-Sproloqui semiosici-

12/02/2006

Contro il determinismo tecnologico, sull'affidabilità delle fonti

Riprendo quanto postato da Carla sul suo blog e cerco qui di chiarire alcuni aspetti del problema Affidabilità delle fonti, su cui si discute da tempo.

Partendo dal principio. Credo ci sia una piccola confusione di termini riguardo al “rapporto fiduciario basato su una continua frequentazione” pronunciato da Paolo Valdemarin Su Nòva del 26 gennaio scorso. Infatti qui non ci troviamo a trattare la pertinenza del singolo documento come se esso fosse sospeso nel vuoto. Ci troviamo piuttosto ad utilizzare la precedente produzione di un blogger o le reazioni della blogosfera a determinati post per cercare di creare un qualche meccanismo che ci permetta di dare una valutazione a priori su quanto è o sarà prodotto da una certa fonte su argomenti determinati; su quanto un certo testo possa essere pertinente per noi all’interno di un contesto da stabilire di volta in volta. La frequentazione continua può produrre un effetto di questo tipo?
Probabilmente può darci un’idea, può aiutarci a discernere quali documenti consultare prima degli altri, può insomma facilitarci il lavoro iniziale. La ricerca e la lettura del documento non può comunque mai essere esclusa. Stabilire dei criteri che definiscano una qualche affidabilità serve solo a selezionare in un tempo minore i documenti nella massa della produzione intellettiva.
Il problema non è infatti quello di delegare o meno la lettura dei documenti a qualcun altro, quanto il poterci fare aiutare dagli altri nella selezione degli stessi.

Torno ora a una più generica definizione di Internet.
Ho parlato, nel mio documento del 22 gennaio scorso, di Internet come “contenitore” e vado ora a spiegare meglio il perché di fronte alle perplessità di Carla. Nell’immagine descritta, Internet appare come un aggregato libero di documenti ipertestuali, che rifiuta le categorizzazione in quanto rappresentanti di una organizzazione verticale che si opporrebbe ad una organizzazione invece democratica e orizzontale.
Partendo dal presupposto che Internet non è un medium, ma un insieme di media possiamo facilmente notare come non esso non abbia una organizzazione sistematica. Internet comprende reti verticali e verticistiche e comprende reti orizzontali come gran parte della blogosfera. Bisogna sempre considerare come gran parte del web non sia accessibile all’utente comune e come i problemi di accessibilità e di connettività limitino in modo particolarmente evidente l’utilizzo della rete stessa. Internet è dunque un insieme di reti più o meno gerarchicamente organizzate e più o meno interconnesse tra loro. Se dimentichiamo questo principio base, rischiamo di falsare la visione stessa della struttura sociale che nasce all’interno della rete e, di conseguenza, avere ragionamenti magari limitati o incongruenti che diventano ottime chiavi di risoluzione dei problemi. Il contenitore non è allora pieno di materiale dello stesso tipo, ma di tante piccole scatole create con criteri e regole differenti. Imparare a classificarle e gestirle è un metodo per diventarne consapevoli, per inventariare quanto di diverso possiamo trovare.

Quello che ho appena esposto mi pare un errore reiterato all’interno di una visione della tecnologia in qualche modo “utopistica” che deriva dalla frequentazione di una parte limitata del grande universo che Internet rappresenta. Non so oggi quanto siano in percentuale i documenti web il cui accesso è ristretto o controllato e non so come la moltitudine delle reti sia interconnessa tra loro. Ma se il ragionamento di Carla regge quando parliamo del mio o del suo blog o di qualche sito conosciuto, continua ad avere validità ad esempio all’interno delle pagine riservate della mia università o dei documenti riservati e consultabili solo da determinate categorie nel sito di qualche governo così come dell’ultima associazione di amici? Credo purtroppo di no, la nostra libertà è limitata a quanto possiamo consultare e siccome tutto il resto non ci appare davanti agli occhi, non ci preoccupiamo poi tanto neppure di andarlo a cercare.

