-Sproloqui semiosici-

31/07/2006

Modelli di nuovi autori

Anno scorso lavoravo abbastanza sulla ridefinizione delle categorie interpretative di fronte all'interfaccia grafica. Oggi Federico ripesca il problema ed io ne approfitto per rilanciare le idee che erano state messe sul tavolo. Trovate Qui quanto fu pubblicato.

scritto da: Fasttrack alle ore 19:00 | link | commenti
categorie:
28/07/2006

The Eraser

Oggi cambiamo decisamente argomento. Pubblico infatti una raccolta poetica istantanea nata da una rilettura personale e personalizzata del cd omonimo appena pubblicato da Thom Yorke dei Radiohead.
Spero possa piacervi, non dispiacervi, o che possiate almeno non capitarci sopra se non volete.

Se volete potete leggerla  e scaricarla Qui

scritto da: Fasttrack alle ore 17:26 | link | commenti
categorie: poesia, the eraser
27/07/2006

Mezzo pieno, mezzo vuoto.

Approfitto del post di Kurai sulla Società digitale di Giuseppe Granieri per riprendere la discussione dove la avevamo lasciata alla fine della scorsa settimana. Giusto per chiarire alcuni punti che devono, a mio avviso, restare alla base delle riflessioni sul tema.

Tutta la divagazione sul personalismo all’interno della lettura storica non era il punto principale del discorso ed ha assunto una certa rilevanza solo in funzione dell’intervento successivo di Gattostanco. Il punto in questione che non dobbiamo dimenticare resta  a mio avviso il fatto che Granieri carichi la realtà passata di qualche ombra di troppo al fine di far risplendere maggiormente la novità. Come dargli torto, scrivendo un libro sulla società digitale e sulle prospettive del futuro, credo sarebbe naturale per ciascuno di noi cercare di mostrare il maggior divario possibile rispetto al prima. Resta il fatto che, per onestà intellettuale, io avrei posto la questione non come “ecco tutte le differenze rispetto al passato…”, ma con un più misurato “oltre a tutte le somiglianze che abbiamo detto ci sono anche aspetti che saranno modificati nel seguente modo…”. Semplicemente questo.

Kurai riprende finalmente questo punto nel migliore dei modi; la voce della gente è più forte, per chi è disposto ad ascoltarla. Senza tuttavia che questo avvenga in maniera automatica, senza che questo debba avvenire per forza, senza che questa sia la strada su cui siamo avviati. In un libro sulla società digitale io cercherei maggiormente la misura, i timori, gli errori e meno qualche certezza o la visione idealizzata del sistema. Per superare i problemi abbiamo bisogno di conoscerli. Abbiamo bisogno di libri difficoltosi e colmi di difficoltà.

Per quanto riguarda invece la teoria dei media più strettamente accademica, difendo la mia posizione di grande libertà del pubblico. Probabilmente per via della mia formazione semiotica sono disposto a dare grande importanza al momento dell’interpretazione, ma soprattutto sposto il potere decisionale dei media nelle nostre società dall’alto alle sezioni mediane della macchina produttiva. Mi spiego rapidamente: critico teoria ipodermica e spirale del silenzio perché sono teorie che, pur interessanti, non sono mai state dimostrate empiricamente. Ogni tentativo è fallito in maniera più che misera. Da qui la mia sfiducia.

Per quanto riguarda la descrizione mediatica degli avvenimenti invece mi chiedo quanto essi siano effettivamente gestiti dall’alto e quanto invece dalle aspettative che chi produce informazione sente da parte del pubblico, quanto dalle sue limitate possibilità, quante dal contesto socioculturale in cui esse sono prodotte e quante infine davvero da questi fantomatici vertici che deciderebbero cosa dovremmo ascoltare e pensare durante le nostre giornate.

La mia opinione è che la stragrande maggioranza delle manipolazioni siano involontarie e non spariscano neppure nei media comunitari digitali. Ovvero il blog, la rete non ne sono esclusi. Qui rimando ad un mio pezzo pubblicato lo scorso settembre sulla webzine Agliincrocideiventi.it in cui tratto brevemente il tema, ma probabilmente ci ritornerò sopra a breve, per chiarire ulteriormente e allargare la discussione. Avere un buon feedback non sarebbe male, se possibile.

Sono del resto totalmente d’accordo con la conclusione finale di Kurai. La rete secondo me non innesca un processo diverso rispetto al media tradizionale, ma espande in maniera spropositata le possibilità multidirezionali del processo comunicativo. In questo modo ci viene offerta una reale possibilità di confronto, di gestione dell’universo simbolico costruito dalle notizie. Ma è un processo che, pur meno sviluppato, è alla base di ogni forma comunicativa, e non è esclusiva della rete. Anche qui il punto deve essere ben chiaro per uscire dall’idealizzazione della rete, per inserirla nel mondo reale e notare come essa sia un formidabile sviluppo, ma pur sempre sviluppo dei media già esistenti. Essa non nasce dal nulla e non si sviluppa a parte rispetto alla società tradizionale. Occorrerà sempre ricordarlo in questo primo periodo di troppo facili entusiasmi.

Ripeto ancora, secondo me il libro di Granieri è quanto mai utile per tirare le fila della situazione attuale, utile per la possibilità di discussione, ma resto del parere che preferirei leggere cosa non abilita dell’uso sociale di una tecnologia, perché quello che abilita lo sappiamo, lo vediamo ogni giorno, lo viviamo sulla nostra pelle così come io sto scrivendo queste righe.

