevole. La rete in questo caso può interconnettere, può aumentare i flussi, può dare maggiori disponibilità a tutti, ma non cambia la tipologia evolutiva del processo.

Per quanto riguarda invece i media trovo scarsamente difendibile la posizione espressa da Gattostanco, o meglio, non riesco proprio a trovare la posizione che vuole assumere al di là del sentito dire e del senso comune. Dopo un certo numero di anni passato a studiare media e nuovi media come unico obiettivo della giornata, mi stupisco ora di trovarmi talmente miope da non vedere come i media rendano passivi i propri spettatori. Consiglio quindi a tutti coloro che volessero dare uno sguardo introduttivo al problema a leggere il McQuail (
McQuail, D. (2003) Le comunicazioni di massa, Bologna: Il Mulino), ottimo manuale di comunicazione di massa per principianti. Qui troverete tutte le teorie ben espresse e riassunte. Da quelle degli anni ’40 in cui si credeva che ai messaggi dei media seguisse una reazione ben definita da parte del pubblico, sino a quelle moderne, in cui l’espressione di significato tra media e pubblico è una lotta incredibile tra avanzate e ritirate da parte dei due poli comunicanti che agiscono con una libertà che non ci saremmo aspettati in precedenza.

Qui mi permetto di ribadire quanto detto, ma più che le capacità dialettiche, manca il tempo per far vedere tutto a chi non lo vede, anche perché potrebbe ben cercarlo su un’infinità di manuali, di libri come quello che ho consigliato sopra, oppure anche semplicemente si google, magari tra i lavori che ho pubblicato in passato e all’interno dei quali mi sono già occupato di agenda setting, di libertà di interpretazione di fronte ai media e problemi similari. Il problema non è quindi solamente avere accesso alle informazioni, ma anche sapere come cercarle, sentire la necessità di farlo e utilizzare quindi davvero le possibilità che i nuovi media ci offrono. Il pubblico dei nuovi media spesso è più simile a quello dei vecchi di quanto egli stesso pensi, ma questo dipende da caratteristiche in gran parte personali, come questo stesso caso dimostra. 

Come ultimo punto passo al digital divide, sul quale credo ci sia stata la caduta (sia metodologica, se così possiamo dire, che di stile) più grave del post al quale sto rispondendo. Qui infatti sembra quasi che Gattostanco sostenga un’oligarchia tecnologica, all’interno della quale chi ha l’accesso deve preoccuparsi di mantenere lo status quo, senza pensare troppo alla democrazia perché si sa, questa porterebbe a difficoltà di gestione che potrebbero indurre ad esempio alle censura. Meglio pochi ma buoni, che tanti ma limitati si dice. Al di là dell’aberrazione di questo pensiero, elitista e antidemocratico credo che il problema sia proprio quello di sviluppare la democrazia grazie e all’interno delle nuove tecnologie perché senza di essa non si marcherà mai la differenza col passato e si tornerebbe al ruolo elitista dell’intellettuale gramsciano rivisitato in chiave internettiana.

Non è la tecnologia che fa la differenza (come tutti concordiamo), ma l’uso. E se è l’uso che rende tanto speciale la rete, è proprio perché tutti possiamo usarla in un certo modo e se l’accesso si generalizzasse avremmo il massimo dei vantaggi. Se ciò non avverrà la rete sarà una fotocopia della letteratura italiana di oggi che, al di là di ogni ragionevole dubbio, è asfittica se non morta proprio per quell’analfabetismo letterario che ci caratterizza, per quel mancare attorno agli sforzi di pochi, di una massa capace di comprendere, sostenere e spingere al cambiamento e alla novità. Mai esempio fu più giusto, anche se al contrario delle idee dell’autore.

Ribadisco quindi in pieno la necessità di una spinta democratica all’accesso alla rete come preoccupazione primaria, unitamente allo sviluppo e alla gestione democratica. Le due cose non possono essere separate pena la nascita di guru tecnologici che ricadranno negli errori dei futurologi o pena l’ingabbiamento della rete stessa. Se tutto dipende dalla comunità non riesco a capire come si faccia a volerne già fare una comunità chiusa ancora prima che questa abbia raggiunto la gente comune, ancora prima che questa si sia formata.