Vorrei toccare ora un altro tema molto generale, ma che non mi sembra si sia ancora chiarito. Che differenza c’è tra una biblioteca e Internet?
Innanzitutto occorre esplicitare bene i due termini. Prendiamo per buona la definizione di Internet si cui sopra e soffermiamoci un attimo sul secondo termine.
Quando io parlo di biblioteca non parlo del classico edificio in cui sono raccolti i libri destinati ad essere consultati, non soltanto. Di conseguenza quando parlo di classificazione, non mi rifaccio alla terminologia Dewey o per soggetto che posso trovare nella biblioteca sotto casa. Diciamo piuttosto che è opportuno prendere il termine secondo un’accezione più allargata ripresa sempre dalla semiotica interpretativa. Intendo quindi biblioteca in maniera più vicina al concetto di Enciclopedia di conoscenza; un insieme virtuale di tutte le conoscenze della nostra cultura nel momento storico dato.
Se prendiamo il termine con questa accezione, si nota come ogni percorso di senso all’interno debba essere necessariamente individuale. Come ogni rimando non possa essere stabilito a priori, ma sia una decisione del singolo. Tuttavia resta un problema; le dimensioni di questa massa culturale. Come gestirla? Da sempre l’uomo ha cercato di creare forme di classificazione destinate ad aiutarlo in questo compito, non raggiungendo mai lo scopo che si era prefissato, e cercando al contempo di elaborarne di migliori mano a mano che la tecnologia e la condivisione del sapere producevano un numero sempre maggiore di documenti.


Oggi siamo all’apice di questo percorso. Se ogni ora solo Technorati elabora tanti post quanti libri sono pubblicati nel nostro paese in un anno, come si può trovare in questa massa quello che può essere interessante e separarlo da quello che magari non è utile per noi all’interno di una certa ricerca?
L’unica soluzione è avere un metodo di classificazione delle fonti. Un metodo tendenzialmente semantico, un metodo che parta per categorizzazioni e argomenti e si rifaccia all’esperienza umana che costituisce la spina dorsale della parte abitata della rete.
Che differenza c’è tra questa mia posizione e quella di Sergio Maistrello in fondo? Lui parla del miglior disordine possibile, io parlo di un aiuto umano alla ricerca sia iniziale che nel prosieguo. Entrambi constatiamo la non gestibilità di una rete anarchica.
C’è di sicuro un po’ di speranza in più nei suoi discorsi che nei miei, ma questa è un’altra storia!
In problema è che l’uso dei metadati al momento non ci permette soluzioni definite (ma su questo sto lavorando e pubblicherò presto un piccolo articolo) e nel frattempo dobbiamo cercare di discuterne e di trovare delle soluzioni. Senza rinunciare a dibattere il tema fondamentale. Cosa è e come si può gestire una classificazione di queste dimensioni?

Il problema di fondo che trovo nell’impostazione di Carla è quindi uno solo: che differenza c’è tra la classificazione che lei vede per la rete e quella che esiste nel mondo del documento tradizionale? Io non ho mai usato i cataloghi in biblioteca, sono sempre andato per rimandi di bibliografia e scelta personale, quasi mai ho letto un libro per intero in ambito di ricerca. Non è normale farlo. E che differenza abbiamo tra la classificazione attraverso il paratesto librario e un link ad un documento? Che cosa è una bibliografia se non un aiuto che diamo agli altri sotto forma di scelte soggettive per fargli proseguire un percorso di senso unico e irriproducibile? A cosa può servire una classificazione se non a dare un punto di partenza per percorsi che NON seguiranno quanto il ranking in sé può dire, ma che si muoveranno con libertà attorno ad una linea che fornisce il via, ma che non sa dare di suo indicazioni utili aggiuntive?

