Cerco di rispondere velocemente a quanto detto da Dario nel suo ultimo post, più che altro perché questi sono giorni molto pieni e di tempo non ce n’è. Ci torneremo sicuramente sopra con più calma.
Il problema di stabilire con una precisione un po’ migliore l’affidabilità dei documenti pubblicati in rete è effettivamente, e non può essere diversamente, un problema semantico. Con ciò intendo dire che il collegamento in sé (d’ora in avanti parleremo di valutazione sintattica, come fa Dario nel suo post) non ci dice nulla di più che la mera contabilità delle pagine che rimandano ad un determinato documento. Ovviamente questo non ci fornisce elementi di maggiore discriminazione rispetto a quanto sapevamo prima: perché una pagina è così linkata? Ci sarebbero infiniti motivi differenti e potenzialmente validi. Si tratta quindi di spostare la questione sul livello semantico dei collegamenti, ovvero sul valore di cui essi sono investiti culturalmente dal creatore.
Considerando che un link non è soggettivo, non ci è possibile in alcun modo usarli per darci una qualche indicazione sulla reale affidabilità di ciò a cui rimandano. Questo se escludiamo due ipotesi.
1. Utilizziamo dei sotterfugi inserendo un valore semantico a posteriori al collegamento. (questa è la via più comoda e di immediata realizzazione, quella che ho proposto io nel mio ultimo documento)
2. Inseriamo un valore semantico nel link in sé, modifichiamo il codice con cui esso è costruito e diamo, determiniamo, link differenti a seconda del contenuto che vogliamo dare agli stessi
Questa seconda via è certamente quella del futuro, ma ancora non pare alla nostra portata. Manca in effetti la definizione di uno standard comune al web e di facile utilizzo (non scordiamo che dovrebbe essere utilizzata a livello mondiale, considerando anche le differenza semantiche che esistono tra le lingue, dove l’aggettivo fantastico detto da un italiano potrebbe essere l’equivalente di un semplice good per un inglese).
Inoltre il problema della insicurezza propria ai dati non verrebbe attenuata, perché ci imbarcheremmo in un sistema di valutazioni puro e semplice, con gli utenti del web impegnati in continuazione a dare voti a quanto trovano, con tutte le loro diversità, le loro opinioni differenti e i giudizi tremendamente discordanti.
Come giustamente conclude Dario, il problema non sta tanto nel meccanismo, in quanto con entrambe le soluzioni finora prospettate si potrebbe costruire un qualche tipo di ranking. Il problema resta gestire quanto si crea ed evitare che venga utilizzato in malo modo, evitare che esso degeneri attraverso l’uso forzato che qualcuno potrebbe farne.
Ma davvero c’è qualche campo del vivere umano in cui questo non sia vero? Stiamo forse cercando di portare sulla rete un metodo perfetto di classificazione che non abbiamo saputo creare in nessun altro momento dell’esistenza del genere umano? Il problema non è tanto di trovare un modo ideale, quanto di proseguire la ricerca verso un modello migliore di quello attuale perché oggi trovare dati affidabili in rete è sempre più un’impresa e tutto ciò non può che peggiorare di giorno in giorno.
Il primo passo che dobbiamo fare è, a mio avviso, abbandonare le classifiche e spostare la discussione sull’affidabilità sui singoli documenti. Il web non può restare solo una vetrina, sia essa per i buoni o per i cattivi o per il blog più cool e popolare del momento. Bisogna davvero cominciare a pensare più al prodotto che al produttore. Forse questo basterebbe ad evitare gran parte dei fenomeni di devianza che i metodi di classificazione hanno sempre prodotto.
Purtroppo ad essi non possiamo fare a meno, oggi più che mai
P.S. Sulla prospettiva di un investimento semantico dei collegamenti web mi riservo di tornare tra qualche giorno, passati gli ultimi esami in università e raccolta una documentazione aggiornata sufficiente.