Problemi come la visione dei media tradizionali di fronte ai nuovi, l’attendibilità, della cittadinanza digitale e di quella classica, l’accesso alle nuove possibilità sono tuttavia lasciati in secondo piano proprio ora che dovrebbero essere la nostra quotidiana preoccupazione. La società digitale costituisce una buona panoramica, come del resto non mi sono mai stancato di dire, ma è una foto fatta durante il sorgere del sole e lascia tante difficoltà in ombra. E forse sarebbe necessario concentrarsi proprio su quegli angoli bui che restano a lato, sostituendo al progetto in agenda della rete perfetta il brogliaccio della nostra attuale rete perfettibile. Che gli errori siano ben visibili affinché le cose comincino a funzionare come dovrebbero.

Da leggere al di là della retorica, ma altrettanto da discutere e criticare laddove crediamo manchi alle sue grandi possibilità.

24/07/2006

Non solo blog

Riprendo la discussione sull’evoluzione deel blog che si è svolta negli ultimi giorni per aggiungere le considerazioni nate durante il weekend grazie anche alla lettura dei nuovi interventi di Stephen e Samuele.

I pensieri espressi su questi due blog sono esattamente all’opposto tra loro e, forse proprio per questo, io riesco misteriosamente ad essere d’accordo con entrambi, anche se in punti differenti di quello che a mio avviso resta un ragionamento più complesso di quanto noi stessi vogliamo ammettere.

In primo luogo credo che la posizione di Samuele sia corretta poiché egli sostiene come la rete non sia quel luogo complesso visto dai blogger professionisti. La rete è forse per 1/100 costituita da persone che sappiano cosa è un feed, cosa sia e come si usi seriamente un blog, di  conseguenza mettersi a parlare della forma blog da superare gli pare giustamente fuori luogo proprio per una mera cadenza temporale. Non vorremo forse andare oltre prima che il mondo si accora di dove siamo arrivati?!

Il ragionamento non fa una piega e mi trova completamente d’accordo. La stragrande maggioranza delle persone che usa la rete non sa quali sono le potenzialità della stessa, non sa quali sono le regole cui essa è sottoposta e soprattutto, non conosce minimamente la tecnologia che sta utilizzando (non che io stesso sappia molto di più ad esempio). Da qui ho sempre mantenuto la mia posizione ferrea verso la necessità di un’alfabetizzazione maggiore e di una connessione più generalizzata verso tutta la popolazione mondiale. Avere una rete limitata serve davvero a poco. Avere una rete professionale affiancata ad una rete di secondo livello destinata ad utenti che navigano nell’ignoranza renderà la società digitale un fiasco. La necessità primaria è quella di portare il maggior numero di persone alla consapevolezza della complessità dell’ambiente dentro al quale ci muoviamo.

Questo tuttavia non deve impedirci di guardare oltre e di cercare nuove soluzioni alla struttura tutt’altro che definita della homepage di un blog. Sperimentazione e riflessione teorica non devono fermarsi, ma andare di pari passo con lo sforzo per aumentare le dimensioni della parte abitata della rete.

Di qui la necessità del discorso sviluppato da Stephen nel suo ultimo post. Ammettiamolo, è vero, il feed non si limita al blog. Esso è un metodo per muovere dell’informazione su supporti a piacere, ma è un metodo che ha comunque bisogno di un supporto. Quindi se vogliamo fare un discorso serio dovremmo parlare di un metodo di rappresentazione adatto ai feed in contesti vari; blog, telefoni cellulari, feedreader, aggregatori, iTunes, pdf e quant’altro.

Noi stiamo parlando di blog. All’interno di quest’ottica il ragionamento rientra nelle sue linee più naturali. Non stiamo decantando la superiorità del blog sul feed, ma stiamo ragionando su come i due possano interagire in un modo migliore di quanto succede oggi. Il blog è un frame, una facciata che secondo me è abbastanza adatto alla gestione dei feed proprio in quanto sfrutta una modalità come quella della classica pagina html facilmente comprensibile anche ai neofiti, in quanto preserva e costruire le identità personali di chi scrive e commenta, in quanto lascia spazio per una facile interazione grazie ai commenti.

Da qui la posizione secondo cui un’evoluzione del blog verso una sua forma a portale di contenuti ricercabili secondo i gusti dell’utente proposta da me nei giorni scorsi. Perché se il feed è la tecnologia, il blog è la maggior forma d’uso. Ed è l’uso a fare il medium, non la tecnologia.

Un ragionamento molto più interessante sarebbe ora quello di mettersi a discutere sui metodi migliori per gestire un feed su supporti differenti e dirigersi allora verso un software che prepari autonomamente la pubblicazione su tutti questi differenti supporti e capace di resistere all’utente più incapace. Questa sarebbe una notevole novità. Pensateci un attimo, scrivere una volta e lasciare la scelta all’utente se vuole vedere il tutto in forma blog, se vuole riceverlo in pdf via mail, se lo vuole leggere sul telefonino o chissà che altro…

Questo è molto più interessante del discorso originario di certo, ma non toglie la necessità di continuare il primo ragionamento. Piuttosto crea la necessità di cominciare molte altre discussioni.

P.S. contrariamente a quanto suggerito da Stephen nel suo post non ho ancora provato neppure a vedere cosa sia Xfruits … Ora vado, spero di non dover rifare tutto il post!

Update rapido rapido...
Diciamo non tutto, ma è quello verso cui proponevo di dirigersi. Analizzerò e commenterò...

scritto da: Fasttrack alle ore 12:09 | link | commenti (3)
categorie: blog, internet, blogosfera, ipotesi
22/07/2006

Feed, blog, orpelli vari

Si parla, riparla di cosa diventerà il blog domani. Io lo leggo oggi su: Kurai, Spinoza.it, Marlenek's (d)blog, Alberto Mucignat e dico giusto due accaldate parole...