Internet non è una biblioteca, è la biblioteca.
Un lettore che, giunto in fondo alle pagine del suo libro, è convinto di “aver letto tutto” è qualcuno che legge romanzi, non che ricerca informazione ed è un limite intellettuale, non del mezzo. Nessun mezzo è capace di esaurire un argomento e nessuno può pretendere di doverlo fare. Bisogna essere consapevoli che stiamo costruendo un percorso, di volta in volta differente, e sempre personale.

L’affidabilità di una fonte cosa è allora? E’ un consiglio, è una qualche forma sempre più elaborata di suggerimento per indicarci possibili strade da percorrere. Non è mai un giudizio fine a sé stesso, altrimenti parleremmo di critica. Ed è davvero sempre più necessaria qui in rete, perché mentre ho scritto tutto questo chissà quante cose sono state pubblicate e non leggerò mai solamente perché non avrò un link che mi conduca a loro oppure perché esse non saranno indicizzate nelle prime pagine di Google. Siamo noi che dobbiamo creare le nostre priorità e renderle disponibili agli altri, siamo noi che dobbiamo cercare le formule giuste per rendere tutto questo più umano.
La tecnologia non sa creare ordini di idee nuovi, è sempre l’uomo a farlo. Ed è per questo che rifiuto il determinismo tecnologico del mezzo. Internet non creerà mai nulla, saremo sempre noi a farlo, ma ci ostiniamo a relegare la nostra fiducia più nei laboratori e nei software che nell’uso che facciamo degli stessi.

Allora l’uso delle nuove tecnologie non avrà mai nulla di sensazionale e nuovo; avrà di certo della caratteristiche inedite, ma saremo sempre capaci di analizzarle partendo dalle nostre vecchie categorie. Se impediamo ad esse di sclerotizzarsi, questo bisogna ricordarlo in ogni momento.

 


scritto da: Fasttrack alle ore 15:28 | link | commenti
categorie: cultura, blog, internet, blogosfera, affidabilità, rating
08/02/2006

Pubblicazione saggio

Il saggio sull'affidabilità dei documenti in rete è stato oggi pubblicato anche sul numero di febbraio della rivista online Agli incroci dei venti.

Da ora potrete quindi leggerlo anche Qui.

scritto da: Fasttrack alle ore 03:45 | link | commenti
categorie: blog, internet, affidabilità, rating, agli incroci dei venti
07/02/2006

Affidabilità dei blog in formato Wiki

Finalmente la discussione dello scorso gennaio sull'affidabilità delle fonti in rete e su come i blog possano contribuire a stabilirla o ad indicarla viene sottratta alla rapida senescenza cui siamo abituati in rete e si ripropone per una discussione diluita nel tempo e, speriamo, non meno produttiva di quella che si è sviluppata sino ad ora.

Io in prima persona sto proseguendo gli studi per ampliare quanto ho scritto a tutto quanto concerne il web semantico, quindi le prospettive e i limiti che esso sembra prospettare proprio riguardo il problema della classificazione dei documenti prodotti dalla rete, ma questo richiede tempo. Per non perdere la vivacità della discussione che si era creata si è pensato di utilizzare un altro supporto che la rete ci ha fornito con l'intento di riunire tutti quanti, nel limite delle nostre possibilità, per andare ancora un passo oltre.

E' così che, in collaborazione con Enrico di Schegge e riflessi, abbiamo allestito una pagina Wiki all'interno della quale tutti i contributi sono bene accetti oltre che calorosamente attesi.

Il punto di partenza che abbiamo preso è il mio documento del 22 gennaio scorso, adattato per l'occasione.

Speriamo ovviamente che questa iniziativa possa accompagnare al tradizionale funzionamento dei blog (breve discussione e commento prima di passare ad altro) una seconda matrice più di riflessione. Ovviamente questa soluzione che utilizza un format temporale diverso non vuole in alcun modo sostituire la funzionalità del blog, quanto affiancarvi una prospettiva complementare capace di far sedimentare quanto è stato detto per proporre in un secondo tempo una ulteriore produzione comune di cultura.