Pubblico un brevissimo saggio che riassume una prospettiva semiotica della cultura proposta da Jurij Lotman. Il testo è in lingua francese
Le concept de culture vue à travers les outils de la sémiotique, le cas de Jurij Lotman. Le texte est en langue française
Come annunciato in precedenza pubblico l'intero rapporto sull'affidabilità delle fonti in rete. Ringrazio tutti coloro che con i loro ragionamenti, le critiche ed i commenti hanno contribuito a strutturare i miei pensieri e, proprio per questo, li invito a continuare, ad insistere nella loro opera maieutica. Ora mi riposo un poco che questo documento mi è costato abbastanza ore negli ultimi giorni!
Intanto il tutto è scaricabile in formato pdf qui
Sto cercando di condensare le discussioni di questi giorni in un piccolo saggio per la rivista online Agli incroci dei venti con cui collaboro ormai da diversi anni. Spero che possa essere pronto entro il fine settimana.
Il tema dell'affidabilità delle fonti nella blogosfera è destinato infatti ad acquisire comunque un posto sempre più rilevante. Quando le informazioni aumentano oltre la soglia di guardia è necessario decimarle nel minor tempo cercando di effettuare la scelta più accurata. Un problema che noto in questa discussione avviatasi negli ultimi giorni è la partecipazione limitata che essa riesce a ottenere. Mi attendevo in effetti una reazione un po' più ampia, mentre il modo di procedere della discussione tramite blog si sta rivelando più lenta di quanto pensassi in principio. Mi viene da domandarmi a questo punto: Il blog è davvero un luogo adatto per andare oltre il commento di posizioni definite a priori e di documenti preparati in precedenza? Il blog è un terreno di discussione comune oppure è più un luogo per ottenere feedback rispetto ad un lavoro che comunque viene svolto in maniera tradizionale? Cerchiamo sulla rete informazioni da utilizzare e commenti immediati oppure cerchiamo la discussione e la costruzione comune di conoscenza?
Sono questioni che mi sto ponendo in queste ore. I commenti che si ricevono non entrano quasi mai direttamente nel merito dei post. Quale è dunque il ruolo del blog nella distribuzione di conoscenza e nella gestione dei progressi della stessa? Nel caso specifico della discussione sull'affidabilità che stiamo portando avanti, un metodo di tipo Wiki, oppure un forum un po' più classico, non potrebbero forse rivelarsi più adatti? E questo dipende da come gli utenti utilizzano il blog oppure dalle sue caratteristiche di base?
Forse ciò deriva semplicemente dalle aspettative che potevo avere, ma sarebbe interessante sapere cosa ne pensano gli altri.
Continuerò a seguire lo sviluppo della discussione ed entro il fine settimana pubblicherò un documento riassuntivo che esponga la mia posizione sull'argomento con le linee guida che potrebbero guidare una classificazione di base e una prima proposta di prova sul campo della teoria. Sino ad allora ogni commento, ogni consiglio, ogni opinione anche contraria sulla divisione in tre classificazioni separate che ho proposto ieri: Affidabilità-Influenza-Visibilità e sui 4 punti che possono condurci a meglio stabilire come sia rilevabile l'affidabilità di un blog, sono ottimamente accetti.
Qualche prima, piccola, modifica apportata al documento che ho scritto questo pomeriggio. Più che altro una modifica al punto 4 tendente alla democratizzazione che è insita nel concetto di affidabilità. Il lavoro proseguirà nei prossimi giorni.
In merito alla discussione sviluppatasi nei giorni scorsi sul rapporto edito da Casaleggio, che pretendeva di quantificare l’affidabilità dei blog in base al semplice numero di collegamenti entranti, propongo un’ipotesi differente, ripresa dal funzionamento del meccanismo testuale secondo Eco e che, forse, potrebbe rivelarsi più fecondo.