Sembra quasi che alle vecchie elite si voglia sostituire in ipotesi una nuova oligarchia tecnocratica, verso la quale sono fermamente, incondizionatamente contrario. L’attenzione verso questo tipo di devianza deve restare alta e la rete può aiutare anche a questo, a correggere gli errori di valutazione, a smussare le posizioni, a riflettere insieme. A patto, ovviamente, di lasciare da parte posizioni e idee a priori insieme a utopie tecnologiche e vecchi spauracchi antidemocratici.

Update pomeriggio 20/7

Leggo ora la risposta di Gattostanco a Carla, la posizione espressa viene un poco mitigata, ma trovo sempre che sia erronea, e per il paragone tra la rete e la televisione, sbagliata nel metodo e nel merito (la televisione, anche quella italiana, è tutt’altro che quello che censura etc. etc., se si sa leggerla e gestirla) e per la credenza secondo cui noi possiamo sapere a priori cosa sia giusto e cosa sbagliato. In base a quest’ultimo assunto dovremmo prima difendere la rete e poi cercare di allargarla.

Una minoranza per quanto aggregata e influente resterà tale se non cerca di convergere verso il resto della società, non può inoltre estraniarsi dai settori altri, pena il decadimento; lo scambio e la comunicazione sono un obbligo.

Invito infine a dubitare da chi è disposto a restringere il campo dei diritti di tutti per difendere quelli (per quanto importanti) di qualcuno. Questo è sempre il primo passo verso la fine della libertà, dell’uguaglianza, dei diritti inalienabili delle persone.

Il mondo umano in quanto sociale ha sempre funzionato a reti, ma ora che ne abbiamo una potenzialmente migliore è come se il nuovo slogan diventasse… Tutte le reti sono uguali tra loro, ma alcune sono più uguali delle altre.

E mi perdoni Orwell, ma dall’utopia al dominio forzato spesso la strada è più breve ed ingenua di quanto possa apparire.

05/03/2006

OndaMedia

Se ne parlava in maniera non ufficiale da gennaio. Oggi finalmente siamo pronti per pubblicare il manifesto in rete.
La rivista online "Agli incroci dei venti" avrà a partire da settembre prossimo un supplemento semestrale dedicato ai media. Il supplemento, cui è stato dato il nome di OndaMedia, esordirà trattando il tema del Blog come strumento sociale.

La partecipazione è libera e ristretta solo da alcune regole di carattere prettamente pratico facilmente rintracciabili sul manifesto. La libertà sul tema da trattare non è comunque messa in discussione e resta di vostra esclusiva pertinenza. Per ragioni pratiche vi chiediamo di informarci quanto prima su una vostra eventuale collaborazione e sul tema che intenderete trattare.

Al momento attuale la richiesta di materiale è disponibile solo in lingua italiana, ma essendo accettate per la pubblicazione anche la lingua inglese e la lingua francese, nei prossimi giorni renderemo disponibile anche la richiesta in queste due lingue.

Potete Qui scaricare il pdf della prima  richiesta di materiale, oppure potete raggiungere Qui la pagina dedicata della rivista.
Chiediamo a tutti quanti di promuovere il più possibile sui vostri blog questa iniziativa, e speriamo di avervi prossimamente tra le nostre pagine, in veste di commentatori di certo, ma ancora prima come collaboratori.

scritto da: Fasttrack alle ore 17:00 | link | commenti
categorie: cultura, blog, media, blogosfera, agli incroci dei venti, ondamedia
19/02/2006

Sullo stato della blogosfera, parte II

Domattina si rientra in università, vacanze ormai alle spalle, I nuovi esami e la tesi davanti. Ricominciamo anche a postare qualche cosa di interessante (le cose si sono accumulate sul desktop) a partire dalle nostre considerazioni sulla seconda parte dello “State of the Blogosphere” pubblicato da Dave Sifry di Technorati il 14 febbraio scorso.