Ringrazio quindi tutti quanti coloro che fino ad ora hanno partecipato alla discussione e invito tutti quanti a ritrovarsi sul forum prima e sulla pagina Wiki in seguito per proseguire insieme questa esperienza.

scritto da: Fasttrack alle ore 02:45 | link | commenti
categorie: blog, internet, wiki, affidabilità, rating
30/01/2006

Il link, nel bene e nel male

Riprendo da Mauro Lupi questa notizia su Opinmind, una sorta di motore di ricerca per blog che mostra i risultati sotto forma di giudizi personali, positivi o negativi.  Anche io mi aspetto che in futuro applicazioni che si basano su questo principio siano destinate a moltoplicarsi. Il fatto è che qui si utilizzano i giudizi in maniera estremamente terra terra; la discussione che si è sviluppata lungo questo mese sull'affidabilità delle fonti in rete ha raggiunto risultati teoricamente molto più complessi e sarebbe un peccato lasciarla andare.
I link sembrano destinati ad assumere un valore semantico, quindi a mostrare in maniera evidente (almeno alle macchine che li conteggiano per i ratings) se sono caricati o meno di valore e se questo è positivo o negativo.
Sto conducendo una breve analisi in merito, non so ancora quando potrà essere pronta. Ma abbandonare la discussione che era cominciata sarebbe uno spreco. Insieme ad Enrico di Schegge e riflessi rilanceremo nei prossimi giorni l'argomento grazie a un forum e una pagina wiki aperta a tutti quanti.
Speriamo, ovviamente, che ci sia partecipazione.

scritto da: Fasttrack alle ore 19:24 | link | commenti
categorie: blog, internet, affidabilità, rating
24/01/2006

Semantica del blog: una via per l'affidabilità?

Cerco di rispondere velocemente a quanto detto da Dario nel suo ultimo post, più che altro perché questi sono giorni molto pieni e di tempo non ce n’è. Ci torneremo sicuramente sopra con più calma.  

Il problema di stabilire con una precisione un po’ migliore l’affidabilità dei documenti pubblicati in rete è effettivamente, e non può essere diversamente, un problema semantico. Con ciò intendo dire che il collegamento in sé (d’ora in avanti parleremo di valutazione sintattica, come fa Dario nel suo post) non ci dice nulla di più che la mera contabilità delle pagine che rimandano ad un determinato documento. Ovviamente questo non ci fornisce elementi di maggiore discriminazione rispetto a quanto sapevamo prima: perché una pagina è così linkata? Ci sarebbero infiniti motivi differenti e potenzialmente validi. Si tratta quindi di spostare la questione sul livello semantico dei collegamenti, ovvero sul valore di cui essi sono investiti culturalmente dal creatore.  

Considerando che un link non è soggettivo, non ci è possibile in alcun modo usarli per darci una qualche indicazione sulla reale affidabilità di ciò a cui rimandano. Questo se escludiamo due ipotesi.  

1.      Utilizziamo dei sotterfugi inserendo un valore semantico a posteriori al collegamento. (questa è la via più comoda e di immediata realizzazione, quella che ho proposto io nel mio ultimo documento)

2.      Inseriamo un valore semantico nel link in sé, modifichiamo il codice con cui esso è costruito e diamo, determiniamo, link differenti a seconda del contenuto che vogliamo dare agli stessi  

Questa seconda via è certamente quella del futuro, ma ancora non  pare alla nostra portata. Manca in effetti la definizione di uno standard comune al web e di facile utilizzo (non scordiamo che dovrebbe essere utilizzata a livello mondiale, considerando anche le differenza semantiche che esistono tra le lingue, dove l’aggettivo fantastico detto da un italiano potrebbe essere l’equivalente di un semplice good per un inglese).  

Inoltre il problema della insicurezza propria ai dati non verrebbe attenuata, perché ci imbarcheremmo in un sistema di valutazioni puro e semplice, con gli utenti del web impegnati in continuazione a dare voti a quanto trovano, con tutte le loro diversità, le loro opinioni differenti e i giudizi tremendamente discordanti.  