In breve si parte dal ragionamento di Chris Pearson secondo il quale la struttura cronologica inversa del blog non rivesta più il ruolo chiave cui siamo abituati una volta che i feed rss siano diventati di uso comune. Da qui l’idea di mettere in evidenza i contenuti più interessanti, lasciando da parte l’aspetto prettamente cronologico e grafico del blog. Privilegiare la semantica e i contenuti rispetto alla classica visione su browser e alla grafica?

Credo che un eventuale ragionamento su questo punto debba partire da una riflessione primaria sul blog stesso, ovvero cosa rappresenta un blog. Un accumulo di idee legate in maniera temporale? O forse semantica? O entrambe? Un diario personale? Una discussione allungata e aperta?

Personalmente non sono troppo legato all’idea del blog con i dieci ultimi post nella pagina, il blogroll enorme e lungo al fianco e lo stretto e scomodo ordine cronologico per archiviare i post in basso. Ma cosa cercare di modificare e in quale prospettiva? Quali sarebbero oltretutto gli effetti più facilmente prevedibili, quali quelli a lungo termine?

La struttura attuale del blog a mio parere è tutt’altro che definitiva, è tutt’altro che codificata proprio perché il blog non è altro che l’espressione tecnologica più facile ed immediata per rappresentare su browser grafico una discussione in rete su un tempo diluito. Il successo che ha ottenuto deriva da questa facilità di rappresentazione e da un’altrettanto facile ricerca dei contenuti passati. L’arrivo dei feed rss ha un poco modificato le cose, portando molti di noi a frequentare meno la pagina web e molto di più appositi software che “leggono” per noi, ripresentandoci i documenti direttamente offline.

Il grande limite dei feed è la loro mancanza di memoria storica, intendendo con questo che essi non sono progettati al fine di archiviare dei dati, quanto di avvertire sulle novità. Siccome nella mia ottica la stratificazione temporale dei post pubblicati è alla base del processo sociale legato ai blog, non posso vedere con favore l’idea che il blog diventi  un orpello dei feed stessi perché andremmo a perdere una delle fondamentali ragioni di esistenza di questo multimedia collettivo.

Come proporre quindi il blog di domani?
La mia visione tende ad avere blog e feed ancora affiancati, in posizione paritaria tra loro. I feed avrebbero sempre la loro funzione di aggiornamento sulle novità, ma senza la pretesa di sostituire la pagina html.
Al contempo modificherei la struttura della pagina web ospitante il blog con le seguenti modifiche:
1.    Riduzione del numero di post visibili in homepage
2.    Aggiunta di una modalità automatica di ricerca non solamente temporale
3.    Classificazione visibile e strutturata in categorie ad albero
4.    Post simili incolonnati a lato
5.    Post di maggior attenzione incolonnati a lato
6.    Modifica del blogroll

In seguito a questi punti che provvederò ora a spiegare più analiticamente il blog diventerebbe davvero quello per cui credo esso sia destinato; una piattaforma di discussione e di gestione dati dai grandi risvolti sociali. Più simile allora ad una corretta rappresentazione delle personalità che essa esprime di quanto non possa succedere oggi attraverso la nostra gestione del diario online in cui pubblichiamo quotidianamente o quasi i nostri sproloqui più svariati.

1.    Riduzione dei post visibili in homepage: scelta giustificabile per ridurre lo scrolling della pagina, per diminuire il peso della stessa ai fini della massima accessibilità web. Credo sia molto raro infatti che qualcuno scorra più di due, tre post durante una visita browser. Riducendo (ad esempio a 3) il numero di post si concentra l’attenzione sulle ultime discussioni e sulle novità, rendendo la navigazione più agevole. Il collegamento con i post precedenti e con l’intero sviluppo del blog sarebbe assicurato dai punti dal 2 al 6

2.    Aggiunta in homepage di una modalità di ricerca automatica dei dati, quindi di un classico motore di ricerca. Questo permetterebbe di sfruttare la banca dati che il nostro blog rappresenta obbligatoriamente dopo un certo tempo al di là del motivo per cui eravamo finiti sulla pagina stessa. Esempio lampante potrebbe essere una ricerca sull’ultimo libro di Baricco. Finisco su un blog letterario che mi pare valido e dopo aver letto gli ultimi post sul Baricco mi incuriosisco e cerco se sono stati già pubblicati post su un altro scrittore come Christian Raimo. Curiosità e cultura a portata di mouse.

3.    Aggiunta in hompage di una tabella che contenga un numero ridotto di categorie in cui i post pubblicati sono stati divisi dall’autore. Le categorie sarebbero interconnesse tra loro e costituite ad albero dalle più generali alle più specifiche. Questo permetterebbe agli autori del blog di costruire un proprio personale universo di senso che chiunque altro potrebbe seguire. Inoltre si creerebbero dal basso le premesse per una ricerca semantica dei dati presenti in rete.

4.    aggiunta nelle colonne laterali dei post simili già pubblicati sul blog o su altri blog. Come alcuni stanno già facendo questa soluzione permette di meglio contestualizzare le nostre pubblicazioni, aumentando l’attenzione del lettore e facilitandogli un eventuale lavoro di ricerca.