Nella prima parte del documento si era parlato della crescita del fenomeno dei blog e dell’aumento costante (forse) degli utenti e della partecipazione in termini di post e tag utilizzate dagli utenti (avevamo tuttavia espresso qualche dubbio in merito…)

All’interno della seconda parte del documento ci si sofferma maggiormente sul rapporto tra i blog ed i media tradizionali e su due nuove applicazioni offerte da Technorati e che toccano il caldo tema dell’Autorità delle fonti pubblicate.

Per cominciare Sifry presenta una tabella in cui confronta i link ottenuti dai media tradizionali e dai blog presenti ai piani alti della classifica. Se la parte alta della classifica vede la presenza di soli 4 blog – Boingboing, Engadget, PostSecret e Daily Kos - capaci di competere con i collegamenti detenuti dai media tradizionali (numero tra l’altro in leggero arretramento rispetto all’ultima analisi di agosto), si nota una progressiva crescita dei blog in rapporto ai siti online dei vecchi media all’interno della coda lunga della classifica. Come a dire che a livello intermedio e basso i blog competono oramai con i siti tradizionali.

Si continua tuttavia a non considerare come il sito web tradizionale non abbia la stessa politica di linking che è tipica del blog. Un sito tradizionale infatti cerca di mantenere il traffico all’interno delle proprie pagine e, soprattutto nel campo economico e commerciale dei media online, si tende a ridurre al minimo i collegamenti con l’esterno, soprattutto verso i propri concorrenti. Essendo infatti importante il fattore economico si deve presentare la notizia come una produzione interna, capace di giustificare l’attenzione e la spesa dell’utente, senza fornire pretesti a quest’ultimo per giungere ad un nuovo approdo, ad un sito concorrente.

Tuttavia questo punto mi pare sempre ignorato all’interno delle presentazioni sullo stato del fenomeno dei blog. Essi hanno una struttura diversa rispetto ai siti web tradizionali, confrontarli sullo stesso piano non serve se non a dare notizie oltremodo positive magari, ma forse non così veritiere.
 
Un punto invece che considero oltremodo positivo è la dimostrazione che la blogosfera permette una rapida raccolta di audience, che porta alla modificazione nel tempo delle classifiche e alla nascita ed al tramonto di blog capaci di raccogliere un grande numero di link. Avere una buona idea o delle buone capacità sembra ancora premiare in termini di raccolta di pubblico.
 
Tutta l’ultima parte del documento si concentra invece sul problema della tracciabilità, della rintracciabilità delle fonti all’interno dei blog, proponendo due nuovi strumenti che possano aiutare l’utente nella sua sempre più difficoltosa ricerca di documenti di valore.
In questo caso si parte dal presupposto dell’esistenza di una folta fascia di blog che detengono un pubblico abbastanza vasto (deducibile dai link che vanno dai 20 ai 1000) e che, all’interno del loro campo, sono influenti e portano un contributo di interesse. Technorati valuta il loro numero in circa 155.000 (qui trovate anche noi!) e nota come essi siano molto spesso concentrati a trattare argomenti bene determinati, in cui sembrano esprimere una certa conoscenza  e capacità. Da qui l’idea di creare una nuova piattaforma che funzioni ad argomenti, mostrando i post prodotti da questa tipologia di utenti e utilizzando quindi questi post come mezzo per proporre gli argomenti trattati in più larga scala senza necessità che questo avvenga attraverso un lento e spesso improbabile ingresso nella top100.

Seconda novità che verrà proposta è la messa a disposizione degli utenti di una possibilità di stabilire un ulteriore criterio della scelta: l’autorità delle fonti da mostrare nei risultati di ricerca.
Con questa seconda proposta di Technorati torniamo in pieno all’interno della discussione del mese scorso: il numero di link (perché questo si intende con autorità secondo quanto detto da Sifry) è un criterio valido per stabilire l’affidabilità di una fonte all’interno di una ricerca?
Noi abbiamo già detto che ci pare una soluzione insufficiente, ma la strada che si sta prendendo pare proprio questa. Dipenderà ovviamente dalle reazioni e dagli utilizzi che gli utenti ne faranno visto che si tratta di un settaggio manuale, ma se l’abitudine di considerare questa come la reale autorità delle fonti, così come oggi si ritiene Google non un, ma Il metodo di ricerca, avremo dei risultati paurosamente falsati, con i blogger più in vista capaci di avere su argomenti specifici che magari non conoscono un impatto molto maggiore di eventuali esperti.