Accesa discussione oggi su un documento proposto da Casaleggio sul declino dei media tradizionali e la supremazia del blog. Posto qui il commento che ho lasciato su Blognotes, invitando sempre alla prudenza in merito alle scappate che gli apprendisti stregoni del web lasciano partire troppo spesso per essere, il più delle volte, smentiti altrettanto rapidamente.
Ho appena terminato di leggere e riflettere un poco sul documento di Casaleggio e sulla discussione che ne è seguita; per quel che mi riguarda ne ho ricavato quattro punti di riflessione principali.
1) Indubbiamente il numero di link che conducono a un blog mi paiono essere un buon indicatore della visibilità del sito, come diceva Giuseppe, difficilmente possono dire di più al momento attuale per via del metodo con cui vengono elaborati. Bisogna inoltre considerare come il loro fattore sia esclusivamente statistico e non possa condurre a giudizi di valore a priori. Una massa di link può essere generata da molteplici fattori che nulla hanno a che vedere con una presunta affidabilità.
2) Per quanto riguarda l’influenza i miei dubbi sono grossomodo gli stessi. Ogni link viene valutato nella ricerca come avente valore identico agli altri, ma è davvero così? C’è forse qualcuno che crede davvero che un link sia uguale ad un altro? Che essere linkati dal maggior esperto mondiale in un determinato settore valga come il collegamento stabilito dall’ultimo blogger arrivato? Qui il problema di fondo è che si scambia la comunità che si crea grazie ai link con un effettivo valore del link in sé stesso. Senza la valutazione umana e soggettiva del collegamento, tuttavia, non possiamo dire che un numero di link possa valere nulla più di una migliore classificazione su qualche page rank. E’ il medesimo processo che avviene nel mondo accademico con le citazioni, come diceva Vincenzo; oltre all’opera che sta in bibliografia ci si riferisce ad un contesto dato che è necessario conoscere oltre le pagine del libro in sé, altrimenti l’errore è dietro l’angolo.
3) Credo sia piuttosto meglio cercare di stabilire l’affidabilità attraverso un processo di categorizzazione in base sia agli argomenti trattati a seconda del caso (cito sempre Giuseppe) e, perché no, attraverso un metodo più complesso di rilevamento incrociato dei link e dei post nelle discussioni che avvengono sui singoli blog (utilizzando quindi anche i tags). Credo potrebbero dare un risultato molto più attendibile. Prendere insomma un singolo dato (il valore numerico dei link) e farne fonte di attendibilità mi pare molto azzardato, non solo da un punto di vista concettuale, ma anche semplicemente statistico; una sola variabile non da garanzie.
4) Mi soffermo inoltre un attimo sul documento in sé prodotto da Casaleggio.
La mia impressione è che sia, non ho paura di dirlo, completamente ridicolo, lanciando frasi a destra e a manca sulla fine dei media tradizionali, sulla supremazia del blog e di internet, per giungere poi a darne le singole caratteristiche e addirittura ad ipotizzare una data (tra cinque e dieci anni dicono) entro cui la loro profezia si avvererà.
Io mi chiedo: in base a cosa lo dicono, in base a quali dati, a quale teoria, in base a quale dimostrazione empirica che non sia quella macroscopica di qualche grafico che non vuole dire nulla? Se me lo dicessero cambierei magari idea, ma mi sembra davvero ingiustificato prestare tale attenzione ad una società di comunicazione che produce documenti di questo genere. Il mio prof di comunicazioni di massa al primo anno di università mi avrebbe riso in faccia e detto di tornare dopo un congruo numero di mesi se avessi prodotto un dossier delirante solo la metà di quello.
In rete bisogna ben fare attenzione tra gli apprendisti stregoni e gli esperti e la difficoltà di calcolare una presunta affidabilità sta proprio in questo; chiunque può dire quello che vuole ed alzare un gran polverone. Trovare risposte è sempre molto più faticoso e meno premiante, anche in termini di visibilità.