5.    aggiunta nelle colonne alterali dei post che stanno suscitando maggiore attenzione in termini di visite e commenti. Il fine è lo stesso delle modifiche precedenti, aumentare l’attenzione sulle discussioni più accese. Il problema sarebbe il calcolo di un algoritmo valido che permetta di dare il giusto peso alle visite ed ai commenti, oltre alla necessità di calcolare entrambi (scontata per quanto riguarda i commenti, non tale su molte piattaforme per le visite)

6.    Propongo come ultima cosa una profonda modifica del blogroll che allo stato attuale mi sembra più essere una lista di amici e conoscenti che un valido strumento per consigliare ai visitatori blog che crediamo siano interessanti. La modifica che propongo è quella di legare il blogroll alla categoria più generica nella quale il post è inserito. In un blog che vede come categorie – Fisica nucleare – Blogging – Politica – Media – il link al blog di un fisico per noi molto bravo comparirebbe solo nel primo caso e così via. Dare quindi una primaria infarinatura di valore semantico anche al blogrolling, rendendolo un effettivo e utile consiglio per i visitatori piuttosto che un link statico degno di ben poca attenzione in gran parte dei casi. Questa modifica ci permetterebbe oltretutto di gestire una lista di link che in molti casi è divenuta troppo lunga per essere affrontata, una divisione per categorie potrebbe essere già un buon punto di partenza.

Detto questo, nel caldo delle sei del sabato sera mi ritiro senza troppa voglia di rileggere il tutto. Ci tornerò di qui a qualche ora. Buona serata a tutti.

Update 23/07 Il link che rimandava al post di Mucignat era errato ed ora è stato corretto. Ringrazio Gattostanco per la segnalazione e ne approfitto per ringraziarlo anche per la discussione degli ultimi giorni.

scritto da: Fasttrack alle ore 18:02 | link | commenti (3)
categorie: blog, internet, blogosfera, tag , ipotesi, folksonomy, categorizazione, tagging
20/07/2006

Si ritorna a Gramsci

Non mi stanco mai  di ripetere come per capire il presente e il futuro spesso basta rivolgersi verso il passato e cercare una qualche risposta in quei problemi già trattati, ma chissà come dimenticati. L’abitudine all’utilizzo di categorie già esistenti quindi risponde in pieno a questa potenzialità dell’uomo, alla sua capacità unica e al suo bisogno di trasmettere quello che è stato. Credo sia un processo che, se usato con elasticità possa permettere enormi progressi. Il problema è quando mi accorgo che tutti coloro che vedono novità ovunque e cambi epocali ogni due giorni alla fine tornano sempre più indietro rispetto a me.

La discussione partita dal mio precedente post su Granieri e ripresa da Gattostanco, si è ora allargata anche a Carla. E siamo tornati a Gramsci.

Ma andiamo con ordine…

Gattostanco interviene con una spassionata difesa del libro di Granieri, senza averlo letto, come egli stesso dice senza pretese argomentative e forse un poco anche non sapendo nulla di me, come forse è giusto, ma a volte no.

I punti che vorrei trattare in risposta a quanto detto sono tre:
Il concetto di cambiamento storico, la problematica del senso comune davanti ai media e il problema del digital divide come appare nei post scambiati tra Carla e Gattostanco.

Il primo problema da affrontare è quello di poter mettere sul medesimo piano le condizioni storiche che portano allo sviluppo. Per fare questo è necessario cercare di entrare nell’ottica del tempo oggetto di studio e non restare nell’oggi per analizzare il passato. Rifiuto in pieno la tesi personalistica della storia, ma non solo, rifiuto anche l’idea che una persona, per quante qualità possa avere, abbia avuto il privilegio di cambiare il mondo. Questo perché si potranno sempre trovare delle condizioni che erano causa necessaria allo sviluppo nel senso che ha preso. L’idea del cambiamento legato ad una persona, ad una battaglia, ad un evento specifico credo siano da relegare in un cassetto destinato a prendere polvere. Cercherò di spiegare questa posizione confutando gli esempi presi da Gattostanco; Alessandro Magno e Bill Gates.

Cosa sarebbe successo se i macedoni non avessero codificato la loro famosa falange prima della nascita di Alessandro? Cosa sarebbe successo se le città greche avessero ancora avuto la forza per opporsi ai barbari del nord? Cosa sarebbe successo se l’impero persiano non fosse già una struttura pericolante al momento dell’invasione? Sarebbe successo che un pur bravo generale non sarebbe andato lontano, che anzi, probabilmente non sarebbe stato generale e sarebbe rimasto a guardare le sue pecore pascolare per le rocciose vallate macedoni. Il caro signor Gates invece se non fosse nato negli Stati Uniti d’America, se non avesse avuto la fortuna di incontrare i suoi compagni di strada e di vivere in una cultura in cui il genio è prerogativa di chi si occupa di scienze dure, sarebbe probabilmente rimasto un ragazzino dagli improbabili occhialoni preso in giro dai compagni di college, come nei migliori film USA che si rispettino.

Il personalismo va bandito dalla storia proprio perché ognuno di noi si realizza in un contesto che non può essere eliminato e che è comune a tutti. Se non fosse stato Gates, sarebbe stato Torvald, se non fosse stato Alessandro sarebbe stato Pirro e così via. La storia utilizza le personalità per divenire atto da potenza, ma non è legata ad esse. Siamo noi che vogliamo personalizzarla e lo facciamo concentrandoci su quelle dal maggior spicco. Ma eliminare le altre, o considerare qualcuno capace di cambiare il mondo da sé mi pare inutile. Il mondo sarebbe cambiato comunque perché lo fa continuamente sotto una quantità di influssi il cui numero non è neppure calcolabile. Lasciare da parte questa evidenza mi pare quantomeno colpevole. La rete in questo caso può interconnettere, può aumentare i flussi, può dare maggiori disponibilità a tutti, ma non cambia la tipologia evolutiva del processo.