Come giustamente conclude Dario, il problema non sta tanto nel meccanismo, in quanto con entrambe le soluzioni finora prospettate si potrebbe costruire un qualche tipo di ranking. Il problema resta gestire quanto si crea ed evitare che venga utilizzato in malo modo, evitare che esso degeneri attraverso l’uso forzato che qualcuno potrebbe farne.

Ma davvero c’è qualche campo del vivere umano in cui questo non sia vero? Stiamo forse cercando di portare sulla rete un metodo perfetto di classificazione che non abbiamo saputo creare in nessun altro momento dell’esistenza del genere umano? Il problema non è tanto di trovare un modo ideale, quanto di proseguire la ricerca verso un modello migliore di quello attuale perché oggi trovare dati affidabili in rete è sempre più un’impresa e tutto ciò non può che peggiorare di giorno in giorno.  

Il primo passo che dobbiamo fare è, a mio avviso, abbandonare le classifiche e spostare la discussione sull’affidabilità sui singoli documenti. Il web non può restare solo una vetrina, sia essa per i buoni o per i cattivi o per il blog più cool e popolare del momento. Bisogna davvero cominciare a pensare più al prodotto che al produttore. Forse questo basterebbe ad evitare gran parte dei fenomeni di devianza che i metodi di classificazione hanno sempre prodotto.  

Purtroppo ad essi non possiamo fare a meno, oggi più che mai

P.S. Sulla prospettiva di un investimento semantico dei collegamenti web mi riservo di tornare tra qualche giorno, passati gli ultimi esami in università e raccolta una documentazione aggiornata sufficiente.


scritto da: Fasttrack alle ore 21:32 | link | commenti (3)
categorie: blog, internet, ipotesi, affidabilità, rating
22/01/2006

La blogosfera nel periodo dell'affidabilità

Come annunciato in precedenza pubblico l'intero rapporto sull'affidabilità delle fonti in rete. Ringrazio tutti coloro che con i loro ragionamenti, le critiche ed i commenti hanno contribuito a strutturare i miei pensieri e, proprio per questo, li invito a continuare, ad insistere nella loro opera maieutica. Ora mi riposo un poco che questo documento mi è costato abbastanza ore negli ultimi giorni!

Intanto il tutto è scaricabile in  formato pdf qui


scritto da: Fasttrack alle ore 16:21 | link | commenti (3)
categorie: blog, internet, ipotesi, affidabilità, rating
19/01/2006

Il ruolo del blog, Feedback o campo di prova?

Sto cercando di condensare le discussioni di questi giorni in un piccolo saggio per la rivista online Agli incroci dei venti con cui collaboro ormai da diversi anni. Spero che possa essere pronto entro il fine settimana.

Il tema dell'affidabilità delle fonti nella blogosfera è destinato infatti ad acquisire comunque un posto sempre più rilevante. Quando le informazioni aumentano oltre la soglia di guardia è necessario decimarle nel minor tempo cercando di effettuare la scelta più accurata. Un problema che noto in questa discussione avviatasi negli ultimi giorni è la partecipazione limitata che essa riesce a ottenere. Mi attendevo in effetti una reazione un po' più ampia, mentre il modo di procedere della discussione tramite blog si sta rivelando più lenta di quanto pensassi in principio. Mi viene da domandarmi a questo punto: Il blog è davvero un luogo adatto per andare oltre il commento di posizioni definite a priori e di documenti preparati in precedenza? Il blog è un terreno di discussione comune oppure è più un luogo per ottenere feedback rispetto ad un lavoro che comunque viene svolto in maniera tradizionale? Cerchiamo sulla rete informazioni da utilizzare e commenti immediati oppure cerchiamo la discussione  e la costruzione comune di conoscenza?

