Ci siamo trasferiti sul nuovo dominio alla fine. Da oggi ci trovate nella nuova casa.
Tutto è ancora un po' provvisorio, come in ogni trasloco che si rispetti.
Anno scorso lavoravo abbastanza sulla ridefinizione delle categorie interpretative di fronte all'interfaccia grafica. Oggi Federico ripesca il problema ed io ne approfitto per rilanciare le idee che erano state messe sul tavolo. Trovate Qui quanto fu pubblicato.
Oggi cambiamo decisamente argomento. Pubblico infatti una raccolta poetica istantanea nata da una rilettura personale e personalizzata del cd omonimo appena pubblicato da Thom Yorke dei Radiohead.
Spero possa piacervi, non dispiacervi, o che possiate almeno non capitarci sopra se non volete.
Approfitto del post di Kurai sulla Società digitale di Giuseppe Granieri per riprendere la discussione dove la avevamo lasciata alla fine della scorsa settimana. Giusto per chiarire alcuni punti che devono, a mio avviso, restare alla base delle riflessioni sul tema.
Tutta la divagazione sul personalismo all’interno della lettura storica non era il punto principale del discorso ed ha assunto una certa rilevanza solo in funzione dell’intervento successivo di Gattostanco. Il punto in questione che non dobbiamo dimenticare resta a mio avviso il fatto che Granieri carichi la realtà passata di qualche ombra di troppo al fine di far risplendere maggiormente la novità. Come dargli torto, scrivendo un libro sulla società digitale e sulle prospettive del futuro, credo sarebbe naturale per ciascuno di noi cercare di mostrare il maggior divario possibile rispetto al prima. Resta il fatto che, per onestà intellettuale, io avrei posto la questione non come “ecco tutte le differenze rispetto al passato…”, ma con un più misurato “oltre a tutte le somiglianze che abbiamo detto ci sono anche aspetti che saranno modificati nel seguente modo…”. Semplicemente questo.
Kurai riprende finalmente questo punto nel migliore dei modi; la voce della gente è più forte, per chi è disposto ad ascoltarla. Senza tuttavia che questo avvenga in maniera automatica, senza che questo debba avvenire per forza, senza che questa sia la strada su cui siamo avviati. In un libro sulla società digitale io cercherei maggiormente la misura, i timori, gli errori e meno qualche certezza o la visione idealizzata del sistema. Per superare i problemi abbiamo bisogno di conoscerli. Abbiamo bisogno di libri difficoltosi e colmi di difficoltà.
Per quanto riguarda invece la teoria dei media più strettamente accademica, difendo la mia posizione di grande libertà del pubblico. Probabilmente per via della mia formazione semiotica sono disposto a dare grande importanza al momento dell’interpretazione, ma soprattutto sposto il potere decisionale dei media nelle nostre società dall’alto alle sezioni mediane della macchina produttiva. Mi spiego rapidamente: critico teoria ipodermica e spirale del silenzio perché sono teorie che, pur interessanti, non sono mai state dimostrate empiricamente. Ogni tentativo è fallito in maniera più che misera. Da qui la mia sfiducia.
Per quanto riguarda la descrizione mediatica degli avvenimenti invece mi chiedo quanto essi siano effettivamente gestiti dall’alto e quanto invece dalle aspettative che chi produce informazione sente da parte del pubblico, quanto dalle sue limitate possibilità, quante dal contesto socioculturale in cui esse sono prodotte e quante infine davvero da questi fantomatici vertici che deciderebbero cosa dovremmo ascoltare e pensare durante le nostre giornate.
La mia opinione è che la stragrande maggioranza delle manipolazioni siano involontarie e non spariscano neppure nei media comunitari digitali. Ovvero il blog, la rete non ne sono esclusi. Qui rimando ad un mio pezzo pubblicato lo scorso settembre sulla webzine Agliincrocideiventi.it in cui tratto brevemente il tema, ma probabilmente ci ritornerò sopra a breve, per chiarire ulteriormente e allargare la discussione. Avere un buon feedback non sarebbe male, se possibile.
Sono del resto totalmente d’accordo con la conclusione finale di Kurai. La rete secondo me non innesca un processo diverso rispetto al media tradizionale, ma espande in maniera spropositata le possibilità multidirezionali del processo comunicativo. In questo modo ci viene offerta una reale possibilità di confronto, di gestione dell’universo simbolico costruito dalle notizie. Ma è un processo che, pur meno sviluppato, è alla base di ogni forma comunicativa, e non è esclusiva della rete. Anche qui il punto deve essere ben chiaro per uscire dall’idealizzazione della rete, per inserirla nel mondo reale e notare come essa sia un formidabile sviluppo, ma pur sempre sviluppo dei media già esistenti. Essa non nasce dal nulla e non si sviluppa a parte rispetto alla società tradizionale. Occorrerà sempre ricordarlo in questo primo periodo di troppo facili entusiasmi.
Ripeto ancora, secondo me il libro di Granieri è quanto mai utile per tirare le fila della situazione attuale, utile per la possibilità di discussione, ma resto del parere che preferirei leggere cosa non abilita dell’uso sociale di una tecnologia, perché quello che abilita lo sappiamo, lo vediamo ogni giorno, lo viviamo sulla nostra pelle così come io sto scrivendo queste righe.