Segnalo in estremo ritardo una discussione sul tema della pubblicità cui ho preso parte qualche giorno fa sul blog di Sergio Maistrello. Lo faccio un po' perchè credo che comunque lasci in sospeso molti punti che non avevano troppa attinenza alla discussione del momento, un po' perchè questo resta un ambito in cui le impressioni sembrano continuare a farla da padrone. Non si possono addossare colpe, purtroppo neppure i pubblicitari spesso vengono istruiti a dovere sul proprio lavoro, i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Dovremmo tornare tutti quanti a studiare! Ah no, io già lo faccio...
Come annunciato ecco la versione francese dell'analisi sulla percezione dell'arte nella stazione parigina Arts et Métiers.
Inoltre pubblico anche il commento ad un saggio di Charlie Galibert sull'antropologia della morte nella cultura Corsa, scritto due mesi fa per un esame. Il testo è sempre in francese.
Ora mi ritiro un attimo a riposarmi, alla prossima!
On va ici publier la version française de l'analyse sur la perception de l'art dans la station du métro parisien d'Arts et Métier.
En plus vous pouvez lire une fiche de lecture sur un essai de Charlie Galibert sur l'anthropologie de la mort dans la culture Corse.
Bonne nuit et à bientot!
Aggiornamento stampa:
La tesina sul métro è giunta alla sua versione definitiva o quasi in francese, dovrei pubblicarla questa sera sul blog, poi proverò a chiedere a Carla se le interessa per la rivista, anche se è in una lingua non usuale per i lettori mi sa! Per averne una versione in italiano ci sarà da pazientare mi sa fino a febbraio, perchè non mi limiterò a tradurla, ma apporterò certamente delle modifiche (quella francese è per un esame qui a Paris) per darle un carattere meno esplicitamente dedicato al corso di estetica e comunicazione che ho seguito.
Questa sera provvederò inoltre a pubblicare una scheda di lettura di un saggio antropologico, sempre in francese.
Il piccolo saggio che mi era stato richiesto sulla situazione nelle banlieues francesi è alla sua seconda versione, appena capirò che fine deve fare saprò anche se posso pubblicarlo o meno sul blog o sulla rivista senza dover aspettare altre pubblicazioni. su questo spero di aggiornarvi presto.
La richiesta di saggi per la nuova parte della rivista Agli incroci dei venti è in corso di terza stesura, presto sarà resa pubblica e possibilmente tradotta anche in inglese e francese. Per tutte le novità riguardo questo progetto potete ora eventualmente contattarmi all'indirizzo di posta elettronica simone@agliincrocideiventi.it Presto avrete nuove notizie sui tempi e sui modi.
Ora procederò a finire la piccola inchiesta etnologica sui consumi della televisione che devo presentare martedì in facoltà, appena possibile pubblicherò anche questa.
Tanta, forse troppa carne al fuoco in questi giorni come vedete. Speriamo vada tutto per il meglio.
Analisi sulla percezione dell'arte nel métro parigino, prima versione. (Il testo è in lingua francese)
Analyse de la perception de l'art dans le métro parisien, première elaboration (en langue françaises)
Il lavoro prosegue. La prima versione per la richiesta di materiale è in discussione all'interno della redazione e speriamo presto possa essere resa pubblica. Nel frattempo la ricerca sul métro parigino è in via di correzzione, sia perchè aveva stufato, sia perchè martedì mattina va consegnata e quindi bisogna che sia decente, come dire...
Inoltre è in fase di rilettura anche un pezzo sui recenti scontri nelle banlieues francesi, che mi era stato richiesto, anche se ancora non ho ben capito dove debba poi andare a finire.
Nei giorni a venire quindi troverete queste tre cose probabilmente pubblicate. Inoltre da ora sino alla fine di gennaio saremo in periodo esami, quindi centinaia di cose di troppo da fare, un po' come sempre del resto. Speriamo di tirarci fuori la testa e...beh, che altro per ora, vista la mia faccia meglio augurarvi semplicemente il buon anno!
Cose a caso: molto affascinanti (Forse).