Sono questioni che mi sto ponendo in queste ore. I commenti che si ricevono non entrano quasi mai direttamente nel merito dei post. Quale è dunque il ruolo del blog nella distribuzione di conoscenza e nella gestione dei progressi della stessa? Nel caso specifico della discussione sull'affidabilità che stiamo portando avanti, un metodo di tipo Wiki, oppure un forum un po' più classico, non potrebbero forse rivelarsi più adatti? E questo dipende da come gli utenti utilizzano il blog oppure dalle sue caratteristiche di base?

Forse ciò deriva semplicemente dalle aspettative che potevo avere, ma sarebbe interessante sapere cosa ne pensano gli altri.

Continuerò a seguire lo sviluppo della discussione ed entro il fine settimana pubblicherò un documento riassuntivo che esponga la mia posizione sull'argomento con le linee guida che potrebbero guidare una classificazione di base e una prima proposta di prova sul campo della teoria. Sino ad allora ogni commento, ogni consiglio, ogni opinione anche contraria sulla divisione in tre classificazioni separate che ho proposto ieri: Affidabilità-Influenza-Visibilità e sui 4 punti che possono condurci a meglio stabilire come sia rilevabile l'affidabilità di un blog, sono ottimamente accetti.


scritto da: Fasttrack alle ore 02:01 | link | commenti (4)
categorie: blog, internet, affidabilità
18/01/2006

Affidabilità, la discussione continua

Dopo aver letto i nuovi post pubblicati da L’indipendente e da Enrico Lanzara , ritorno sull’argomento dell’affidabilità dei contenuti di un blog. Cercheremo di chiarire bene quale possa essere l’utilità di una classificazione di questo tipo cercando al contempo di capire il perché una classificazione seria sia ormai non solo sperata, quanto piuttosto necessaria.
 
A costo di apparire noioso, vorrei paragonare la blogosfera al concetto più generale di semiosfera come insieme globale della cultura umana proposto da Jurij Lotman. In breve, Lotman ritiene che l’intera cultura umana sia formata da una miriade di linguaggi differenti, capaci però di interagire tra loro tramite dei meccanismi di derivazione biologica. Nella concezione di Lotman non c’è dunque un insieme unico e definito di nozioni e di credenze, quanto piuttosto un grande numero di sottoinsiemi culturali che convivono separati, che si compenetrano, o che entrano in relazione tra loro modificandosi vicendevolmente e formando la cultura che conosciamo e all’interno della quale viviamo. Il mondo di internet è uno di questi, la blogosfera uno dei suoi sottoinsiemi.
 
All’interno di questa idea di cultura dunque la classificazione e la continua riclassificazione dei dati presenti è condizione necessaria e fondamentale per la gestione e la comprensione dell’insieme, del linguaggio medesimo. Se essa non è efficiente o non avviene, non possiamo sapere lo stato attuale del sistema, quindi per noi è come se esso non esistesse. Ho preso questo esempio di matrice semiotica perché credo sia quello che possa meglio adattarsi al mutevole mondo dei blog e perché rappresenta in pieno lo sviluppo di questo settore della rete secondo una matrice strutturale solida e ben strutturata.
 
La classificazione dei blog, il poter stabilire la loro influenza, la loro affidabilità, la loro influenza e la loro visibilità (riprendo qui una distinzione fatta qualche giorno fa da Maurizio Goetz nel blog di Giuseppe Granieri), è necessaria il prima possibile perché la blogosfera sta uscendo dal nostro controllo per via di una mole di dati da elaborare evidentemente eccessiva per qualsiasi essere umano. Ritengo inoltre che gli attuali metodi di classificazione (Technorati in primis) non siano affidabili e non forniscano servizi davvero destinati a fare la differenza, ad aiutarci ovvero a gestire in maniera decisamente migliore questa mole di dati. Si potrebbe dunque aspettare il colpo di genio di qualche imprenditore della rete, che venga ad offrirci un servizio migliore, ma credo sia meglio cominciare a discutere e a elaborare qualche idea in proprio, attraverso una discussione collettiva, perché ciò ci garantirebbe maggior libertà e perché ciò ci permetterà un migliore risultato.
 
