-Sproloqui semiosici-

12/09/2005

La teoria dell'agenda setting e i nuovi media

Una breve discussione sulla teoria dell'agenda setting, quali sono i limiti che presenta e come questa possa adattarsi ai nuovi media, ovvero come a volte le novità non sono poi così dirompenti quanto potrebbe sembrare. Che la pubblicazione online non sia poi così pura come sembra?

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scritto da: Fasttrack alle ore 01:05 | link | commenti (2)
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08/09/2005

Ultimi giorni di lavoro, ripresa delle attività.

I giorni ancora da dedicare al salvamento di ignari bagnanti si contano sulle dita di una mano, il pensiero di conseguenza è già tutto rivolto all’infinità di cose da fare da lunedì mattina, preparativi per la partenza, definizione dell’argomento di tesi, riflessioni da esporre e sviluppare sull’ultimo libro che mi è passato tra le mani, Blog generation di Giuseppe Granieri.

Il primo dubbio mi sorge direttamente dal titolo. Quale necessità si aveva di usare l’inglese per il titolo del volume? Generazione blog non sarebbe forse stato più adatto o perlomeno uguale?

Non credo l’inglese sia destinato a sostituire l’italiano, non credo che tutti quanti siano in grado di cogliere le sfumature delle lingue straniere (anche se ammetto la semplicità nel farlo in questo caso) e di conseguenza, non capisco il perché di una tale scelta se non per ragioni che si sviluppano tra l’esotico, il commerciale e una parvenza di serietà che l’inglese regala sempre quando si parla di tecnologia. Tuttavia le nuove tecnologie non hanno alcuna lingua base, su internet ogni comunità dimostra  forza e coesione attraverso l’imposizione di una terminologia specifica, così come del proprio idioma. L’italiano ovviamente non è una presenza forte su internet. Se consideriamo oltretutto la scarsa conoscenza delle lingue estere che ci portiamo dietro, ognuno di questi piccoli vezzi, ogni scelta stilistica di questo tipo taglia fuori una fetta degli internauti italiani, scelta poco saggia per chi vede la rete come un mezzo democratico che deve raggiungere tutti gli strati della popolazione. Come dice Granieri tuttavia esiste sempre qualcuno che traduce e rende disponibile agli altri questi documenti e così, nel piccolo di questo post dimostrativo ho tradotto il titolo del suo libro per tutti quanti. Già il problema del digital divide (inteso come incapacità di connettersi e utilizzare le tecnologie digitali per la mancanza dei mezzi tecnici necessari) è preoccupante, se poi aggiungiamo un linguistic divide (come sopra, ma dovuto alla mancata conoscenza delle lingue utilizzate) che potremmo evitare senza alcuna difficoltà allora non ci dimostriamo intelligenti come vorremmo credere….

Non sto ovviamente a proporre con questo una campanilistica difesa della nostra lingua, né voglio evitare che si utilizzino termini stranieri. Mi pare solo scontato come il loro utilizzo debba essere ben calibrato, come debbano essere evitati quando non sono altro che un vezzo che provoca l’esclusione immotivata di una parte dei nostri lettori. Scegliere il nostro lettore modello è un diritto che dobbiamo arrogarci, farlo in maniera inconsapevole può anche semplicemente causare una difficoltà comunicativa fine a sé stessa.

 

 

Entro qualche giorno, spero, pubblicherò la prima parte della discussione del libro di Granieri, partendo dal prologo, ovviamente.

                       


scritto da: Fasttrack alle ore 19:52 | link | commenti (2)
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05/09/2005

Si riparte dopo la pausa lavorativa estiva, ancora qualche giorno e si riprende l'attività studiosa, quest'anno in quel di Parigi. Al momento le cose in ballo sono tante, comprese e no negli studi universitari. In prossima uscita avremo alcune poesie sulla rivista online "Agliincrocideiventi" ed un articolo sulla stessa rivista che altro non è se non una risposta ad una critica subita da un mio vecchio pezzo sulla situazione della comunicazione politica in Italia, a presto gli aggiornamenti del caso...


scritto da: Fasttrack alle ore 23:25 | link | commenti
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Cose a caso: molto affascinanti (Forse).

Chi sono

Utente: Fasttrack
Nome: Simone Morgagni
Odio scrivere in quattro righe chi sono, come se gli esseri umani e le passioni fossero fatte per essere rinchiuse tra le sbarre di un linguaggio. So così poco di me che non pretenderete mica venga anche a dirvelo senza pensarci, no? Con il dialogo, il dedicarsi agli altri si potrà capire di più, non siate precipitosi. Per favore...

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