Per quanto riguarda invece i media trovo scarsamente difendibile la posizione espressa da Gattostanco, o meglio, non riesco proprio a trovare la posizione che vuole assumere al di là del sentito dire e del senso comune. Dopo un certo numero di anni passato a studiare media e nuovi media come unico obiettivo della giornata, mi stupisco ora di trovarmi talmente miope da non vedere come i media rendano passivi i propri spettatori. Consiglio quindi a tutti coloro che volessero dare uno sguardo introduttivo al problema a leggere il McQuail (
McQuail, D. (2003) Le comunicazioni di massa, Bologna: Il Mulino), ottimo manuale di comunicazione di massa per principianti. Qui troverete tutte le teorie ben espresse e riassunte. Da quelle degli anni ’40 in cui si credeva che ai messaggi dei media seguisse una reazione ben definita da parte del pubblico, sino a quelle moderne, in cui l’espressione di significato tra media e pubblico è una lotta incredibile tra avanzate e ritirate da parte dei due poli comunicanti che agiscono con una libertà che non ci saremmo aspettati in precedenza.

Qui mi permetto di ribadire quanto detto, ma più che le capacità dialettiche, manca il tempo per far vedere tutto a chi non lo vede, anche perché potrebbe ben cercarlo su un’infinità di manuali, di libri come quello che ho consigliato sopra, oppure anche semplicemente si google, magari tra i lavori che ho pubblicato in passato e all’interno dei quali mi sono già occupato di agenda setting, di libertà di interpretazione di fronte ai media e problemi similari. Il problema non è quindi solamente avere accesso alle informazioni, ma anche sapere come cercarle, sentire la necessità di farlo e utilizzare quindi davvero le possibilità che i nuovi media ci offrono. Il pubblico dei nuovi media spesso è più simile a quello dei vecchi di quanto egli stesso pensi, ma questo dipende da caratteristiche in gran parte personali, come questo stesso caso dimostra. 

Come ultimo punto passo al digital divide, sul quale credo ci sia stata la caduta (sia metodologica, se così possiamo dire, che di stile) più grave del post al quale sto rispondendo. Qui infatti sembra quasi che Gattostanco sostenga un’oligarchia tecnologica, all’interno della quale chi ha l’accesso deve preoccuparsi di mantenere lo status quo, senza pensare troppo alla democrazia perché si sa, questa porterebbe a difficoltà di gestione che potrebbero indurre ad esempio alle censura. Meglio pochi ma buoni, che tanti ma limitati si dice. Al di là dell’aberrazione di questo pensiero, elitista e antidemocratico credo che il problema sia proprio quello di sviluppare la democrazia grazie e all’interno delle nuove tecnologie perché senza di essa non si marcherà mai la differenza col passato e si tornerebbe al ruolo elitista dell’intellettuale gramsciano rivisitato in chiave internettiana.

Non è la tecnologia che fa la differenza (come tutti concordiamo), ma l’uso. E se è l’uso che rende tanto speciale la rete, è proprio perché tutti possiamo usarla in un certo modo e se l’accesso si generalizzasse avremmo il massimo dei vantaggi. Se ciò non avverrà la rete sarà una fotocopia della letteratura italiana di oggi che, al di là di ogni ragionevole dubbio, è asfittica se non morta proprio per quell’analfabetismo letterario che ci caratterizza, per quel mancare attorno agli sforzi di pochi, di una massa capace di comprendere, sostenere e spingere al cambiamento e alla novità. Mai esempio fu più giusto, anche se al contrario delle idee dell’autore.

Ribadisco quindi in pieno la necessità di una spinta democratica all’accesso alla rete come preoccupazione primaria, unitamente allo sviluppo e alla gestione democratica. Le due cose non possono essere separate pena la nascita di guru tecnologici che ricadranno negli errori dei futurologi o pena l’ingabbiamento della rete stessa. Se tutto dipende dalla comunità non riesco a capire come si faccia a volerne già fare una comunità chiusa ancora prima che questa abbia raggiunto la gente comune, ancora prima che questa si sia formata.

Sembra quasi che alle vecchie elite si voglia sostituire in ipotesi una nuova oligarchia tecnocratica, verso la quale sono fermamente, incondizionatamente contrario. L’attenzione verso questo tipo di devianza deve restare alta e la rete può aiutare anche a questo, a correggere gli errori di valutazione, a smussare le posizioni, a riflettere insieme. A patto, ovviamente, di lasciare da parte posizioni e idee a priori insieme a utopie tecnologiche e vecchi spauracchi antidemocratici.

Update pomeriggio 20/7

Leggo ora la risposta di Gattostanco a Carla, la posizione espressa viene un poco mitigata, ma trovo sempre che sia erronea, e per il paragone tra la rete e la televisione, sbagliata nel metodo e nel merito (la televisione, anche quella italiana, è tutt’altro che quello che censura etc. etc., se si sa leggerla e gestirla) e per la credenza secondo cui noi possiamo sapere a priori cosa sia giusto e cosa sbagliato. In base a quest’ultimo assunto dovremmo prima difendere la rete e poi cercare di allargarla.

Una minoranza per quanto aggregata e influente resterà tale se non cerca di convergere verso il resto della società, non può inoltre estraniarsi dai settori altri, pena il decadimento; lo scambio e la comunicazione sono un obbligo.

Invito infine a dubitare da chi è disposto a restringere il campo dei diritti di tutti per difendere quelli (per quanto importanti) di qualcuno. Questo è sempre il primo passo verso la fine della libertà, dell’uguaglianza, dei diritti inalienabili delle persone.

Il mondo umano in quanto sociale ha sempre funzionato a reti, ma ora che ne abbiamo una potenzialmente migliore è come se il nuovo slogan diventasse… Tutte le reti sono uguali tra loro, ma alcune sono più uguali delle altre.

E mi perdoni Orwell, ma dall’utopia al dominio forzato spesso la strada è più breve ed ingenua di quanto possa apparire.