La proposta ideale sarebbe quella di avere all’interno della stessa discussione addetti ai lavori (coloro che devono per mestiere stabilire criteri che sono anche di evidente rilevanza economica) e utenti capaci di proporre ed elaborare la proposta più adatta per mitigare l’intervento del fattore economico all’interno di questa classificazione.
 
I tre punti che riprendo da Maurizio e che vorrei sviluppare sono i seguenti:
 
  1. Affidabilità di un blog.
Questo è il punto su cui mi sono finora soffermato in misura maggiore (scarica documento in pdf ), poiché ritengo che la classificazione delle fonti in rete sia ancora tremendamente scadente. In quanto studente, ho l’abitudine giornaliera di cercare opere, fonti e idee sulla rete, avendo i problemi di tutti nello stabilirne in breve tempo l’utilità personale di certo, ma in misura maggiore la reale fondatezza di quanto scritto. Ho proposto in questo caso un algoritmo di calcolo che divida su quattro diversi fattori il calcolo (che deve portare ad un semplice risultato numerico) sulla presunta fidatezza di un determinato blog. Ho pensato che i fattori in gioco siano principalmente due, il tempo e il giudizio della rete. Inoltre ho proposto alcuni accorgimenti per cercare di eliminare il rumore di fondo prodotto dalle cricche che si auto-linkano, il rumore prodotto da chi è in rete da molto tempo rispetto magari ai più giovani, ma più valenti, e il rumore prodotto da chi non è affidabile, ma è estremamente abile a produrre rumore e quindi a guadagnarsi citazioni. L’ipotesi è solo al suo primo stadio. Sarebbe interessante, credo, usarla come punto di partenza per produrre un documento valido, inserendo magari altri termini o modificando il peso di quelli presenti. Oltre a questo sarebbe interessante che qualche addetto ai lavori potesse delucidarci, in seguito, su una sua fattibile messa in pratica, ovvero: questa ipotesi oltre ad essere plausibile, regge all’impatto con la prova empirica?
Per fare questo io davvero non ho i mezzi necessari.
Ad essa unirei comunque una classificazione primaria in termini di tags, perché questa permetterebbe di dividere la blogosfera in ambiti meglio definiti, ma non rigidi e permetterebbe al nostro motore di ricerca di terza generazione di stabilire l’affidabilità secondo ambiti meglio distinti, producendo quindi maggiore sensatezza nelle risposte e tempi di ricerca più rapidi. In fondo sapere che il blog di Caio è iperaffidabile per quanto riguarda la cucina ligure, potrebbe non interessarci molto mentre cerchiamo notizie geologiche sul substrato del Gran Sasso…
 
 
  1. Influenza di un blog.
L’influenza di un blog è un termine già più complesso, che proporrei tuttavia di calcolare a parte. Questo lo farei perché “influenza” è un concetto ancora più labile di “affidabilità” e deriva per lo più dalle reti di rapporti umani stretti nel tempo dal blogger che dal reale valore dei contenuti che propone. Il punto 4 della mia ipotesi di calcolo dell’affidabilità mira proprio a creare una differenza di valore tra i due termini. Se un blogger ha costruito una solida rete di relazioni, sicuramente sarà in grado di garantire ai propri post un maggiore sviluppo all’interno della blogosfera e quindi avere maggiori possibilità di modificare in qualche modo la situazione. Continuando ad esemplificare potrei dire che questo mio post non avrà l’immediata esplosione mediatica del post di Grillo da ci tutta questa discussione è partita. Questo a prescindere dal reale valore dei contenuti espressi. L’influenza di un blog secondo me è ben definibile dal numero di blogger attivi che seguono e quindi riprenderanno i post pubblicati da esso. Diciamo che se ho 10.000 utenti e uno solo scriverà sul suo blog riprendendo un mio post la mia influenza sarà minore di quella di un blogger che si ritrova solo 100 utenti, ma tutti desiderosi di riprendere la notizia sulle loro pagine. Questo perché ovviamente in rete funzionano leggi esponenziali per diffondere le notizie e un numero maggiore di post, garantisce al 99,9% un numero infinitamente maggiore di contatti.
Per cercare di esprimere numericamente questo valore si potrebbe in maniera molto empirica incrociare il numero di post in cui compare il link ad un determinato blog con la presenza o meno del proprietario del blog che link sul blog di origine (quindi cercare ad esempio un mio commento, e l’ovvio link del mio blog, sul sito di Grillo da cui io riprendo un post). Ma questa è una idea per ora buttata là, e sono le due di notte, quindi mi riservo di modificarla a orari più umani.
 