Questa seconda proposta ci pare insomma una possibile arma a doppio taglio, e dovrebbe spronarci a proseguire la discussione sui criteri necessari per classificare un attimo meglio i documenti pubblicati in rete, oltre questo atteso, ma ancora semplicistico primo passo. Resta tuttavia l’evidenza che anche la ricerca tramite Technorati stia divenendo difficile per via dei troppi risultati mostrati. Le informazioni sono davvero già troppe per riuscire ad estrarne bene quelle più perspicue ed utili in tempi brevi.

scritto da: Fasttrack alle ore 16:34 | link | commenti (1)
categorie: blog, internet, media, blogosfera, technorati, rating
12/02/2006

Contro il determinismo tecnologico, sull'affidabilità delle fonti

Riprendo quanto postato da Carla sul suo blog e cerco qui di chiarire alcuni aspetti del problema Affidabilità delle fonti, su cui si discute da tempo.

Partendo dal principio. Credo ci sia una piccola confusione di termini riguardo al “rapporto fiduciario basato su una continua frequentazione” pronunciato da Paolo Valdemarin Su Nòva del 26 gennaio scorso. Infatti qui non ci troviamo a trattare la pertinenza del singolo documento come se esso fosse sospeso nel vuoto. Ci troviamo piuttosto ad utilizzare la precedente produzione di un blogger o le reazioni della blogosfera a determinati post per cercare di creare un qualche meccanismo che ci permetta di dare una valutazione a priori su quanto è o sarà prodotto da una certa fonte su argomenti determinati; su quanto un certo testo possa essere pertinente per noi all’interno di un contesto da stabilire di volta in volta. La frequentazione continua può produrre un effetto di questo tipo?
Probabilmente può darci un’idea, può aiutarci a discernere quali documenti consultare prima degli altri, può insomma facilitarci il lavoro iniziale. La ricerca e la lettura del documento non può comunque mai essere esclusa. Stabilire dei criteri che definiscano una qualche affidabilità serve solo a selezionare in un tempo minore i documenti nella massa della produzione intellettiva.
Il problema non è infatti quello di delegare o meno la lettura dei documenti a qualcun altro, quanto il poterci fare aiutare dagli altri nella selezione degli stessi.

Torno ora a una più generica definizione di Internet.
Ho parlato, nel mio documento del 22 gennaio scorso, di Internet come “contenitore” e vado ora a spiegare meglio il perché di fronte alle perplessità di Carla. Nell’immagine descritta, Internet appare come un aggregato libero di documenti ipertestuali, che rifiuta le categorizzazione in quanto rappresentanti di una organizzazione verticale che si opporrebbe ad una organizzazione invece democratica e orizzontale.
Partendo dal presupposto che Internet non è un medium, ma un insieme di media possiamo facilmente notare come non esso non abbia una organizzazione sistematica. Internet comprende reti verticali e verticistiche e comprende reti orizzontali come gran parte della blogosfera. Bisogna sempre considerare come gran parte del web non sia accessibile all’utente comune e come i problemi di accessibilità e di connettività limitino in modo particolarmente evidente l’utilizzo della rete stessa. Internet è dunque un insieme di reti più o meno gerarchicamente organizzate e più o meno interconnesse tra loro. Se dimentichiamo questo principio base, rischiamo di falsare la visione stessa della struttura sociale che nasce all’interno della rete e, di conseguenza, avere ragionamenti magari limitati o incongruenti che diventano ottime chiavi di risoluzione dei problemi. Il contenitore non è allora pieno di materiale dello stesso tipo, ma di tante piccole scatole create con criteri e regole differenti. Imparare a classificarle e gestirle è un metodo per diventarne consapevoli, per inventariare quanto di diverso possiamo trovare.