Problemi come la visione dei media tradizionali di fronte ai nuovi, l’attendibilità, della cittadinanza digitale e di quella classica, l’accesso alle nuove possibilità sono tuttavia lasciati in secondo piano proprio ora che dovrebbero essere la nostra quotidiana preoccupazione. La società digitale costituisce una buona panoramica, come del resto non mi sono mai stancato di dire, ma è una foto fatta durante il sorgere del sole e lascia tante difficoltà in ombra. E forse sarebbe necessario concentrarsi proprio su quegli angoli bui che restano a lato, sostituendo al progetto in agenda della rete perfetta il brogliaccio della nostra attuale rete perfettibile. Che gli errori siano ben visibili affinché le cose comincino a funzionare come dovrebbero.
Da leggere al di là della retorica, ma altrettanto da discutere e criticare laddove crediamo manchi alle sue grandi possibilità.
Riprendo la discussione sull’evoluzione deel blog che si è svolta negli ultimi giorni per aggiungere le considerazioni nate durante il weekend grazie anche alla lettura dei nuovi interventi di Stephen e Samuele.
I pensieri espressi su questi due blog sono esattamente all’opposto tra loro e, forse proprio per questo, io riesco misteriosamente ad essere d’accordo con entrambi, anche se in punti differenti di quello che a mio avviso resta un ragionamento più complesso di quanto noi stessi vogliamo ammettere.
In primo luogo credo che la posizione di Samuele sia corretta poiché egli sostiene come la rete non sia quel luogo complesso visto dai blogger professionisti. La rete è forse per 1/100 costituita da persone che sappiano cosa è un feed, cosa sia e come si usi seriamente un blog, di conseguenza mettersi a parlare della forma blog da superare gli pare giustamente fuori luogo proprio per una mera cadenza temporale. Non vorremo forse andare oltre prima che il mondo si accora di dove siamo arrivati?!
Il ragionamento non fa una piega e mi trova completamente d’accordo. La stragrande maggioranza delle persone che usa la rete non sa quali sono le potenzialità della stessa, non sa quali sono le regole cui essa è sottoposta e soprattutto, non conosce minimamente la tecnologia che sta utilizzando (non che io stesso sappia molto di più ad esempio). Da qui ho sempre mantenuto la mia posizione ferrea verso la necessità di un’alfabetizzazione maggiore e di una connessione più generalizzata verso tutta la popolazione mondiale. Avere una rete limitata serve davvero a poco. Avere una rete professionale affiancata ad una rete di secondo livello destinata ad utenti che navigano nell’ignoranza renderà la società digitale un fiasco. La necessità primaria è quella di portare il maggior numero di persone alla consapevolezza della complessità dell’ambiente dentro al quale ci muoviamo.
Questo tuttavia non deve impedirci di guardare oltre e di cercare nuove soluzioni alla struttura tutt’altro che definita della homepage di un blog. Sperimentazione e riflessione teorica non devono fermarsi, ma andare di pari passo con lo sforzo per aumentare le dimensioni della parte abitata della rete.
Di qui la necessità del discorso sviluppato da Stephen nel suo ultimo post. Ammettiamolo, è vero, il feed non si limita al blog. Esso è un metodo per muovere dell’informazione su supporti a piacere, ma è un metodo che ha comunque bisogno di un supporto. Quindi se vogliamo fare un discorso serio dovremmo parlare di un metodo di rappresentazione adatto ai feed in contesti vari; blog, telefoni cellulari, feedreader, aggregatori, iTunes, pdf e quant’altro.
Noi stiamo parlando di blog. All’interno di quest’ottica il ragionamento rientra nelle sue linee più naturali. Non stiamo decantando la superiorità del blog sul feed, ma stiamo ragionando su come i due possano interagire in un modo migliore di quanto succede oggi. Il blog è un frame, una facciata che secondo me è abbastanza adatto alla gestione dei feed proprio in quanto sfrutta una modalità come quella della classica pagina html facilmente comprensibile anche ai neofiti, in quanto preserva e costruire le identità personali di chi scrive e commenta, in quanto lascia spazio per una facile interazione grazie ai commenti.
Da qui la posizione secondo cui un’evoluzione del blog verso una sua forma a portale di contenuti ricercabili secondo i gusti dell’utente proposta da me nei giorni scorsi. Perché se il feed è la tecnologia, il blog è la maggior forma d’uso. Ed è l’uso a fare il medium, non la tecnologia.
Un ragionamento molto più interessante sarebbe ora quello di mettersi a discutere sui metodi migliori per gestire un feed su supporti differenti e dirigersi allora verso un software che prepari autonomamente la pubblicazione su tutti questi differenti supporti e capace di resistere all’utente più incapace. Questa sarebbe una notevole novità. Pensateci un attimo, scrivere una volta e lasciare la scelta all’utente se vuole vedere il tutto in forma blog, se vuole riceverlo in pdf via mail, se lo vuole leggere sul telefonino o chissà che altro…
Questo è molto più interessante del discorso originario di certo, ma non toglie la necessità di continuare il primo ragionamento. Piuttosto crea la necessità di cominciare molte altre discussioni.
P.S. contrariamente a quanto suggerito da Stephen nel suo post non ho ancora provato neppure a vedere cosa sia Xfruits … Ora vado, spero di non dover rifare tutto il post!
Update rapido rapido... Diciamo non tutto, ma è quello verso cui proponevo di dirigersi. Analizzerò e commenterò...
Nome: Simone Morgagni Odio scrivere in quattro righe chi sono, come se gli esseri umani e le passioni fossero fatte per essere rinchiuse tra le sbarre di un linguaggio. So così poco di me che non pretenderete mica venga anche a dirvelo senza pensarci, no? Con il dialogo, il dedicarsi agli altri si potrà capire di più, non siate precipitosi. Per favore...