19/07/2006

Non si può stare via due minutini...

Torno ora dopo tre giorni di ritito tra Rimini e San Marino e trovo un gran guazzabuglio in rete!

Ora leggo il commento di Gattostanco e rispondo in nottata...

A rileggergi tra qualche ora

scritto da: Fasttrack alle ore 18:58 | link | commenti
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13/07/2006

Giuseppe Granieri e Thomas Moore

Eccomi alla fine a commentare il nuovo libro di Giuseppe Granieri, La società digitale, comprato e letto la settimana passata. L’impressione generale è buona, il metodo, come del resto avevo già detto del suo precedente lavoro, non molto. La sensazione finale resta purtroppo quella del dubbio.

All’interno di queste 190 agili pagine Granieri descrive la propria visione della società digitale di oggi e le proprie prospettive per domani. Prima attraverso una descrizione dei metodi, poi attraverso una descrizione di cosa cambia nella nostra società e nella  nostra vita quotidiana.

Siccome sul tema di fondo sono d’accordo e credo che buona parte delle prospettive proposte siano frutto di un ottimo lavoro, mi concentrerò su quello che proprio non riesce a convincermi.

In primo luogo sono assolutamente discorde a proporre una separazione netta tra ieri e oggi riguardo il cambiamento. Non credo sia assolutamente vero che oggi la rivoluzione avvenga dal basso mentre in passato avveniva dall’alto. Credo che questo punto sia frutto di una visione molto poco attenta della storia in cui le menti storiche (Colombo, Einstein) e i grandi mezzi hanno cambiato il mondo da soli. Piuttosto se il mondo è cambiato, è successo perché questi personaggi o questi poteri erano nel posto giusto al momento giusto e mancava solo la spallata finale per cambiare il tutto. Il grosso del lavoro veniva anche allora dal basso, anche se non ricordato. Giusto per dare un esempio, Colombo non sarebbe mai partito se non ci fosse stato il giusto contesto socioculturale, e se non fosse partito lui, sarebbe presto stato qualcun’altro. Einstein per di più, veniva dopo una serie di scoperte, da parte di scienziati, anche poco noti, che avevano portato a due passi dalla relatività ed il mondo aveva una situazione tale da poterla accettare. La credenza che il mondo sia fino ad oggi cambiato per merito di qualche re o di qualche grande mente non credo debba nemmeno sfiorare il nostro pensiero. La storia è una produzione collettiva che solo per ragioni di semplicità viene ridotta a pochi nomi.

Questo errore di fondo ed altri similari mi sembrano quasi voler marcare una differenza eccessiva tra ieri e domani, quasi a voler sostenere ad ogni costo la novità delle categorie utilizzate in questa rivoluzione digitale quando, secondo me, le categorie sono cambiate sì, ma a tratti, con difficoltà, e la maggior parte restano indubitabilmente comuni. Capisco sia più facile sostenere che oggi è tutto più nuovo, più bello e più collettivo, ma non dobbiamo per questo recedere da un rigore scientifico che è necessario per proseguire ed avanzare.

In secondo luogo continuo a non condividere l’amore di Granieri per Noelle-Neuman e per la sua spirale del silenzio. Questa teoria, legata a quella dell’agenda setting permette all’autore di sostenere che i media in qualche modo gestiscano il proprio pubblico. Quasi che essi avessero un potere che non entra in relazione con gli spettatori, ma che serva a soggiogarli, a renderli passivi gestendone le velleità informative. Secondo quest’ottica quindi la rivoluzione digitale restituirebbe libertà alla comunità degli spettatori, dandole molte possibilità in più.

In questo caso, di nuovo, mi sento di condividere solo a metà quanto detto nel libro, perché i miei studi mi hanno portato a sostenere una libertà dei lettori di fronte ad ogni media, e se sostengo a mia volta che la rete dia maggiore libertà al pubblico, non esito a dire allo stesso tempo, che non c’è alcuno scarto tra i diversi sistemi. Semplicemente il secondo offre maggiori possibilità, rispetto a quelle minori e spesso non sfruttate dei primi, ma non rispondenti a una nuova logica.

Un altro punto dubbio che attraversa le pagine del libro è indubbiamente il pesante lato utopico di questa fantomatica rete. Possibile che non ci siano grossi dubbi sul futuro della società digitale, possibile che sia tutto rosa e fiori? Il vecchio cultural divide che ora diviene digital divide ce lo siamo scordati? Che fine fanno tutti gli esclusi dalle connessioni a banda larga? Che fine fanno tutti gli analfabeti informatici? Che fine fanno tutti coloro cui i governi bloccano interamente o parzialmente la rete?

Sembra quasi che rose e fiori fioriranno da sé perché così deve essere, mentre io continuo a sostenere che tutto ciò che Granieri descrive nel suo libro non sia altro che l’espressione di concetti già esistenti ed utilizzati che, grazie alla rete, hanno trovato il loro ideale processo di sviluppo, e hanno di conseguenza preso velocità. Il cambiamento epocale non c’è, c’è piuttosto una veloce evoluzione, ma senza rottura come sempre avviene nella storia dell’uomo e come mai vogliamo ammettere. E l’evoluzione non avverrà autonomamente perché così deve essere, ma avverrà se resta alta l’attenzione e la volontà di una cambiamento positivo.

La rete non creerà mai una società migliore, perché altro non è se un nuovo sviluppo della nostra attuale società. Essa è il portare all’estremo la società di oggi, con tutti i suoi pregi e i suoi difetti e di conseguenza ci offre grandi opportunità e altrettanti pericoli, ma la divisione fatta nel libro tra le due identità (classica e digitale), tra le due cittadinanze, che dovrebbero coesistere e vedere chi possiede solo quella classica in svantaggio, quella proprio non posso apprezzarla. La cittadinanza digitale è un surplus di quella classica, ne è evoluzione e non è finalistica. Il maggiore problema che dovremo affrontare ora è quello dell’inclusione di cui nel libro non si fa neppure cenno.