Quello che ho appena esposto mi pare un errore reiterato all’interno di una visione della tecnologia in qualche modo “utopistica” che deriva dalla frequentazione di una parte limitata del grande universo che Internet rappresenta. Non so oggi quanto siano in percentuale i documenti web il cui accesso è ristretto o controllato e non so come la moltitudine delle reti sia interconnessa tra loro. Ma se il ragionamento di Carla regge quando parliamo del mio o del suo blog o di qualche sito conosciuto, continua ad avere validità ad esempio all’interno delle pagine riservate della mia università o dei documenti riservati e consultabili solo da determinate categorie nel sito di qualche governo così come dell’ultima associazione di amici? Credo purtroppo di no, la nostra libertà è limitata a quanto possiamo consultare e siccome tutto il resto non ci appare davanti agli occhi, non ci preoccupiamo poi tanto neppure di andarlo a cercare.

Vorrei toccare ora un altro tema molto generale, ma che non mi sembra si sia ancora chiarito. Che differenza c’è tra una biblioteca e Internet?
Innanzitutto occorre esplicitare bene i due termini. Prendiamo per buona la definizione di Internet si cui sopra e soffermiamoci un attimo sul secondo termine.
Quando io parlo di biblioteca non parlo del classico edificio in cui sono raccolti i libri destinati ad essere consultati, non soltanto. Di conseguenza quando parlo di classificazione, non mi rifaccio alla terminologia Dewey o per soggetto che posso trovare nella biblioteca sotto casa. Diciamo piuttosto che è opportuno prendere il termine secondo un’accezione più allargata ripresa sempre dalla semiotica interpretativa. Intendo quindi biblioteca in maniera più vicina al concetto di Enciclopedia di conoscenza; un insieme virtuale di tutte le conoscenze della nostra cultura nel momento storico dato.
Se prendiamo il termine con questa accezione, si nota come ogni percorso di senso all’interno debba essere necessariamente individuale. Come ogni rimando non possa essere stabilito a priori, ma sia una decisione del singolo. Tuttavia resta un problema; le dimensioni di questa massa culturale. Come gestirla? Da sempre l’uomo ha cercato di creare forme di classificazione destinate ad aiutarlo in questo compito, non raggiungendo mai lo scopo che si era prefissato, e cercando al contempo di elaborarne di migliori mano a mano che la tecnologia e la condivisione del sapere producevano un numero sempre maggiore di documenti.


Oggi siamo all’apice di questo percorso. Se ogni ora solo Technorati elabora tanti post quanti libri sono pubblicati nel nostro paese in un anno, come si può trovare in questa massa quello che può essere interessante e separarlo da quello che magari non è utile per noi all’interno di una certa ricerca?
L’unica soluzione è avere un metodo di classificazione delle fonti. Un metodo tendenzialmente semantico, un metodo che parta per categorizzazioni e argomenti e si rifaccia all’esperienza umana che costituisce la spina dorsale della parte abitata della rete.
Che differenza c’è tra questa mia posizione e quella di Sergio Maistrello in fondo? Lui parla del miglior disordine possibile, io parlo di un aiuto umano alla ricerca sia iniziale che nel prosieguo. Entrambi constatiamo la non gestibilità di una rete anarchica.
C’è di sicuro un po’ di speranza in più nei suoi discorsi che nei miei, ma questa è un’altra storia!
In problema è che l’uso dei metadati al momento non ci permette soluzioni definite (ma su questo sto lavorando e pubblicherò presto un piccolo articolo) e nel frattempo dobbiamo cercare di discuterne e di trovare delle soluzioni. Senza rinunciare a dibattere il tema fondamentale. Cosa è e come si può gestire una classificazione di queste dimensioni?

Il problema di fondo che trovo nell’impostazione di Carla è quindi uno solo: che differenza c’è tra la classificazione che lei vede per la rete e quella che esiste nel mondo del documento tradizionale? Io non ho mai usato i cataloghi in biblioteca, sono sempre andato per rimandi di bibliografia e scelta personale, quasi mai ho letto un libro per intero in ambito di ricerca. Non è normale farlo. E che differenza abbiamo tra la classificazione attraverso il paratesto librario e un link ad un documento? Che cosa è una bibliografia se non un aiuto che diamo agli altri sotto forma di scelte soggettive per fargli proseguire un percorso di senso unico e irriproducibile? A cosa può servire una classificazione se non a dare un punto di partenza per percorsi che NON seguiranno quanto il ranking in sé può dire, ma che si muoveranno con libertà attorno ad una linea che fornisce il via, ma che non sa dare di suo indicazioni utili aggiuntive?