  1. Visibilità di un blog.
Questo parametro è forse il più facile da identificare. La visibilità è il numero di contatti virtuali che un blog riesce ad ottenere ad ogni pubblicazione dei suoi post. Per trovare questo valore si potrebbero sommare le visite effettive del blog e le visite effettive dei link diretti che ottengono i singoli post. Parlo di singoli post perché il parametro di visibilità che vorrei calcolare è fatto su ogni post ed è poi messo in relazione con gli altri, sia perché così facendo garantiamo che la maggiore visibilità che hanno coloro che postano spesso sia messa in luce, sia perché ci permetterebbe di valutare in una seconda maniera l’affidabilità del contenuto dei vari post. Se Grillo ottiene mediamente 1 milione di contatti virtuali e quando pubblica un post sulla fisica quantistica ne ottiene solo 400.000, si potrebbe pensare che la rete non lo abbia ritenuto idoneo ad esprimere questo giudizio o che l’opinione esposta non sia stata considerata rilevante.
 
 
Questa differenziazione potrebbe permetterci di gestire meglio la situazione, di muoverci con le idee più chiare e di farci fare un passo in più verso un blog semanticamente organizzato in cui cercare le notizie potrebbe divenire più semplice. L’analisi contemporanea dei tre fattori ci porrebbe infatti in condizione di avere sempre un secondo riscontro su quanto andiamo a leggere, permettendoci di decidere in maniera più rapida e con un ridotto margine di errore.
Ma la discussione è appena cominciata, spero!

scritto da: Fasttrack alle ore 02:00 | link | commenti (5)
categorie: blog, internet, ipotesi, affidabilità, rating
16/01/2006

Affidabilità e blog (0.1)

Qualche prima, piccola, modifica apportata al documento che ho scritto questo pomeriggio. Più che altro una modifica al punto 4 tendente alla democratizzazione che è insita nel concetto di affidabilità. Il lavoro proseguirà nei prossimi giorni.

Scarica il documento


scritto da: Fasttrack alle ore 01:43 | link | commenti
categorie: blog, internet, ipotesi, affidabilità, rating
15/01/2006

Indizi di affidabilità

In merito alla discussione sviluppatasi nei giorni scorsi sul rapporto edito da Casaleggio, che pretendeva di quantificare l’affidabilità dei blog in base al semplice numero di collegamenti entranti, propongo un’ipotesi differente, ripresa dal funzionamento del meccanismo testuale secondo Eco e che, forse, potrebbe rivelarsi più fecondo.

Scarica il documento


scritto da: Fasttrack alle ore 17:52 | link | commenti (4)
categorie: blog, internet, ipotesi, affidabilità, rating

Cose a caso: molto affascinanti (Forse).

Chi sono

Utente: Fasttrack
Nome: Simone Morgagni
Odio scrivere in quattro righe chi sono, come se gli esseri umani e le passioni fossero fatte per essere rinchiuse tra le sbarre di un linguaggio. So così poco di me che non pretenderete mica venga anche a dirvelo senza pensarci, no? Con il dialogo, il dedicarsi agli altri si potrà capire di più, non siate precipitosi. Per favore...

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