Nonostante tutte le belle idee espresse dunque, e pur condividendo il succo di quanto si dice non riesco a non far rimarcare alcuni errori metodologici che falsano il risultato. La conclusione non mi pare così scontata e credo che un buon libro di dubbi sarebbe stato molto più utile di un libro di risposte.

Non ci serve oggi una nuova Utopia, quanto piuttosto una continua riflessione critica sul nostro sviluppo, sul senso del nostro sviluppo e sulla direzione che vogliamo dargli. E questa è stata un'ottima occasione mancata.

scritto da: Fasttrack alle ore 11:28 | link | commenti (3)
categorie: la società digitale, giuseppe granieri
11/07/2006

Sulle Orme del teatro

Si svolge questa settimana a Santarcangelo di Romagna uno dei festival che considero più meritevoli e interessanti dell'intera estate: Santarcangelo dei teatri.

Iniziato con l'anteprima di sabato sera e destinato a durare sino a domenica prossima il festival è un'ottima occasione per entrare in contatto con il mondo del teatro di ricerca odierno italiano ed europeo e presenta alcune rappresentazioni meritevoli davvero di interesse.

Personalmente non ho avuto, come sempre del resto, troppo tempo per seguire gli spettacoli (spesso in contemporanea tra loro), ma ho sinora seguito e apprezzato la lettura degli ultimi lavori di Mariangela Gualtieri e del teatro della Valdoca sabato pomeriggio e Racconti da Santarcangelo a Santarcangelo di Pippo Delbono ieri sera.

Incredibilmente stimolante come sempre il primo e leggermente più critico il secondo, ma non ai livelli l'ultimo Delbono che avevo visto. Giusto un po' pesante l'iterazione costante del medesimo modello senza bisogno di alcuna variante e l'eccessiva caricatura delle citazioni all'interno dell'opera. Credo che come molte altre volte, a Delbono sia mancata un po' della leggerezza calviniana che farebbe di lui qualcuno davvero sopra gli altri.

Nei prossimi giorni consiglio la visione, per chi ne avesse la possibilità, dello spettacolo proposto dalla Societas Raffaello Sanzio Crescita XII Avignon presente in più serate, di Solides di Catherine Diverrés questa sera e delle letture di Ascanio Celestini con Nicola Piovani sabato 15 luglio, anche se il programma è molto più ampio.

Potete trovare tutte le informazioni utili e molto altro presso il sito web del festival

scritto da: Fasttrack alle ore 08:29 | link | commenti
categorie: santarcangelo dei teatri
09/07/2006

manca qualcosa...

Metà giornata allo studio, metà al mare.

La società digitale, il libro di Granieri appena uscito, l'ho letto tra venerdì e ieri mattina, vi ho trovato una buona lista di cose ccon le quali sono d'accordo, un'altra buona serie di ipotesi condivisibili, ma anche alcune lacune molto pesanti dal mio punto di vista.

Tra domani e mercoledì mi esprimerò in maniera ragionata e puntuale, ma intanto giusto un breve appunto: in questo idilliaco quadro di società digitale, dove finisce l'esclusione?

Buona domenica sera, buona partita per chi la guarda e quant'altro di rito la domenica pomeriggio...


scritto da: Fasttrack alle ore 16:36 | link | commenti
categorie: la società digitale
07/07/2006

Semiotica e società digitale

Oggi dovrei passare la giornata a leggere Dell'imperfezione di A.J. Greimas, libro che considero l'inizio dell'ultima rivoluzione concettuale in semiotica e all'interno della quale mi sono addentrato solo negli ultimi mesi.

Contando il suo essere costituito da analisi e il suo limitarsi ad un numero di pagine abbastanza ristretto conto anche di procedere nella lettura del libro di Bertrand, che apprezzo maggiormente pagina dopo pagina per il suo cauto modo di procedere e per l'onestà intellettuale che traspare da ogni riga che scrive.

Dovrei anche uscire, se trovo il tempo, per andare a ritirare La società digitale di Giuseppe Granieri, appena uscito e su cui non nascondo più di un minimo di curiosità. Ovviamente dirò qualcosa di più nei prossimi giorni.

A puro titolo informativo avverto che lunedì e martedì prossimi sarò in quel di Bologna per scartoffie burocratiche di vario genere e per due appuntamenti, nessuno dica che non sa dove e quando cercarmi ora!


scritto da: Fasttrack alle ore 13:03 | link | commenti
categorie: università, la società digitale
04/07/2006

Aggiornamento mentale

Aggiornamento geopolitico negli ultimi due giorni. Vengo infatti dalla lettura dei numeri 3 e 4 di Limes arrivati qui durante gli ultimi mesi del mio soggiorno parigino. Il primo dedicato alla situazione africana e il secondo agli imperi marittimi. Una ventata di idee un po' pi larghe delle scenario in cui mi trovo attualmente.

Leggendoli mi sono reso conto di quanto vivere in una città di grandi dimensioni e al contempo capitale di una nazione, fornisca informazione quasi per osmosi. Tutti gli articoli sulla situazione post coloniale, su quanto accade in Ciad, in Sierra leone erano cose che avevo già avuto sotto mano, senza neppure ricordare quando e dove. Insomma un'altra piccola, provvisoria ventata di nostalgia.