Internet non è una biblioteca, è la biblioteca.
Un lettore che, giunto in fondo alle pagine del suo libro, è convinto di “aver letto tutto” è qualcuno che legge romanzi, non che ricerca informazione ed è un limite intellettuale, non del mezzo. Nessun mezzo è capace di esaurire un argomento e nessuno può pretendere di doverlo fare. Bisogna essere consapevoli che stiamo costruendo un percorso, di volta in volta differente, e sempre personale.

L’affidabilità di una fonte cosa è allora? E’ un consiglio, è una qualche forma sempre più elaborata di suggerimento per indicarci possibili strade da percorrere. Non è mai un giudizio fine a sé stesso, altrimenti parleremmo di critica. Ed è davvero sempre più necessaria qui in rete, perché mentre ho scritto tutto questo chissà quante cose sono state pubblicate e non leggerò mai solamente perché non avrò un link che mi conduca a loro oppure perché esse non saranno indicizzate nelle prime pagine di Google. Siamo noi che dobbiamo creare le nostre priorità e renderle disponibili agli altri, siamo noi che dobbiamo cercare le formule giuste per rendere tutto questo più umano.
La tecnologia non sa creare ordini di idee nuovi, è sempre l’uomo a farlo. Ed è per questo che rifiuto il determinismo tecnologico del mezzo. Internet non creerà mai nulla, saremo sempre noi a farlo, ma ci ostiniamo a relegare la nostra fiducia più nei laboratori e nei software che nell’uso che facciamo degli stessi.

Allora l’uso delle nuove tecnologie non avrà mai nulla di sensazionale e nuovo; avrà di certo della caratteristiche inedite, ma saremo sempre capaci di analizzarle partendo dalle nostre vecchie categorie. Se impediamo ad esse di sclerotizzarsi, questo bisogna ricordarlo in ogni momento.

 


scritto da: Fasttrack alle ore 15:28 | link | commenti
categorie: cultura, blog, internet, blogosfera, affidabilità, rating
08/02/2006

Sullo stato della blogosfera

Di grande interesse, nella sua semplicità, l’esposizione sullo stato della blogosfera mondiale pubblicato da David Sifry su Technorati. Analisi quest’ultima che ben ricalca il pragmatismo e la semplicità anglosassone.

Diamo dunque una veloce occhiata ai dati che vengono esposti e vediamo cosa è successo, almeno a grandi linee, negli ultimi mesi nella parte conosciuta del mondo dei blog (quelli segnalati su Technorati e sui cui l’intera indagine è basata).
L’analisi prende in considerazione gli ultimi quattro mesi e, rifacendosi anche alle precedenti analisi, constata come la blogosfera abbia raddoppiato i suoi utenti ogni 5.5 mesi fino ad oggi, raggiungendo la cifra di 27,2 milioni di utenti segnalati. Si parla quindi di una comunità che oggi è oltre 60 volte più numerosa rispetto a quella esistente solo tre anni fa.

Ovviamente ogni giorno nascono nuovi blog (circa 75.000), ma ciò che risulta più interessante è come solo (o almeno) la metà dei blogger (circa 13.7 milioni) continui a postare con una certa regolarità dopo tre mesi dall’apertura del blog. Si nota quindi una notevole dispersione a seguito dell’avventura comunicativa sulla rete. Rifacendoci ai dati di ottobre 2005 possiamo stabilire anche il seguente paragone.

Ottobre 2005 - Blog segnalati 19 milioni, di cui ancora usati a tre mesi dalla nascita 10.4 milioni. Quindi a tre mesi la fedeltà al mezzo era pari a circa il 54.7%

Febbraio 2006 – Blog segnalati 27,2 milioni, di cui ancora usati a tre mesi dalla nascita 13,7 milioni. Quindi a tre mesi la fedeltà al mezzo era pari a circa il 50.4%

C’è una certa discesa percentuale degli utenti attivi. Tuttavia per avere qui una risposta più chiara bisognerebbe standardizzare la raccolta dei dati, ad esempio ogni quattro mesi, poiché stiamo mischiando presente, passato e futuro nel calcolo. Degli utenti oggi attivi non sappiamo in effetti quanti saranno ancora al loro posto tra tre mesi e fare un confronto di questo tipo, mi pare un poco azzardato.

Interessante considerare come Sifry tragga conclusioni diverse dalle mie. La blogosfera sta crescendo o sta diminuendo? In valore assoluto di certo gli utenti aumentano, ma se ci fosse un trend discendente degli utenti attivi in rapporto ai blog creati, potrebbe voler dire che la blogosfera è entrata in una fase di assetto dopo aver raggiunto una dimensione che le attuali capacità di gestione delle informazioni non permettono di superare facilmente.

Come si potrebbe eventualmente spiegare una reale diminuzione degli utenti attivi in rapporto ai blog creati? Disillusione sul fenomeno? Scarsa attenzione degli altri per via del numero sempre maggiore di fonti e quindi partecipazione in declino per mancanza di feedback? Problematica di gestione delle informazioni prodotte dai blog in rapporto a quanto la blogosfera stessa (i blogger) sa recepire nell’unità di tempo?

Se così fosse la discussione sull’affidabilità delle fonti e sulla gestione delle informazioni del mese scorso assumerebbe un peso ancora maggiore. Non è che troppa informazione può fare male e disincentivare quando il seguirla sembra andare oltre le capacità di percezione immediata? Non si rischia forse di creare reti chiuse di utenza e discussione andando a perdere quella parvenza di unità che si era mantenuta sino ad ora?

Molto interessanti poi le considerazioni sullo spam che avviene all’interno del mondo dei blog, calcolato in circa il 9% dei nuovi blog creati e il 60% dei ping ricevuti da Technorati. Anche qui sarebbe molto interessante potere sapere se dai dati precedenti questi blog sono stati estrapolati oppure no. Il nove per cento dei nuovi blog degli ultimi quattro mesi equivale a parlare di circa 738.000 blog. Numero non irrilevante per calcolare un tasso di fidelità simile a quello che proponevamo sopra.

Proseguendo l’analisi potrei dare per scontato l’annuncio della crescita dei post, arrivati a 50.000 ogni ora, mentre rilevo con piacere la crescita del tagging, ovvero del fornire parole chiave ai post per permettere a tutti gli utenti di trovarli più facilmente. Un po’ di ordine fa sempre piacere!La conclusione è quindi dubbiosa. Tante domande, poche risposte.

I dati come vengono forniti da Technorati non sono chiari; non si riesce davvero a capire se e quanto la blogosfera sia ancora in fase di decisa spinta.

Sarebbe stato molto più utile avere dei dati regolari ed esposti in maniera meno ambigua. Se qualcuno riuscisse a venirne in possesso sarei curioso di leggerli e di poterci ragionare sopra con un po’ di calma per cercare di stabilire la situazione attuale con maggior precisione, ma dal post che ho individuato, al di là dell’entusiasmo del primo momento, non abbiamo i mezzi per poter dare uno “stato dell’arte” chiaro ed univoco.

Potrebbe ovviamente essere solo il mio inglese, ma in caso contrario sarebbe un peccato che alla semplicità e al pragmatismo delle esposizioni anglosassoni, questa volta manchi un poco di scientificità


scritto da: Fasttrack alle ore 22:24 | link | commenti (2)
categorie: blog, internet, blogosfera, technorati

Cose a caso: molto affascinanti (Forse).

Chi sono

Utente: Fasttrack
Nome: Simone Morgagni
Odio scrivere in quattro righe chi sono, come se gli esseri umani e le passioni fossero fatte per essere rinchiuse tra le sbarre di un linguaggio. So così poco di me che non pretenderete mica venga anche a dirvelo senza pensarci, no? Con il dialogo, il dedicarsi agli altri si potrà capire di più, non siate precipitosi. Per favore...

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