Lunedì e martedì sarò a Bologna per cercare di dare un ordine alla burocratica fine di questo Erasmus. Spero presto compaiano i voti sul mio curriculum accademico, sì da poter preparare le domande di ammissione per la specialistica. Vorrei avere qualche riscontro prima di mettermi a pensare seriamente a cosa voglio fare da ottobre prossimo.

Sarà anche il caso di mettersi seriamente a lavorare, ho tanta di quella roba da leggere che non so neppure quando potrei metterci e da oggi non ho più scuse, anche l'ultimo dei mie pacchi di libri spediti da casa sono arrivati fino qui. Il materiale ora c'è, il resto devo trovarlo da qualche parte.

Ultime note:

  • Ho visto che sta per uscire un nuovo libro di Giuseppe Granieri, La società digitale, prima o poi lo prenderò per darci un occhio e vedere che dice. eventualmente ne parlerò in seguito.
  • Continua ad esserci una confusione improbabile in seguito al decreto per le liberalizzazioni del governo. Questa davvero è stata una buona idea e le resistenze sono obbligate quando si toccano privilegi, ma...Per favore, non un passo indietro. Se vogliamo cambiare qualcosa non possiamo permetterci il classico passo avanti e i due indietro e credo che la maggior parte dei politici non se ne stia nemmeno rendendo conto. Questa volta mi sembrano più ragionevoli i cittadini comuni, il che è buon segno.
  • Per il calcio....Beh, finalmente, tutti retrocessi e penalizzati speriamo. E peccato non siano stati più severi con le richieste dell'accusa! Poi vediamo come va stasera, io non facci osegreto di sognare una finale Italia-Francia con nostra vittoria finale. Tornerei dai cugini d'oltralpe con un'espressione così divertita e tranquilla che potrei sopportare altri 40 anni di grandeur.

Buona giornata a tutti...


scritto da: Fasttrack alle ore 14:28 | link | commenti
categorie: cultura, politica, francia, università, limes
03/07/2006

Su Denis Bertrand e il privilegio il lunedì mattina

Strano l’effetto di svegliarsi di nuovo a casa il lunedì mattina. La tranquillità che resta solo se affiancata all’idea che entro qualche mese si ripartirà di nuovo (il luogo è ancora da decidere) e il sole caldo di fuori.

Mi manca una stanza in cui lavorare qui in casa, in cui tenere tutta la mia intellettuale voglia di essere sommerso dai libri e dalla cartaccia su cui sto lavorando, ma non per questo ho una scusa per evitare di farlo.

Prendo quindi in mano il Précis de sémiotique litteraire di Denis Bertrand, che ho quest’anno avuto il piacere di conoscere, e riprendo la parte di semiotica passionale per la tesi. La giornata dovrebbe essere tranquilla con magari una uscita verso sera. Mi andrebbe di passare la giornata a Beaubourg, ma prendere un aereo solo per andare in biblioteca dicono non sia molto comodo. Mi sa che resterò a casa alla fine.

Veloce commento di politica italiana. Personalmente apprezzo abbastanza i contenuti del decreto Bersani, ed anche i modi lo ammetto. Capisco bene come il decreto legge sia un metodo legislativo che non spinge al dialogo e al confronto, ma in questo caso penso che il fine principale fosse quello di dare un segnale rapido, di rompere con la linea seguita in precedenza, e quindi questo tipo di azione mi pare estremamente adatto allo scopo.

Ovvia e attesa oggi è scoppiata la protesta dei tassisti, così poveri e mal pagati in Italia rispetto al resto del mondo (non cogliervi ironia sarebbe un reato). Che fare? Beh, ovvio che a toccare dei privilegi si mostra sempre il fianco a rappresaglie da parte di chi li perde, ma cedere sarebbe oltremodo negativo. Bisogna piuttosto passare ora a colpire  rapidamente anche le categorie che sono rimaste escluse da questo primo giro di liberalizzazioni, giornalisti in primis. Non credo che un risarcimento sia necessario per chi, già prima, godeva di benefici che non avrebbe dovuto avere. Forse meriterebbe qualcosa chi era appena entrato nella professione, ma giusto negli ultimi 12 mesi magari, non oltre.

E se gli scioperi e i blocchi continuano e i poveri passeggeri non sanno come fare a lasciare gli aeroporti cosa facciamo? Beh, aumentiamo rapidamente gli autobus e i treni. Inquiniamo meno, facciamo risparmiare i passeggeri e capiamo che, come nel resto del mondo, i trasporti pubblici possono essere una valida alternativa all’auto. Che sia guidata da noi o abbia il suo chauffeur incluso.

La normalizzazione di un paese tesa tra fantasia e folklore come il nostro passa anche da qui.


scritto da: Fasttrack alle ore 12:11 | link | commenti
categorie: politica
02/07/2006

A casa

Sono alla fine rientrato in Italia ieri pomerigio dopo dieci mesi. Ora vedremo cosa si farà d'ora in avanti.

Per il momento mi dedico alla mia tesi, a svuotare i bagagli, a intrattenere il maggior numero possibile di relazioni con tutti coloro che avevo perso di vista e a cercare un buon contratto adsl senza obbligo di durata.

Da domani vedremo.

Di sicuro sarò molto più presente in rete che negli ultimi tempi...

scritto da: Fasttrack alle ore 15:50 | link | commenti
categorie:

Cose a caso: molto affascinanti (Forse).

Chi sono

Utente: Fasttrack
Nome: Simone Morgagni
Odio scrivere in quattro righe chi sono, come se gli esseri umani e le passioni fossero fatte per essere rinchiuse tra le sbarre di un linguaggio. So così poco di me che non pretenderete mica venga anche a dirvelo senza pensarci, no? Con il dialogo, il dedicarsi agli altri si potrà capire di più, non siate precipitosi. Per favore...

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